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La definizione

Nella accezione più comune si intende per setta un gruppo minoritario che si contrappone a una chiesa per modificarla, per superarla, per contrastarla, ma in definitiva riconosce alcuni principi comuni alla chiesa stessa. I culti emergenti, invece, non hanno questa base comune poiché intendono stravolgere l'intera tradizione legata alle chiese dominanti. Se è possibile individuarne i caratteri fondamentali e l'evoluzione tipica, non è possibile ridurre ad unità le diverse specie di manifestazioni del fenomeno delle sette, che risponde a una molteplicità di esigenze spirituali.
I caratteri fondamentali

Le sette sorgono e si evolvono nei modi più vari, ma nei momenti di cambiamento sociale si sente particolarmente il fascino attrattivo delle sette. Questi comportano un fiorire di sette e culti che servono a esorcizzano il demone dell'insicurezza e dell'ansia. L'uomo così riottiene un'immagine tranquillizzante del mondo e una positiva prospettiva di vita.

Le caratteristiche fondamentali che accomunano le varie sette o nuovi culti possono essere così riassunte:

l'esistenza di un capo carismatico, capace di reinterpretare in modo costruttivo le crisi legate ai mutamenti sociali. Questi afferma di essere dotato di una dottrina speciale di salvazione. Il capo è Dio, o un inviato di Dio, e svolge in ogni caso la funzione di salvatore per i suoi seguaci. Chi crede in lui è salvo, chi non crede in lui porta con sé Satana e deve essere combattuto;
il rapporto tra i giovani e il capo. Il capo si circonda di un gruppo di giovani e domina su di esso come una figura paterna infallibile, amata e temuta allo stesso tempo. Ovviamente questo comporta lo scioglimento del legame naturale tra l'adepto e la sua famiglia originaria;
la disciplina, poiché il capo controlla il modo di nutrirsi e di comportarsi. In particolare la vita sessuale degli adepti e regolata da limitazioni fortissime o invece da una liberalizzazione guidata. Questo dominio del capo è psicologicamente una riproposizione del rapporto del bambino con suo padre. Coloro che cercano una transazione di questo tipo assumono un atteggiamento infantile, poiché è stato cancellato l'adulto dentro se stesso;
la spasmodica attesa della fine del mondo, fenomeno particolarmente evidente nei culti millenaristi che attendono il finimondo;
il proselitismo, l'attivismo dei fedeli nel diffondere il culto. Ne sono state studiate le tre fasi tipiche. Il proselitismo inizia con la seduzione, per suscitare interesse e fiducia nell'individuo; queste certezze introducono alla seconda fase, quella della distruzione della fiducia in sé, così l'individuo si sente un fallito che ha bisogno di lasciarsi guidare; si passa quindi alla terza fase dalla quale deve uscire una nuova identità di sé. Spesso, perché non vi siano interferenze, la setta provoca l'eliminazione di ogni legame esterno.

L'evoluzione tipica

I culti e le sette nella prima fase sono istituzioni fragili e precarie nella dottrina; successivamente, proprio la necessità di "fondarsi" porta il gruppetto a trasformarsi in una collettività che pretende di possedere in modo esclusivo i mezzi per la conoscenza della verità e per la salvazione.

Una volta stabilizzatosi il culto presenta due tipi divergenti di evoluzione. Il nuovo movimento con il tempo tende a perdere i suoi caratteri di settarismo: quanto più il nuovo gruppo ha la forza di espandersi, tanto più va ad attingere i suoi adepti tra i cosiddetti conformisti.

Quando i conformisti divengono maggioranza, il culto e i comportamenti della setta si normalizzano e il culto tende ad acquisire i caratteri della tolleranza e della libertà. Ma non sempre il sentimento "antisociale" si estingue: se il culto ha un'esasperazione progressiva si può arrivare alla trasformazione in gruppi terroristici o a grandi olocausti.
Per ogni esigenza spirituale

I bisogni o le aspirazioni dell'uomo possono essere diversissimi. In una società pluralista sembra non esserci di niente di meglio che offrire all'individuo la possibilità di scegliere la religione più appagante.

Così le persone invase dalla paura della fine del mondo trovano le sette millenariste che attendono la fine imminente dell'umanità; chi è senza avvenire, senza casa e senza lavoro trova le sette utopistiche che promettono un mondo nuovo dove saranno protagonisti; chi spera in nuove rivelazioni, in sapienze rimaste nascoste nei secoli fino ad oggi che permettono di far rapidi progressi, trova le sette messianiche; infine, chi ama astrologia, magia, spiritismo e satanismo trova le sette esoteriche.

(Michele C. Del Re, Le nuove sette religiose, Gremese Editore, 1997, pp. 16-19)

Il termine Stalking, dalla parola inglese "to stalk", indica un insieme di comportamenti persecutori tramite i quali un individuo affligge un'altra persona con ingerenze insistenti nella vita quotidiana. Ciò avviene in maniera indiretta, es. pedinando la persona, informandosi sulle sue attività, cercando di contattarla continuativamente tramite sms, chiamate telefoniche, mms, email, social network, o in maniera diretta tramite appostamenti, entrando dentro casa in maniera forzosa, fino a scaturire in atti violenti: insulti, minacce, aggressioni, omicidio.
Tutte queste azioni sono subite dalla vittima di stalking in maniera continuativa, a tal punto da provocarle un sentimento di ansia e di angoscia, con conseguenze che portano anche a modificare le proprie abitudini di vita per evitare di trovarsi in tali situazioni. Di conseguenza ci si estranea dalle relazioni sociali che si tengono normalmente, cadendo in uno stato di apprensione e di solitudine.

Lo stalker si insinua nella vita della vittima gradualmente, provocando in lei timore e paura. La violenza psicologica porta ad un deterioramento dello stile di vita delle vittime che a volte desistono dal denunciare i comportamenti molesti nell'angoscia che una reazione alle minacce potrebbe comportare reazioni violente dello stalker, fino alle conseguenze più estreme.
Molte persone, per timore di ricevere nuove molestie, evitano di uscire di casa, non riescono a mantenere il proprio lavoro, non sono in grado di instaurare nuove relazioni di amicizia e quindi non riescono a salvaguardare la propria quotidianità.
Molte vittime, in seguito a tali esperienze, soffrono di ansia, depressione o disturbo post-traumatico da stress, nella peggiore delle situazioni la vittima può subire vere e proprie forme di violenza da parte dello stalker. Statisticamente accade laddove lo stalker è un ex-partner

Lo Stalking è un fenomeno molto diffuso nel nostro paese, dati della prima e unica indagine nazionale sulla violenza alle donne che l'Istat ha pubblicato nel 2006, ha rilevano che quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale ha subito comportamenti persecutori, 937 mila donne hanno subito violenza fisica o sessuale e lo stalking, ovvero comportamenti persecutori che le hanno particolarmente spaventate da parte del partner al momento della separazione. A queste vanno aggiunte 1 milione 139 mila donne che hanno subito lo stalking ma non violenze fisiche o sessuali. In totale sono 2 milioni 77 mila le donne vittime dello stalking dall'ex partner, il 18,8% del totale. Il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l'ha aspettata fuori casa o a scuola o al lavoro, il 55,4% ha inviato messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l'ha seguita o spiata e l'11% ha adottato altre strategie. Tra le donne che hanno subito una violenza fisica o sessuale da ex partner la percentuale di stalking arriva al 48,8%. Lo stalking è più accentuato per le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale da parte dell'ex fidanzato (54,1%) rispetto alle donne che hanno subito violenza dall'ex-marito o exconvivente (42,7%).
Lo stalking è un fenomeno che può sfociare in femminicidio.
Il femminicidio è un'emergenza sociale, in Italia solo nel 2012 sono già oltre 70 le donne uccise in quanto donne per mano di un uomo, da gennaio a luglio. Sono state uccise una donna ogni tre giorni, spesso per mano di un marito, un fidanzato un ex che non accetta la separazione.

In Italia lo stalking è diventato un reato grazie alla legge n. 38 del 2009 che sancisce, finalmente, la pericolosità di questo tipo di atti. Le donne vengono seguite, pedinate, sommerse da sms e/o mail, molestate con approcci di ogni genere. Anche se non sempre lo stalking si accompagna a comportamenti violenti, le vittime di questi atti persecutori non riescono più a lavorare, ad avere una normale vita sociale, giungendo perfino a subire gravi danni materiali, psicologici e anche fisici.
Lo stalker o il molestatore è nella maggioranza dei casi una persona dell'ambito familiare ed affettivo della vittima. Nella maggioranza dei casi si tratta di ex mariti e/o ex fidanzati che non si rassegnano alla rottura della relazione e cercano, mediante comportamenti persecutori, di restaurare un contatto con la vittima, anche in maniera incessante e minacciante.

Lo stalking consiste in "atti persecutori " nei confronti di una vittima determinata ed è punito come reato dall'articolo 620 bis del Codice penale, introdotto con il Decreto legge del 23 febbraio 2009. L'Articolo 612 bis recita: "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un medesimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere allo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui l'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui l'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 4 , nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio".

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