Perchè i radicali sbagliano a difendere le sette

 

 

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di Luigi Corvaglia

Perchè i radicali sbagliano a difendere le sette

Liberalismo: La dottrina politica
incentrata sulla libertà individuale
(enciclopedia Treccani)
“Guardiamo il paesaggio tranquillo e irreale e la serenità che emana, camminando per l’ex albergo rivalutato dall’associazione Narconon e soffermandoci nella grande sala adibita a biblioteca, dove i degenti si concentrano sui programmi di studio nel morbido silenzio rotto solo dal cinguettio degli uccelli.” Avete avuto anche voi la sensazione di sentire, fra un cinguettio e l’altro, un’arpa in sottofondo? E’ serafica e rilassante la descrizione che l’autore dell’articolo fa della sua visita ad uno dei centri Narconon in un albergo  che, si sappia, è  “rivalutato”. Affermare che l’autore sia benevolo ed assolutorio nei confronti del discusso sistema di cura delle tossicodipendenze organizzato dalla Chiesa di Scientology è dir poco. Infatti, il contraltare alla serena melassa fatta di giovani concentrati a studiare nel morbido silenzio è la descrizione dei poveri tossicodipendenti costretti a sospendere le serafiche letture, come gli uccelli i loro cinguettii, e perdersi nelle campagne in preda ad atroci dolori  all’improvviso irrompere delle forze dell’ordine che, anni fa,  fecero chiudere i centri su ordine di un giudice. Questo comportò “il tragico abbandono di centinaia di tossicodipendenti in crisi d’astinenza lasciati a vagare nelle campagne” e costretti  “a fare l’autostop con atroci dolori alle ossa”. Dal “morbido silenzio” alla devastazione, dall’arpeggio alla cacofonia. Il fatto che  l’autore scriva di tossicodipendenti lasciati “con atroci dolori nelle ossa” è indice della ignoranza del metodo che egli si impegna con zelo a difendere. Infatti, la “tecnologia” ideata da Ron Hubbard, che,  ricordiamo, è il fondatore di Scientology,  per vincere la dipendenza da eroina prevede la totale astinenza sia dalla sostanza che da farmaci sostitutivi, quali il metadone, cioè l’astinenza ” a crudo”; pertanto gli ospiti i “dolori” li avrebbero avuti anche all’interno della comunità mentre nella citata biblioteca leggevano i “programmi di studio”, che poi sarebbero i testi del fondatore a cui erano obbligati. Pertanto il termine “costretti” si adatterebbe più a quello che avveniva in biblioteca che a quello che sarebbe avvenuto nelle campagne. Ignoriamo se l’autore di questo articolo che scade spesso nel ridicolo involontario (ad esempio quando afferma l’esistenza di una cospirazione comunista contro Scientology) sia un fedele della chiesa più trendy del mondo, sappiamo però di certo che è un membro dei Radicali Italiani e che l’articolo è stato pubblicato su “Notizie Radicali“.  Tralasciando i numerosi processi per morti sospette nei centri Narconon, motivo delle attenzioni della magistratura, vale la pena di ricordare quantomeno che il  costosissimo “programma di purificazione” si configura come una pseudo-terapia priva di qualunque base scientifica. E’ allora il caso di ricordare che i radicali sono gli stessi impegnati da sempre nella lotta alle terapie pseudoscientifiche.
Eppure non è un caso isolato quello dell’impegno dei “liberali, liberisti e libertari” a fianco di organizzazioni quantomeno discusse sul piano della scientificità e del rispetto delle libertà individuali. Restando a Scientology, ad esempio, si registra una piena collaborazione fra radicali e uno dei suoi principali “gruppi di facciata” del culto,  il Comitato Cittadini per i Diritti Umani (CCDU).   Insieme hanno recentemente presentato un progetto di riforma della “Legge Basaglia” 180/78 .  Un caso? si direbbe di no, dato che esponenti radicali siedono nei comitati di organizzazioni di “apologeti dei culti”. Ci si riferisce ad associazioni e federazioni di associazioni che difendono i “nuovi movimenti religiosi”, cioè i vari gruppi di spiritualità alternativa, magia, esoterismo e pseudoscienza. Per capire di cosa si stia parlando è necessario fare un passo indietro. Siamo negli USA negli anni ’70. In quegli anni i media e la società civile stavano cominciando a guardare con sgomento al mondo della religiosità alternativa. Si erano succeduti nel giro di pochi anni una serie di eventi drammatici che avevano avuto come teatro l’ambito dei culti minoritari. Prima la strage di Cielo Drive ordinata da Charles Manson agli adepti della sua Family nel 1969, poi l’emergere dei casi di violenze sessuali su minori nella congregazione dei Bambini di Dio all’inizio degli anni settanta, quindi le vicende di percosse e tentati omicidi nella comunità Synanon, culminata nel famoso tentativo di uccisione tramite un serpente a sonagli posto nella cassetta delle lettere di un avvocato colpevole di aver vinto una causa a nome di una donna rapita dalla comunità nel 1978. Il culmine fu raggiunto, nello stesso anno, con l’ eccidio di Jonestown, cioè con gli oltre 900 fedeli de Il Tempio del Popolo morti per ingestione di veleno su ordine del loro leader, il reverendo Jim Jones. Questi fatti scossero l’opinione pubblica e stimolarono le attenzioni delle autorità su quanto era stato fino ad allora guardato con la tolleranza liberale, se non con la simpatia tipica della società americana per le stravaganze e gli esperimenti di vita alternativa. Fu così che nel 1978 esponenti di vari gruppi religiosi alternativi dettero vita alla Alliance for Preservation of Religious Liberties. Si trattava di una sorta di federazione nata col fine di rispondere agli attacchi mediatici e giudiziari nei confronti dei culti totalitari. Già al loro primo apparire, quindi, i consorzi di apologeti dei culti si presentavano come alleanze “per preservare le libertà religiose”, cioè utilizzando le parole d’ordine della società liberale. Un ottimo amo per far abboccare chi vi dà realmente valore. 
Di questa prima alleanza, infatti, facevano parte anche le stesse Synanon di Charles Dederich e il Tempio del Popolo di Jim Jones. Il primo rivendicava il diritto a praticare  il “lavaggio del cervello” nella sua comunità secondo la ineccepibile logica per cui “se la mente è sporca va lavata” ed esprimeva la sua “posizione religiosa” basata sull’aggiornamento del “porgi l’altra guancia” che veniva sostituito dal “non scherzare con noi, puoi rimanerne ucciso”. Quanto a Jones, il suo ideale di società era il totalitarismo comunista e nella sua città-stato, Jonestown, gli adepti erano tenuti in condizione di schiavitù. Ciò per chiarire quanto valore avesse il richiamo ai diritti civili in bocca a questi paladini delle libertà liberal-democratiche.
La Alliance for Preservation of Religious Liberties funse da modello per una serie di altre federazioni attualmente operanti. Fra queste, quelle dai rassicuranti nomi di Human Rights Without Frontiers (HRWF), con sede in Belgio, Coordination des Associations Privées pour la Liberté de Conscience (CAP LC), con sede in Francia, e European Federation for Freedom of Belief (FOB), con sede in Italia. Proprio in quest’ultima organizzazione vari esponenti radicali hanno trovano posto sin dal momento della fondazione. Uno è proprio l’autore dell’esilarante articolo con cui si apre questo scritto. Non è il solo esponente di quell’area a intrattenere rapporti con FOB. Ovviamente ognuno è libero di frequentare chi vuole, ma poiché si tende a intrattenersi con persone affini, la rassegna dei “compagni di letto” di alcuni esponenti del movimento che è  erede dello storico radicalismo razionalista, laico ed anticlericale risulta estremamente singolare. Infatti, definire laico e razionalista chi occupa le posizioni chiave di queste organizzazioni sarebbe affermazione difficile da sostenere. Per restare a FOB, ad esempio, vi figurano in posizione eminente esponenti di realtà confessionali poco inclini alla laicità e ancor meno al razionalismo. Fra questi, un esponente di alto rango di Scientology (si veda qui). Fra le associazioni che sono membro della FOB ci sono Soteria International e Anti-defamation League for Yoga and Spiritual Movements (LAYMS), entrambe emanazioni della organizzazione MYSA Yoga del pregiudicato rumeno Gregorian Bivolaru. Quest’ultimo, dopo una latitanza di 12 anni, è stato arrestato in Francia ed estradato nel paese natio a seguito di una condanna definitiva per violenza sessuale su minori. Sarebbe atteso in Italia per un procedimento per traffico di esseri umani e induzione alla prostituzione, ma, uscito di prigione nel 2017, si è nuovamente dato alla latitanza. Egli afferma da sempre di essere vittima di un complotto ordito dalla massoneria, dagli Illuminati e dai rettiliani ma i suoi sostenitori – ad esempio la FOB – ritengono più opportuno affermare che sarebbe perseguitato dal dittatore rumeno Ceaușescu. Deve essergli sfuggito che questi è defunto da anni e che l’attuale governo rumeno non ne è il legittimo continuatore; tanto meno lo è l’EUROPOL che lo annovera fra i most wanted a livello internazionale. Si sa come sono questi complotti rettiliani…
Altri personaggi appartenenti al sedicente fronte a difesa della “libertà di culto”, invece, si limitano ad essere pittoreschi – va bene, qualcuno al limite del grottesco -, ma nulla di più. Esponenti di culti ufologici, santoni New Age, streghe Wiccan, satanisti della domenica, maghe magò. Gente il cui profilo in termini di laicità e razionalismo potrebbe essere oggetto di discussione.  In FOB hanno trovato posto il   “Ministro della Cultura, Arte e educazione” della Federazione di Damanhur, la grande comunità spirituale che ha costruito una città stato sotterranea in Piemonte (ma nota anche perché il suo guru fu condannato per evasione fiscale) e perfino una insegnante di religione cattolica recentemente insignita della qualifica di ambasciatrice di pace  da una associazione della Chiesa dell’Unificazione  del reverendo Moon (per intenderci, la religione nota in Italia perché vi si convertì l’esorcista  Monsignor Milingo sposatosi con una donna coreana in un rito collettivo).
Esistono però anche esponenti di tutti i culti oggetto di attenzione della magistratura, non certo per motivazioni legate al credo, bensì perché accusati (talvolta già condannati) di abusi o truffe. 
Tutte queste federazioni di apologeti dei culti svolgono regolare attività di lobbing presso le sedi istituzionali del Consiglio d’Europa e del Parlamento Europeo, nonchè presso i governi nazionali. chiedendo alle autorità di contrastare l’operato delle “illiberali” organizzazioni “anti-sette”.

 1. Il gioco delle tre carte

“Laici”, “nonviolenti” ed “antiautoritari”, i nostri radicali corrono spesso in soccorso di piccole dittature a sfondo religioso o magico-esoterico.  Questo paradosso si spiega con degli “incartamenti logici” facilmente utilizzabili da chi voglia confondere le acque e mescolare il grano con l’oglio. Parole chiave come “diritti civili” e “libertà di culto”, capaci di attivare nei sinceri liberali una risposta condizionata come una campanella attivava la salivazione al cane di Pavlov, fanno all’uopo di chi voglia compiere questo misfatto. Eppure affermare, come usano le  associazioni pro-culti, che chi critica le attività dei gruppi costrittivi è un illiberale perché ostile alla “libertà di culto” equivale a dire che chi fa ubriacare qualcuno per fargli fare ciò che questi non farebbe in stato di sobrietà è un proibizionista! Il problema non è  l’alcol, ma il suo utilizzo per sfruttare un individuo, non la fede, ma il suo utilizzo a fini truffaldini. Chi opera questa mistificazione mira a sviare l’attenzione dall’intenzione truffaldina dell’azione persuasiva per concentrarla sull’ azione in sé. Questa è la versione intellettuale del trucco manuale dell’imbonitore che nelle fiere di paese pratica il “gioco delle tre carte” facendo seguire al pubblico la carta sbagliata e indurlo in errore per guadagnare dall’inganno. Eppure qualcuno ci casca sempre.

2. Il paradosso dell’appello ai principi liberali

La libertà di culto è una delle più grandi e centrali conquiste della società nata dalle rivoluzioni liberali del XVII secolo.  La salvaguardia della sfera privata  è il nucleo della società liberale. Etichettare, però, come illiberale e totalitario chi si oppone, non al sacrosanto diritto di ognuno di bere, di credere o seguire la filosofia di vita che più gli aggrada, ma chi cerca di impedire gli abusi commessi da piccoli regimi totalitari è atto indegno prima che paradossale. Farlo dietro lo scudo dei diritti civili vigenti nelle società libere è una operazione dalla logica singolare. Vale sempre ricordare la citazione di uno dei più grandi rappresentanti del pensiero liberale e difensori della laicità, Gaetano Salvemini:
Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale
Se la acuta notazione di questo gigante del liberalismo aveva quale oggetto la pretesa della Chiesa di interferire nelle vicende secolari chiedendo il diritto alla illiberalità sulla base dei principi liberali, ancor più grottesco e lampante appare il paradosso quando la richiesta viene compiuta da gruppi noti o discussi per pratiche vessatorie o pericolose per gli adepti. Questo il gigante. La storia, però ci insegna, che ad ogni colosso fa compagnia un esercito di nani. Questi sono gli equivalenti “liberali” dei beoti che nelle fiere di paese puntano sulla carta sbagliata facendosi fregare dal truffatore. Non sono pochissimi, infatti, coloro i quali fanno sfoggio della propria liberalità, e perché no, della loro provocatoria “apertura mentale” da veri “alternativi”, facendosi alfieri della difesa delle congreghe più discusse e totalitarie. Anzi, più sono indifendibili, più ad alcuni sembra cool porsi a loro difesa.  Questi presunti liberali, insensibili all’avviso del gigante pugliese, partecipano attivamente a campagne di denigrazione dei movimenti che combattano i culti oppressivi. Ed eccoli presenti all’interno delle reti internazionali  a difesa dei nuovi movimenti religiosi (il termine politicamente corretto in uso al posto del giornalistico e denigratorio “sette”) . E’ chiaro che i nuovi movimenti religiosi non hanno motivo di essere difesi, perché nel quadro liberal-democratico la libertà di culto è intangibile. Quelli che necessitano difesa sono i culti abusanti e totalitari, cioè gruppi in qui avvengono abusi e vessazioni. Questa difesa diviene necessaria ai culti abusanti proprio perché operano in un regime liberal-democratico che condanna abusi e vessazioni. 
Colti da riflesso pavloviano, esponenti del partito che ha portato le riforme laiche e liberali in Italia si associano in improbabili coalizioni che li vedono accanto a cattolici conservatori, guru, santoni, ciarlatani, venditori d’olio di serpente, esoteristi e veri e propri delinquenti nell’attaccare chi si oppone ai “nuovi movimenti religiosi”. Arrivano a difendere pratiche che usualmente condannano se commesse da governi teocratici o culture maggioritarie (ad esempio, la sottomissione della donna in alcuni gruppi spirituali).
Basta l’idea dell’attacco alla “libertà religiosa” strumentalmente agitata innanzi ai loro occhi come un drappo rosso davanti al toro e loro partono sbuffando e incornando senza minimamente porsi domande sulla reale qualità del gruppo “spirituale” in questione. Se gli illiberali “anti-sette” lo attaccano, allora deve essere sicuramente brava gente…

3. L’inganno del relativismo

Come è possibile che gli esponenti più estremi e consequenziali del liberalismo, artefici delle più importanti lotte per i diritti civili, possano affiancare organizzazioni nemiche dei diritti civili? La risposta è in un cortocircuito logico in cui i meno avvertiti fra i liberali cadono quando giocano col concetto di relativismo. Il relativismo è la base della libertà, ciò che rende la cultura Occidentale quella che è. E’ l’idea che non esistano verità e valori assoluti. Se, infatti, non si pretende di essere in possesso di verità indiscutibili, non è possibile neppure pretendere di imporre dogmaticamente alcunché. E’ questo pluralismo dei valori, da sempre nemico dell’assolutismo religioso e politico, la vera base della libertà. Il concetto di laicità è tutto qui. Quando, però, il relativismo diventa “radicale”, perde il significato di consapevolezza di non poter mai dire di possedere la verità e si arriva ad affermare che la verità non esiste, che è una costruzione culturale. Questo è il lascito del pensiero post-moderno che tanta fortuna ha avuto nei decenni passati.  Se tutto è relativo, però,  ciò comporta che ogni modo di vedere le cose, ogni pratica e ogni arrangiamento fra gli individui gode della stessa dignità, quindi, per paradosso, che la società liberale e quella repressiva finiscono per essere valutate come aventi la stessa rispettabilità. Così la scienza e le terapie alternative.  In altri termini, i fautori di questa visione pongono giustamente in premessa la superiorità dei criteri di laicità e tolleranza che sono propri della cultura liberal-democratica, esattamente perché le altre culture non sono in grado di offrire niente di simile. Dopodiché, pretendono che gruppi o società che non accettano tali principi non vadano comunque giudicate proprio in nome della relatività e della eguale dignità di tutte le visioni e declinazioni dell’umano. Essi, in altri termini, dopo aver giudicato superiore la cultura includente e tollerante, giungono ad affermare l’equivalenza di valore  di ogni espressione culturale, incluse quelle intolleranti! Con ciò  dichiarano illegittima ogni comparazione (e legittima ogni difesa…). Si spiega così il paradosso dei “libertari” ed “antiautoritari” che amoreggiano con i piccoli regimi autoritari che sono i culti abusanti.
Scrive a tal proposito lo storico libertario Nico Berti:
Questa bislacca conclusione deriva dall’uso clamorosamente illogico dei criteri epistemologici propri del paradigma relativistico, che è teoricamente affermato, ma praticamente negato (sono, infatti, finti relativisti ma veri antiliberali)1
Fine della discussione.
  

4. Dietro la maschera: il multiculturalismo

Don’t eat yellow snow
Frank Zappa
Gli illusi al servizio dei culti finiscono col chiedere niente altro se non la libertà per i leaders di limitare quella degli adepti. Una logica altrettanto liberale di quella di chi si battesse per la libertà di un dittatore di affamare il proprio popolo. In effetti, questo genere di pretesa viene realmente portata avanti da un filone politico e culturale che, però, nulla a a che spartire col liberalismo. Al contrario. E’ il pensiero più anti-liberale che esista: il differenzialismo della Nuova Destra di stampo francese. Questo movimento conservatore, reazionario, anti-moderno ed anti-egualitario (nonchè neo-pagano) si propone di difendere le identità dei popoli dalla massificazione portata dal mondialismo. Ogni popolo ha una sua scala di valori morali, pertanto l’imposizione dei valori dell’Occidente sarebbe una forma di imposizione di una idea dominante, quella liberal-democratica. Invece di universalizzare la cultura liberal-democratica si propone la salvaguardia di tutte le culture, incluse quelle più illiberali. Ogni sforzo di democratizzare società arcaiche e teocratiche è, secondo questa visione, un abuso. A prima vista, questo può apparire apertura mentale e rispetto di fedi e costumi altrui. In realtà, nel nome delle differenze fra culture, ritenute inconciliabili, si propone  un multiculturalismo che è creazione di isole culturali stagne. In pratica, il modello dell’ Apartheid. Salvare le altre culture salvaguarda la nostra. Una logica, fa notare Pierre-Andrè Taguieff, che nel passaggio dalla razza alla cultura non perde un grammo della sua carica di pregiudizio. A ciò si è dato infatti nome di razzismo differenzialista. Ora, a prima vista, pur provenendo da ambiti culturali contrapposti, le posizioni del relativismo andato a male di certi liberali e quelle della destra differenzialista ed identitaria esitano nella stessa indifferenza per le pratiche oppressive. Ciò dovrebbe metterci in guardia dal giudicare certe posizioni dalla superficie. Non sempre le cose sono quelle che sembrano (o vogliono sembrare). Gli apologeti dei culti, infatti, vogliono apparire liberali e libertari ma la loro proposta si configura sul modello “multiculturalista” e criptofascista appena visto: una convivenza di identità contraddittorie che più che pluralismo liberale sa di pax mafiosa. In altri termini, l’idea è quella di fare fronte comune sulla base dei motti “se nessuna tocca te, nessuno tocca me” e “il nemico del mio nemico è mio amico”. Sia l’ l’identarismo culturale (molte culture) che quello cultistico (molti culti) pretendono dalle società liberal-democratiche che si favorisca al loro interno la vita di isole in cui le regole liberal-democratiche vengono sospese. E lo pretendono in nome dei principi liberali e, quindi, con l’aiuto dei liberali! Talvolta lo ottengono.
Giunti a questa consapevolezza pare incredibile che molti sinceri (si immagina) difensori dei diritti civili possano avere realmente seguito “la carta sbagliata” dell’ imbroglione della fiera e credano di difendere le conquiste della civiltà liberale. E’ quantomeno singolare che i difensori dei diritti civili che condannano gli stati dittatoriali e ne chiedono la democratizzazione si impegnino con tale foga a proteggere delle piccole dittature. Si rimane allibiti nel constatare come chi pone la libertà quale premessa regali questa nobile motivazione a chi opera secondo un orizzonte lontano dalla valorizzazione della libertà. Ciò si traduce nel diritto di guru e maestri spirituali di promuovere gruppi anche coercitivi a scapito dei diritti dei seguaci, quasi fossero di seconda categoria. Il diritto di pochi fagocita quello di molti. Ma quella che gli apologeti spacciano per ideale di società includente di questa ha solo le apparenze esteriori e superficiali. Uno specchio per allodole.  Le cose non sono sempre quelle che sembrano. Ciò che appare uno stagno può essere uno specchio, un vermetto nascondere un amo e il fatto che ci piaccia la granita al limone non deve indurci a mangiare anche la neve gialla perché, come ci avvertiva Frank Zappa, a produrre quella colorazione potrebbe non essere limone.

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