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UN MONDO A MISURA DI BAMBINO

VENT’ANNI FA VENIVA APPROVATA LA "CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA". BILANCI E NUOVE SFIDE

GUINEA BISSAU:
MISSIONE SPERANZA


Da anni l’Unicef è impegnata ad aiutare i bambini di uno dei Paesi più poveri del mondo.
Il 20 novembre ricorre il ventesimo anniversario dell’adozione, da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, della Convenzione sui diritti dell’infanzia . «La Convenzione», ricorda Ann M. Veneman, direttrice generale dell’Unicef, «rimane valida come standard universale per costruire un mondo migliore, nel quale il superiore interesse del bambino sia la principale preoccupazione di tutti». Alcuni dei traguardi fissati nei 54 articoli della Convenzione sono stati almeno parzialmente raggiunti, ma i 25 mila bambini sotto i cinque anni, che ogni giorno ancora muoiono, per lo più per cause prevenibili con interventi a basso costo e di provata efficacia, sono lì a dimostrarci che il percorso per costruire un mondo a misura di bambino è ancora lungo e difficile. Lo ammette la direttrice dell’Unicef: «La sfida per i prossimi vent’anni è quella di fare tesoro dei progressi ottenuti, lavorando insieme per raggiungere quei bambini che ancora vedono negati i loro diritti alla sopravvivenza, allo sviluppo, alla protezione e alla partecipazione».

 

È un piccolo Paese la Guinea Bissau. Lontano dai riflettori e fuori dai circuiti del turismo. Spesso lo si confonde con la confinante Guinea. È un Paese piccolo (un milione e mezzo di abitanti), ma è un concentrato del bene e del male del continente africano.

È un Paese povero, fra i più miseri del mondo. Nella classifica delle Nazioni Unite basata sull’indice di sviluppo si trova al 175 posto in una lista di 178 nazioni. La vita delle persone dura in media 47 anni, il tasso di mortalità infantile è di 138 decessi ogni mille nati vivi.

Sognando Messi e Pato

In questo contesto così fragile i più vulnerabili sono i bambini, che rappresentano la maggioranza della popolazione in un Paese dove invecchiare rappresenta quasi un miracolo. I bambini che riempiono le strade delle città e popolano i villaggi. Sempre allegri, sorridenti, pronti a farti ciao con la manina. Bambini scalzi, magari nudi. Oppure con indosso logore e stinte magliette da calciatori (a occhio sembrano in maggioranza quelle del Barcellona e del Milan). Bambini sempre in movimento, fin dalle prime ore del mattino. Per raggiungere una scuola distante qualche chilometro o magari per andare in giro a vendere arachidi, anacardi o schede telefoniche. Qui i bambini cominciano a lavorare molto presto. Sono braccia preziose. Nel cuore di Bissau, la capitale, è un gruppo di ragazzi a gestire una specie di autolavaggio volante. Una pozza di acqua stagnante, quattro stracci e tanto olio di gomito sono sufficienti per raccogliere alla fine della giornata qualche spicciolo.

Da anni l’Unicef è accanto ai bambini della Guinea Bissau e alle loro famiglie. Non soltanto finanzia progetti, ma pungola le autorità locali e lavora sul campo per sensibilizzare la popolazione a compiere gesti semplici: lavarsi con cura le mani, fare le vaccinazioni, proteggersi con una zanzariera, fare visite mediche regolari. Sono gesti per noi occidentali quasi scontati. Ma in Paesi come la Guinea Bissau possono salvare la vita.

Famiglia Cristiana

Sono loro che raccolgono l’acqua ricca di sale, la fanno evaporare e l’arricchiscono con lo iodio. Ci vengono incontro allegre e fasciate nei loro abiti variopinti che trasformano in una regina ogni donna africana. In un capannone ci sono i sacchi di sale pronti per la distribuzione, realizzata anche grazie a un camion dell’Iveco donato alla cooperativa tramite l’Unicef. Ma le donne lamentano che sul mercato è ancora troppo forte la concorrenza con il sale non iodato, meno costoso.

Arriviamo a Gabu, una delle principali città della Guinea Bissau. Nell’ospedale funziona un centro nutrizionale sostenuto dalla Caritas e dall’Unicef. Sotto una grande tettoia circolare ci sono ventiquattro bambini con le loro mamme giovanissime. «I padri non li vediamo mai, le donne arrivano sole dai villaggi vicini», dice suor Dada Fernanda Da Silva. Nella regione di Gabu si concentra la maggior parte degli allevamenti di bestiame della Guinea Bissau, ma qui la malnutrizione resta diffusa, anche a causa di tabù alimentari. Abbondano il riso e il miglio, carne e pesce sono invece una rarità.

Alla ricerca del sorriso perduto

Djubai, una bambina di tre anni è arrivata qui con una infezione da Hiv e la tubercolosi, ma ora ha recuperato. Un altro bimbo è in grembo alla madre e la stringe con le sue braccine dove la pelle copre solo le ossa. Un altro bambino senza sorriso è in braccio a suor Dada e viene alimentato con l’F 75, il latte terapeutico usato per trattare le fasi acute della malnutrizione. Se guadagnerà peso forse ritroverà anche il sorriso perduto.

Gabu dista pochi chilometri dal confine con il Senegal. È una frontiera fragile, poco protetta. A Pirada l’ufficio della polizia doganale ha il tetto sfondato. I poliziotti si muovono in bicicletta o in motorino. Questa frontiera è aperta a traffici illeciti come quelli di droga e di bambini. Presunti e sedicenti marabout (una sorta di stregoni guaritori) girano nei villaggi e propongono alle famiglie di farsi affidare i bambini da portare nelle scuole coraniche in Senegal. Poi, in realtà, la gran parte dei bambini fanno i mendicanti nelle strade di Dakar. Sfruttati, fra mille pericoli e violenze.

Quelli che tornano dall’inferno

L’Unicef offre il suo sostegno all’Amic e, nella città di Bafata, a Sos Criança Talibe, due associazioni impegnate per rimpatriare e reintegrare nei villaggi di origine i bambini mandati in Senegal. È un lavoro delicato e difficile. Ci fanno incontrare alcuni bambini tornati dall’inferno. Sono appena adolescenti, ma hanno lo sguardo di chi ha già visto troppe cose brutte della vita.

Qui l’Unicef si impegna anche a sensibilizzare le autorità per stroncare il traffico di bambini. I governatori di Gabu e di Bafata hanno promesso di fare la loro parte e anche il nuovo primo ministro Carlos Gomes junior (che ha ricevuto a Bissau Vincenzo Spadafora) sembra determinato a stroncare i traffici illeciti.

L’impegno dell’Unicef in Guinea Bissau diventa tangibile anche nei villaggi più sperduti, lontani dalle città, dove la gente vive in semplici capanne fra galline, agnellini, caprette nane e cani. A Cumtubel abbiamo visto i bambini pesati dai pediatri su una bilancia appesa a un tronco d’albero in un frastuono di pianti e risate. A Cabufara una organizzazione locale in partnership con l’Unicef insegna alle famiglie le norme igieniche elementari, la prevenzione della malaria con l’uso di zanzariere, l’importanza dei controlli durante la gravidanza. Per far passare il messaggio in modo più efficace i bambini del villaggio mettono in scena uno spettacolo animato di canti e danze. Un bambino con la barba finta si finge il capo del villaggio. Dà ordini, rimbrotta, minaccia con il bastone. Un altro ragazzino si finge medico indossando una tunica bianca e portando al collo uno stetoscopio. La gente del villaggio ride, applaude, si diverte. E anche così impara a salvarsi la vita. 

Roberto Zichittella

http://www.stpauls.it/fc/0947fc/0947fc86.htm

TUTTI I DIRITTI, DALLA NASCITA AI 18 ANNI

La Convenzione sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989, è entrata in vigore il 2 settembre 1990 ed è stata ratificata da 193 Paesi (tra quelli membri dell’Onu mancano all’appello soltanto Somalia e Stati Uniti). Gli Stati che l’hanno ratificata (l’Italia l’ha fatto il 27 maggio 1991) hanno l’obbligo di uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e di attuare tutti i provvedimenti necessari per poter assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.

Di fondamentale importanza è il meccanismo di monitoraggio previsto dall’articolo 44: tutti gli Stati devono infatti presentare al Comitato dei diritti dell’infanzia un rapporto quinquennale sull’attuazione, nel loro rispettivo territorio, dei diritti previsti dalla Convenzione. Secondo la definizione della Convenzione sono "bambini" (il termine inglese children, in realtà, andrebbe tradotto in bambini e adolescenti ) gli individui di età inferiore ai 18 anni (articolo 1), il cui interesse deve essere tenuto in primaria considerazione in ogni circostanza (articolo 3). La Convenzione tutela il diritto alla vita, alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario pubblico, a esprimere la propria opinione e a essere informati. I bambini hanno inoltre diritto al nome, con la registrazione all’anagrafe subito dopo la nascita, alla nazionalità, ad avere un istruzione scolastica, a giocare e a essere tutelati da tutte le possibili forme di sfruttamento e di abuso.

ha accompagnato una delegazione del comitato italiano dell’Unicef in Guinea Bissau. Con Vincenzo Spadafora, presidente del comitato italiano, e Donata Lodi abbiamo attraversato città e villaggi, spesso su strade impossibili, per vedere e raccontare. La prima tappa si chiama "K3", significa che ci troviamo a tre chilometri dal villaggio più vicino. Siamo all’interno del Paese, nella regione di Oio. Qui l’Unicef sostiene un’associazione di donne che gestisce la produzione di sale iodato. Lo iodio diventa un integratore fondamentale nellìalimentazione di un popolo in gran parte malnutrito. L’associazione riunisce 539 donne.

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