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Tuo figlio vive male la scuola? Forse è vittima del 'bullismo' di Susanna Jacona Salafia

Dal settimanale OGGI n&grad;47/2000



TUO FIGLIO VIVE MALE A SCUOLA? FORSE E' VITTIMA DEL "BULLISMO"
Violenze, dispetti, offese umilianti dei compagni. Se non si provvede in tempo, il bimbo può subire danni psicologici

Un tribunale di Manchester, in Gran Bretagna, ha condannato una scuola a pagare un indennizzo, di sei milioni di lire a un alunno che aveva subito prepotenze e che si era rivolto poi alla giustizia.

Non è un caso raro.

Decine di richieste di questo tipo pendono in diversi tribunali inglesi, ma si verificano anche da noi in Italia dove non trovano la necessaria attenzione.
 

 

VIOLENZE CONTINUATE

Quando infatti le percosse dei compagni, i dispetti, le umiliazioni di un ragazzino/a non sono eccezionali ma continuati, bisogna rendersi conto che non ci si trova più di fronte ai normali conflitti tra coetanei, ma ad atti di cosidetto 'bullismo', quello che nelle caserme diventa poi 'nonnismo'.

I bambini presi di mira possono subire serie conseguenze caratteriali: isolamento, timidezza, vittimismo, insicurezza e tendenza alla depressione. Lo rivela la prima indagine su 500 bambini da nove a 11 anni, svolta dalla Società psicologica britannica, che trova concordi anche gli psicologi italiani.
 

 

RECORD NEGATIVO IN ITALIA

E' proprio il nostro Paese, infatti, a detenere il record della diffusione del bullismo, in ambito europeo: il 41,6% dei bambini delle elementari ha dichiarato di subire prepotenze dai compagni (secondo i dati raccolti dalla psicologa Ada Fonzi dell'Università di Firenze, su un campione di 5.000 bambini in tutta Italia), contro il 27% della Gran Bretagna. Il bullo è solitamente un maschietto ma il fenomeno, in Italia, coinvolge anche le femmine.
 

 

BULLI & PUPE

Ci sono due tipi di bullismo: diretto e indiretto, spiega lo psicologo Olivero Facchinetti, che segue programmi speciali 'antibullismo' nelle scuole di Trento. Il primo è quello delle offese verbali e delle aggressioni fisiche, i piccoli furti, gli insulti e le minacce, e riguarda per lo più i maschi; il secondo invece è fatto di pettegolezzi e di storie offensive, emarginazioni dal gruppo, e coinvolge le bambine.
 

 

CHE COSA FARE

Il bullo trova piacere nell'insultare, nel picchiare o nel cercare di dominare la 'vittima', e continua anche quando è evidente che la vittima sta molto male ed è angosciata. Bisogna intanto manifestare al bambino il proprio apprezzamento.

E poi decidere con lui come comportarsi nei confronti del bullo, a chi dire ciò che sta accadendo, insegnanti o dirigente scolastico.

Un genitore non dovrebbe mai sottovalutare una storia di bullismo magari dicendo: <<Se qualcuno ti dà un pugno, tu daglielo indietro>>.

Dai dati raccolti risulta che i bambini percepiscono i genitori, e ancor di più gli insegnanti, piuttosto disattenti nei confronti del problema, aggiunge il professor Dario Bacchini, dell'UNiversità di Napoli. In secondo luogo è bene coinvolgere gli insegnanti: non si tratta di un vero problema del singolo bambino ma del clima della classe. E' invece inutile, secondo gli esperti, lamentarsi con i genitori del bullo.
 

 

SCUOLE INDIFFERENTI

Alcune scuole, però, tendono a ignorare il problema e spesso le famiglie si ritrovano da sole. I genitori devono però fare in modo che il bambino non si rassegni a fare la vittima. Se è una situazione di offesa verbale, bisogna ignorare il bullo o imparare a dire no con molta fermezza, spiega Facchinetti. E' molto difficile per il prepotente continuare a prendersela con qualcuno che non vuol ascoltarlo. Non mostrarsi, inoltre, mai impauriti o arrabbiati, perchè per i bulli è divertente ottenere una qualsiasi reazione.
 

 

COME ACCORGERSENE

A volte, però, i bambini non riferiscono nulla per paura o per vergogna. Ci sono però dei segnali precisi: rifiutarsi di andare a scuola con qualsiasi scusa; essere piagnucoloso e teso al rientro da scuola; non voler raccontare mai quello che si è fatto a scuola; dire di non avere nessuno amico a scuola; mostrare lividi e graffi di cui non si vuol dare spiegazioni.
 

 

Susanna Jacona Salafia 

 

Jacona Salafia 
UN DECALOGO PER AIUTARLO A SENTIRSI CAPITO
    Spiegate apertamente a vostro figlio che il bullismo è una cosa brutta, ma purtroppo frequente, e non ne ha colpa

    Non sottovalutate le sue paure ma prendetele seriamente

    Rassicuratelo dicendogli che il problema si può risolvere

    Ditegli che non è il solo a subire prepotenze e che capita a molti altri bambini

    Aiutatelo a trovare da solo la soluzione al problema

    Non dire <<Se quello ti dà un pugno, tu dagliene un altro>>

    Inviatelo a scrivere le sue fantasie

    Non permettete che gli episodi di bullismo continuino

    Non affrontate direttamente i genitori del bullo

    Investite del problema la scuola, il collegio o la palestra

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