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Separarsi in Italia: la proposta di Crescere Insieme di Marino Maglietta

Separarsi in Italia: la proposta di Crescere Insieme Allarmanti cifre giungono dall'ISTAT sull'andamento delle separazioni in Italia.

Il fenomeno si estende, seguendo un trend internazionale, e nel 1998 già coinvolgeva quasi 70.000 coppie all'anno, cioè circa un quarto di quelle che contraggono matrimonio, con un tasso di incremento annuo intorno al 5%. Se poi si valuta il numero delle persone toccate dal problema, e quindi la sua rilevanza sociale, si giunge a stimare approssimativamente in un milione il numero delle coppie separate oggi presenti in Italia, pari a due milioni di individui coinvolti direttamente, ai quali sono da aggiungere quanto meno i parenti più stretti, per non parlare dei figli stessi. La crisi della famiglia è dunque fenomeno ben visibile, e ancor più lo è il malessere delle famiglie separate, le cattive soluzioni tuttora date a eventi di per sé altamente dolorosi. Vi è, infatti, un problema in più: in Italia non è minimamente tutelato l'elementare diritto dei figli di ricevere da entrambi i genitori, sia pur separati, non solo il mantenimento economico, ma anche educazione e cura. Si adotta invece pedissequamente l'affidamento esclusivo, esautorando del tutto un genitore e sospingendolo verso il disimpegno, verso l'indifferenza e l'assenza, per lasciare all'altro ogni responsabilità e fatica. Difatti, i dati ISTAT per il 1998 attestano che l'affidamento congiunto rappresenta solo il 3.9% delle soluzioni stabilite dal magistrato contro, ad es., il 90% in Francia. Inoltre, l'affidamento esclusivo viene stabilito in larghissima prevalenza alla madre (90.9%) a conferma di un modo aprioristico e pregiudiziale di formulare le sentenze, visto che la proporzione degli affidamenti esclusivi a padre e madre non tiene alcun conto dell'evoluzione del costume. Se, infatti, si considera come si ripartiscono statisticamente i compiti di cura tra i genitori (ISTAT, Indagine Multiscopo: "Famiglia, soggetti sociali e condizione dell'infanzia" - 1998) si osserva che anche per la fascia di età tradizionalmente più "difficile" per un padre le cose vanno come segue:

Nord-ovest Nord-estCentro  Sud Isole Media nazionale
dare da mangiare

 24.1

 22.7

 21.0

 10.1

 25.5

 19.2
mettere a letto27.5  26.4 24.5 17.029.7  23.9
vestire 21.1 20.116.5  7.2 20.1 15.7
fare il bagno 8.7 12.8 9.3 3.9 7.3 7.7
cambiare il pannolino 23.6 23.7 20.4 9.2 22.0 18.4

Siamo dunque ben al di sopra delle percentuali di affidamento al padre nello stesso anno, per giunta mediate su tutte le età: 4.5%. Si procede dunque in modo standard, sacrificando alla tradizione e alla routine gli interessi di tutti i membri della famiglia separata. Di qui, infatti, tensioni e conflitti tra gli ex coniugi, a volte striscianti a volte esplosivi; di qui, soprattutto, un malessere per i figli che non di rado induce in essi gravi scompensi, cui si associano anomalie comportamentali e difficoltà nella vita di relazione, e che sempre, comunque, si traduce in una sofferenza gratuita, in più, proprio per questo inaccettabile. Né le cose vanno meglio sul piano economico, quello che avrebbe dovuto rappresentare il punto di forza dell'attuale regime, visto che è l'unico compito attribuito al genitore non affidatario: solo il 40% di essi, corrisponde l'assegno di mantenimento dei figli regolarmente e per intero. C'è di più: il regime descritto è in contrasto con la Costituzione (art. 30) e con diverse Convenzioni Internazionali dall'Italia firmate e ratificate. Un provvedimento di legge su questa materia avrebbe rappresentato un atto dovuto. Era dunque già grave che un problema di questa portata esistesse da tanto tempo, che i mezzi di informazione lo avessero ampiamente segnalato e tuttavia il legislatore non si fosse attivato per affrontarlo. Da questa indifferenza politica nacque, nel 1993, l'associazione "Crescere Insieme", un movimento di persone, indifferentemente uomini e donne, che si è dato come scopo primario una riforma del diritto di famiglia nella separazione per affrontarne le problematiche*. Venne dunque elaborato un progetto di legge che raccoglieva le soluzioni più efficaci che nel tempo erano state individuate, sulla base delle esperienze personali degli iscritti e dei provvedimenti già adottati in altri paesi, che sempre più numerosi andavano adeguando le proprie legislazioni. Nel gennaio del 1994 la proposta era già stata depositata in Parlamento. Vediamone i punti essenziali. Constatato che l'affidamento esclusivo se avvantaggia qualcuno sono i cattivi genitori (i padri poco responsabili, ben lieti di avere solo "facoltà di visita" e non "doveri di cura" e le madri decise a sfruttare ricattatoriamente il "potere" sui figli) si pensò che occorresse privilegiare una forma di affidamento che lasciasse a entrambi i genitori piena responsabilità di educazione e di cura e prevedesse l'attribuzione a ciascuno di essi di compiti distinti, specifici del ruolo di ognuno e delle precedenti consolidate abitudini, nonché comprensivi della gestione del relativo carico economico, in modo da ridurre l'entità dell'assegno di mantenimento dei figli che un genitore passa all'altro, cui resterebbe solo un carattere perequativo, in funzione del reddito. Questa formula - che fu chiamata affidamento a entrambi i genitori, o condiviso - evita che il giudice effettui una scelta, e quindi una discriminazione, tra i genitori e stabilisca un "obbligo" per uno di essi di occuparsi dei figli e un esonero dal farlo per l'altro. I figli questi sono affidati ai genitori, ossia posti sotto la loro responsabilità, naturalmente, dalla nascita, e la loro separazione non muta il quadro: si resta "affidatari". Si devono solo stabilire nuove modalità perché entrambi i genitori possano continuare a svolgere le funzioni di prima. Queste modalità, variabili da caso a caso e flessibili nel tempo senza bisogno di nuove sentenze perché c'è continuità e pari dignità, sono contenute in un "progetto educativo" concordato dalla coppia o sono decise dal giudice sulla base delle proposte, comuni o distinte, dei genitori. La partecipazione diretta alle spese del genitore non prevalentemente convivente è punto essenziale e non rinunciabile della riforma. E'infatti il modo fondamentale di concretizzarne la presenza, introducendo al contempo una serie di vantaggi: dalla piacevole e gratificante sensazione per il bambino che entrambi i genitori si occupano di lui, alla riduzione del contenzioso per l'assegno " una forma di contributo intrinsecamente conflittuale " alla conseguente molto miglior protezione della prole dai rischi di mancata assistenza economica, alla possibilità per il genitore non convivente di condividere momenti di scelta, alla garanzia per il genitore convivente di poter dividere con l'altro anche il peso fisico dell'allevamento dei figli e guadagnare spazi di libertà. L'affidamento condiviso, del resto, è diverso in modo sostanziale dall'attuale affidamento congiunto e non soffre dei suoi inconvenienti. Quest'ultimo, infatti, comportando l'esercizio congiunto della potestà, richiede che sia concordata ogni minimale decisione e quindi risulta di rara praticabilità. In quanto suggerito potrebbe invece individuarsi una "potestà distribuita", poiché le competenze vengono ripartite, invece che sovrapposte come avviene con il congiunto. Infine, per aiutare la coppia, ove necessario, a stabilire gli opportuni accordi si è auspicata la possibilità di ricorso a strutture specializzate, centri polifunzionali (adatti dunque a svolgere compiti di mediazione familiare, ma anche di consulenza o di terapia familiare, in funzione delle specifiche esigenze) ai quali il magistrato può suggerire di rivolgersi, se lo ritiene opportuno, e presso i quali ciascun genitore è in tal caso tenuto ad assumere le informazioni di base (quale percorso, in quali termini, con quali prospettive ecc.) restando libero di servirsene fino in fondo o di interrompere in qualsiasi momento la collaborazione. Da tale percorso si potrà uscire con un accordo, liberamente sottoscritto dalle parti, che verrà poi fatto omologare dal giudice, o, in sua assenza, con il mantenimento da parte di ciascuno di posizioni distinte che il rispettivo legale farà pervenire al tribunale. Comunque, dalla mediazione resteranno fuori gli aspetti economici e patrimoniali, di esclusiva competenza degli avvocati di parte, salvo che sia stata concordato con il centro un intervento globale, alla presenza di un avvocato del centro (comediazione). Il progetto di Crescere Insieme venne depositato per la prima volta nel gennaio del 1994. Nella XII Legislatura è stato ripresentato 6 volte e nella XIII, e attuale, altre 9, a firma di oltre sessanta parlamentari, di tutti i gruppi politici. Più volte la proposta di legge è andata in Commissione Giustizia della Camera, è stata messa all'ordine del giorno, sono state fatte audizioni e poi la legislatura si è chiusa, azzerando il lavoro fatto. Cerchiamo di capire perché. Consideriamo che le associazioni di genitori separati, sia padri che madri, concordano sulla necessità di una riforma come quella sopra descritta, che un paese d'Europa dopo l'altro modifica le regole dell'affidamento aderendo ai principi di tutela dei diritti dei minori espressi nelle Convenzioni internazionali (firmate anche dall'Italia), che l'esperienza da essi fatta dei medesimi principi ha dato risultati più che confortanti e che l'integrazione tra i paesi d'Europa è esigenza largamente sentita. Può essere quindi difficile da comprendere perché questa riforma non si sia ancora fatta. Certo, è d'obbligo ammettere che il mondo del diritto, per motivi diversi nelle sue componenti, fin qui complessivamente non l'hanno granché favorita. Tuttavia, con il veloce mutare del costume, è da chiedersi quale magistrato vorrà essere l'ultimo ad applicare concetti superati, quale avvocato l'ultimo a sostenere posizioni antiche, quale giurista l'ultimo a difendere concezioni non più condivise. Dove cercare allora, le cause dello stallo? Pare proprio, dopo tre inutili legislature, che le difficoltà principali siano da associare a un Parlamento, imbottito di funzionari di partito e politicanti di mestiere, che risulta " si è tentati di dire di conseguenza - troppo lento nel legiferare e troppo sensibile alle pressioni dei gruppi di potere; un Parlamento, in definitiva, che sembra dedicare le proprie migliori risorse ed energie alla cura di se stesso. Di fronte a migliaia di persone che attendevano la nuova legge per ottenere condizioni familiari accettabili si è stati solo capaci di dire "Ora non ce ne possiamo occupare: ci sono le amministrative, le europee, il chiarimento, il rimpasto, . la verifica ecc. ". In questo modo, tra mille tentennamenti, accantonamenti e ritardi anche questa legislatura se ne è praticamente andata e una storica occasione per fare una grande riforma, di quelle che lasciano per anni il segno nella vita sociale, è stata perduta. Si può facilmente immaginare la stanchezza che provoca vedere i propri "rappresentanti" perennemente impegolati in beghe di partito o di potere. E'fuori dubbio che la politica è in ritardo rispetto alla società, che è in ritardo rispetto ai suoi cambiamenti e alle sue richieste. Ecco perché è necessario che tutte le forze sociali disponibili per battaglie comuni " come quella per un giusto diritto di famiglia - si raccolgano e si coordinino per reimpossersarsi del potere decisionale e legislativo costituzionalmente riconosciuto al popolo. E'un invito che Crescere Insieme rivolge anche a quanti ci leggono in questa rivista.

Crescere Insieme " Presidenza: Prof. Marino Maglietta " Corso dei Tintori 3 " 50122 Firenze Tel 0552466552 fax 0552464206 Cell. 03384572167 e-mail

Sito web: http://soalinux.comune.firenze.it/crescereinsieme/index.html

*L'associazione, inoltre, opera a favore di quanti stanno attraversando il difficile momento della separazione offrendo loro gratuitamente mediazioni e consulenze giuridiche. Fin d'ora vengono promosse nei tribunali forme bigenitoriali di affidamento, mettendo a disposizione degli interessati la documentazione italiana e internazionale a sostegno di tali soluzioni.

Compiti quotidiani di cura dei figli (età 0-2 anni) svolti dal padre

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