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Presentato dal governo il progetto Ciclope: un garante del bambino e il 114 per le denunce

Un garante del bambino e un numero d’emergenza, il 114, per denunciare i maltrattamenti e combattere gli orchi della rete. Sono alcune delle misure contenute nel piano nazionale anti pedofilia illustrato ieri mattina a Palazzo San Macuto dal ministro delle pari opportunità Stefania Prestigiacomo, che prevede peraltro l’istituzione di un osservatorio permanente sul fenomeno e un disegno di legge per inasprire le sanzioni penali per gli abusi sui minori, e regole più severe agli operatori turistici per scoraggiare il turismo sessuale.

Prevenzione, assistenza e repressione sono i punti cardine della strategia del piano elaborata dal Comitato interministeriale di coordinamento della lotta alla pedofilia, «Ciclope», al quale partecipano 11 dicasteri. «È necessario - ha detto la Prestigiacomo - istituzionalizzare la figura del garante del bambino, che ci è stata chiesta dall’Unione europea e che è già presente in Belgio, Francia e Germania, con compiti di segnalazione, prevenzione e assistenza». L’osservatorio per un monitoraggio continuo del fenomeno sul territorio nazionale che «si avvarrà dei contributi dei più importanti istituti di rilevazioni statistiche italiani ed europei e di un comitato scientifico in grado di analizzare i dati», sarà invece varato entro l’anno. Un numero d’emergenza gratuito, il 114, riceverà 24 ore su 24 le segnalazioni relative a maltrattamenti nei confronti di bambini e adolescenti.
La difficoltà di tracciare un quadro esatto del fenomeno dei maltrattamenti sui minori, la necessità di leggi mirate soprattutto ad arginare l’impatto con le nuove tecnologie, la necessità di educare i bambini e quindi renderli consapevoli, ma anche l’esigenza di una normativa internazionale, sono i temi affrontati durante l’incontro di ieri mattina. «La pedofilia è il ”male oscuro” che fa più paura ai genitori» ha affermato Prestigiacomo che ha ricordato che le vittime sono in prevalenza di sesso femminile: bambine nel 70% dei casi contro il 30% dei bambini.
Dal sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, sono venuti invece i dati relativi a un fenomeno «in continua evoluzione». «Negli ultimi tre anni - ha spiegato Mantovano - le vittime di abusi perpetrati o tentati variano fra le 701 del 2000 e le 409 del 2001». Nel 2000 la fascia più colpita era quella da 0 a 10 anni, con il 43% delle vittime. Nell 2001 il trend si è modificato e la fascia più colpita è stata quella fra gli 11 e i 14 anni. Mantovano ha tracciato anche un bilancio della caccia via Internet ai pedofili da parte della polizia telematica: attraverso operazioni sottocopertura e l’acquisto simulato di materiale pornografico dal ’98 a oggi sono stati effettuati 85 arresti, 1058 denunce in stato di libertà, 989 perquisizioni, monitorati 55.944 siti e inviate 4.283 segnalazioni a organismi investigativi di altri paesi. Il sottosegretario ha inoltre ricordato «l’attivazione di un sistema di ”hotline” cui i cittadini possono rivolgersi per sporgere denunce su crimini informatici, raggiungibile sul sito Internet della polizia».
Anche dal presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo, intervenuto alla presentazione, è stata sottolineata la necessità di una «presa in carico complessiva», con il coinvolgimento delle diverse professionalità e dei diversi livelli istituzionali per la lotta alla pedofilia. «L’ esperienza di Telefono Azzurro - ha detto Caffo - conferma la necessità di un progetto come Ciclope: la raccolta delle informazioni deve avvenire in maniera condivisa dai vari attori all’interno di una rete». Ma è necessaria anche, secondo Caffo, la conoscenza dei casi reali e degli effetti sui minori vittime dell’abuso sessuale; il profilo dell’aggressore, sul piano psicologico, culturale e sociale; le dinamiche comportamentali che caratterizzano l’abuso sessuale. Per Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, «va bene il primo piano nazionale contro la pedofilia, ma serve l’istituzione di una commissione d’inchiesta». «Chiedo che venga istituita da molto tempo - ha spiegato - proprio perché conosco i contorni di una lobby potentissima che si annida ovunque e che soltanto i poteri del Parlamento potrebbero iniziare a scalfire seriamente».
Da parte sua il ministro per i rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, ha rilevato come nella lotta alla pedofilia debba avere come obiettivo soprattutto la tutela dei bambini: «Sono loro che devono uscire da prove spesso terribili ed essere reinseriti in una vita normale». E ha sottolineato l’importanza dei servizi sociali nella fase di recupero: «Se una famiglia si rivolge ai servizi perché teme che il figlio abbia dei problemi - ha detto Giovanardi - questa preoccupazione non deve essere usata per sottrarre i bambini alla famiglia stessa».

GIULIA ABATE

Il Mattino on line del 4.10.2002

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