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Titoli accademici e abusi: alcune precisazioni

Collaboro da anni attivamente con il CeSAP e sostegno pienamente la strenua lotta con cui tale associazione tutela la gente da millantatori di ogni genere.

E' per questo che sento di fare cosa interessante, nel segnalare una parte del glossario del Prof. Saverio Fortunato (Specialista in Criminologia Clinica) pubblicato sul sito http://www.criminologia.it/n_didattica/n_didat_glossario.htm a proposito di alcuni titoli accademici e di quanto possano essere abusati.

Ivana Campese 

La protezione legale dei titoli accademici

 La Legge 13 marzo 1958, n. 262 regola il «conferimento ed uso di titoli accademici, professionali e simili».

L'articolo 1 recita: «Le qualifiche accademiche di dottore, compresa quella honoris causa, le qualifiche di carattere professionale, la qualifica di libero docente possono essere conferite soltanto con le modalità e nei casi indicati dalla legge».

L'articolo 2 recita: «È vietato il conferimento delle qualifiche di cui all'articolo precedente da parte di privati, enti ed istituti, comunque denominati, in contrasto con quanto stabilito nello stesso articolo. I trasgressori sono puniti con la reclusione da tre mesi ad un anno e con la multa da L. 150.000 a L. 300.000. Chiunque fa uso, in qualsiasi forma e modalità, della qualifica accademica di dottore compresa quella honoris causa, di qualifiche di carattere professionale e della qualifica di libero docente, ottenute in contrasto con quanto stabilito nell'articolo 1, è punito con l'ammenda da L. 30.000 a L. 200.000, anche se le predette qualifiche siano state conferite prima dell'entrata in vigore della presente legge. La condanna per i reati previsti nei commi precedenti importa la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art. 36, ultimo comma, del Codice Penale».

Il Regio Decreto 31 agosto 1933, n. 1592 - Testo unico delle leggi sull'istruzione superiore, recita all'articolo 178: «La qualifica di specialista in qualsiasi ramo di esercizio professionale può essere assunta soltanto da coloro che abbiano conseguito il relativo diploma secondo quanto viene stabilito dagli statuti delle Università e degli Istituti superiori. Chi contravvenga alla disposizione, di cui al comma precedente, incorre nella esclusione dall'albo professionale nel quale è iscritto, senza pregiudizio delle altre pene previste per gli esercenti abusivi delle singole professioni. Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai professori universitari di ruolo e ai liberi docenti delle materie o parti di materie che sono oggetto delle singole specialità».
La legge 30 novembre 1973, n. 766 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1 ottobre 1973, n.580, recente misure urgenti per l'Università), nel suo articolo 10, prevede che «le denominazioni di università, ateneo, politecnico, istituto di istruzione universitaria, possono essere usate soltanto dalle università statali e da quelle non statali riconosciute per rilasciare titoli aventi valore legale a norma delle disposizioni di legge».
Titolo di studio straniero non riconosciuto
In Italia è vietato utilizzare il titolo accademico e professionale conseguito all'estero quando esso non sia riconosciuto o riconoscibile in Italia.
In questo senso si esprime la Legge 5 febbraio 1992, n. 175 (Norme in materia di pubblicità sanitaria e di repressione dell'esercizio abusivo delle professioni sanitarie), quando all'articolo 1 afferma che «È vietato l'uso di titoli, compresi quelli di specializzazione conseguiti all'estero, se non riconosciuti dallo Stato».
Allo stesso modo si esprime la Legge 13 marzo 1958, n. 262, che regola il «conferimento ed uso di titoli accademici, professionali e simili». L'articolo 3 prevede infatti che siano passibili di pena «i cittadini italiani che fanno uso di titoli accademici conseguiti all'estero e non riconosciuti in Italia».


 

DOTTORE O DOCTOR?: Esistono depliant pubblicitari con tanto di istruzioni su come acquistare il titolo (fasullo) di "doctor", in Svizzera o in altri Paesi rivolti ad imprenditori e professionisti. La pubblicità è "corretta" perché specifica (sia pure con caratteri minuscoli) che tale titolo abbreviato in "Dr" o "Dr (Ch)" (ossia, il suffisso Dr seguito con la sigla del Paese che lo rilascia)  in Italia sono privi di  validità giuridica, tuttavia sono venduti lo stesso e allora i Tribunali prima di iscrivere all'albo dei CTU i "Dr" o "Doctor" farebbero bene a chiedere (o procurarsi) il certificato di laurea in originale.

PSICOLOGO Ed ALBO: L'albo degli Psicologi è stato istituito con legge n° 56/1989, che negli artt. 32, 33, 34 e 35 (Testo vigente aggiornato alla G.U. del 14/06/1999, n. 137) ha generosamente disposto: Riportiamo l'art. 32. lettera  c) vengono inclusi nell'albo i laureati in discipline diverse dalla psicologia, che abbiano svolto  dopo  la laurea almeno due anni d’attività che forma oggetto della   professione   di   psicologo  contrattualmente  riconosciuta dall'università,   nonché   i   laureati  che  documentino  di  avere esercitato  con  continuità  tale  attività,  presso  enti o istituti soggetti   a   controllo o vigilanza  da  parte  della  pubblica amministrazione, per almeno due anni dopo la laurea;  d)  coloro  che  siano  stati  dichiarati,  a seguito di pubblico concorso,  idonei  a ricoprire un posto in materia psicologica presso un'istituzione  pubblica  per il cui accesso era richiesto il diploma di laurea.
Art. 34. Ammissione all'esame di Stato degli iscritti ad un corso di specializzazione. 1.
(...) sono ammessi  a  sostenere  l'esame  di  Stato  (...) coloro  che,  al momento dell'entrata in vigore della presente legge, risultino  iscritti  ad un corso di specializzazione almeno triennale in  psicologia  o  in uno dei suoi rami, e che documentino altresì di avere  svolto,  per  almeno un anno, attività che forma oggetto della professione di psicologo.
Art. 35. Riconoscimento dell'attività psicoterapeutica: 1.  In  deroga  a  quanto  previsto  dall'articolo  3,  l'esercizio dell'attività  psicoterapeutica  è  consentito  a  coloro  i  quali o iscritti  all'ordine degli psicologi o medici iscritti all'ordine dei medici  e  degli  odontoiatri,  laureatisi entro l'ultima sessione di laurea,  ordinaria  o  straordinaria, dell'anno accademico 1992-1993, dichiarino,  sotto  la  propria responsabilità, di aver acquisita una specifica formazione professionale in psicoterapia, documentandone il curriculum  formativo con l'indicazione delle sedi, dei tempi e della durata,   nonché   il   curriculum   scientifico   e   professionale, documentando  la  preminenza  e  la  continuità  dell'esercizio della professione psicoterapeutica.  2.   é   compito  degli  Ordini  stabilire  la  validità  di  detta certificazione.

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