Teorie e Tecniche di Arkeon

Re:Simboli reiki

Messaggioda viandante » 12/03/2007, 9:39

Io dico: ma come si fa? Ma come si fa? Voglio dire, il reiki (che piaccia o che non piaccia, che ci si creda o non ci si creda), è comunque una pratica secolare e diffusa nel mondo. Come si fa ad appiccicarci sopra un\'etichetta ed andarlo a registrare senza neanche cambiare gli estremi findamentali della disciplina?
Domani allora vado all\'ufficio deposito marchi con la tabellina del due e da allora in poi gli scolari che vogliono praticare dovranno pagarmi i diritti... :evil:
Questa storia del reiki cambiato di nome mi dà proprio la misura della malafede e della smania di controllo. :) :ohmy:
Ricordo di come vito ci facesse una testa così nel cerchio sul fatto che fosse in realtà il reiki a \"smuovere\" i processi: finchè piano piano \'sto famoso reiki è andato in secondo piano e adesso gli hanno pure cambiato il nome.
la chiave di lettura che offro è questa: che siamo sempre nel solco dei tentativi di legittimazione e accademizzazione (in altri termini: istituzionalizzazione) del tutto, per cui piano piano vengono abbandonati gli aspetti più esoterici e discutibili per favorire il riconoscimento dfell\'arkeon a livello sociale e scintifico.
In tale solco vanno le cosiddette lauree di vito, le vantate collaboraizoni con questa o quella università, gli studi di consulenza aziendale messi in piedi dagli scagnozzi di vito, i comitati più o meno scientifici, fino ad arrivare ai preti in diretta e a cambiare nome alle pratiche (leggi: reiki) ritenute più imbarazzanti.
Mentre in relatà è stato priprio il reiki il primo motore del tutto. ;)
Concludo con un vivo apprezzamento a Tiresia per il grande (e secondo me riuscito) tentativo di ricostruzione \"dottrinaria\" dell\'arkeon che ha operato su queste pagine.
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Re:Simboli reiki

Messaggioda Tiresia » 20/03/2007, 15:26

Delle modifiche all\'alimentazione e al lavoro

Gentile Viola,

per rispondere alla tua domanda, non mi è mai capitato di sentire che qualcuno abbia modificato il suo regime alimentare dopo aver aderito a questo gruppo.
Nel periodo in cui i seminari si chiamavano “seminari di reiki” e ancora tempo dopo il cambio di nome, c’era una parte del seminario dedicata alla spiegazione degli effetti del reiki sulle varie parti del corpo. Tra le varie posizioni, c’era quella che il maestro definiva “posizione del digestivo Antonetto”. Si trattava di appoggiare le mani sul proprio stomaco e farsi un trattamento di reiki localizzato.
Questa posizione aveva un duplice scopo:
1) favorire la digestione
2) “depurare” il cibo ingerito da eventuali “influenze energetiche” negative.
Dette influenze negative potevano essere dovute al cattivo umore della persona che aveva cucinato il cibo (per ex, se il cuoco/a aveva un processo di rabbia in corso, il cibo da lui cucinato avrebbe “assorbito” la sua rabbia e chi avesse avuto la ventura di mangiarselo si sarebbe poi sentito un po’ arrabbiato, almeno a detta del maestro. Così anche per eventuali altre emozioni negative dell’addetto/a alla cucina).
Inoltre, secondo la teoria proposta dal maestro, la carne degli animali cucinati avrebbe contenuto alcune “sostanze chimiche” prodotte dall’animale in seguito all’emozione da esso vissuta nel momento della sua morte ad opera del macellaio. Quando un essere vivente prova un’emozione, si mettono in moto varie ghiandole (per ex. le surrenali secernono adrenalina quando si prova paura) e le sostanze prodotte rimangono in circolo e ne impregnano le carni.
Ora, per quanto ritengo che questa spiegazione abbia un fondo di verità, a meno che non si consumi carne cruda, bisogna vedere cosa rimane di quelle sostanze dopo la cottura.
Trattare con il reiki il proprio stomaco dopo l’ingestione di carne avrebbe “purificato” la stessa in fase digestiva.
In alternativa, si poteva fare un trattamento alla carne prima di mangiarla, ma il maestro lo sconsigliava perché ci si sarebbe potuti trovare in situazioni imbarazzanti se, ad esempio durante un pranzo di lavoro, ci si fosse messi ad imporre le mani alla bistecca. E qui sarei anche d’accordo (sull’imbarazzo che ne sarebbe conseguito, intendo).

Una breve riflessione andrebbe comunque fatta non tanto sul cibo, ma sugli orari dei pasti che, durante i seminari e i residenziali, vengono totalmente stravolti e ci si trova a pranzare alle 4 del pomeriggio e a cenare verso mezzanotte o oltre.
Lo stravolgimento degli orari dei pasti, insieme alla privazione del sonno (durante i residenziali si dorme pochissimo) sono due delle tecniche usate da tutti i leader di setta degni di questo nome, per indebolire il senso critico delle persone e renderle più vulnerabili alle suggestioni.
Non mi dilungo sulla qualità del cibo propinato durante i residenziali e sullo strano colore nerastro che assumevano le mie feci durante quei seminari (vogliate scusare la crudezza dell’immagine).

Ben diverso è il discorso del lavoro.

Intanto, bisogna fare una distinzione fra il lavoro maschile e quello femminile.
Ho già accennato altrove all’ interessante teoria del maestro secondo la quale le donne avrebbero dovuto fare solo le casalinghe per permettere allo “spirito guerriero” del loro compagno di esprimersi nel mondo e realizzare l’immagine ideale (del maestro) di angelo del focolare, terra fertile capace di accogliere il seme del guerriero che ritorna stanco dal mondo ecc. ecc.
Bisogna riconoscere che dopo qualche anno il maestro ha modificato punto di vista, anche perché molte famiglie non riuscivano a sbarcare il lunario con un solo stipendio, quindi non potevano neanche permettersi i seminari, ma vale la pena ricordare che negli anni fra il 1999 e il 2004 le donne che lavoravano venivano mal viste. Con le dovute eccezioni, perché anche qui esistevano 2 pesi e 2 misure. Alle donne di grande successo e con introiti superiori alla media non veniva consigliato di lasciare il lavoro ma, se avevano un compagno ben “allineato”, il consiglio era quello di dare a lui tutto ciò che guadagnavano e lasciare che fosse l’uomo a gestire le finanze.
Ho invece visto tante poverette che avevano uno stipendio normale essere messe sotto pressione per lasciare il lavoro per fare in modo che il loro compagno riuscisse a trovare la “spinta” necessaria a “partire”. In particolare, ho assistito ad una conversazione in cui una signora diceva al maestro che non ce la potevano fare con un solo stipendio, due figli piccoli e il mutuo da pagare, ma niente, se lei avesse continuato a lavorare, il marito non ce l’avrebbe fatta a “partire”. Di lei non so più niente, ma spero che abbia trovato il coraggio di non mollare il suo lavoro. Tante altre, invece, le ho viste lasciare il lavoro per fare le casalinghe, come il maestro consigliava, ma i mariti non posso dire di averli visti “partire” per questo. Poi, anni dopo, con una situazione economica familiare rovinosa, ho sentito che si diceva loro che avrebbero dovuto mettersi a cercare un lavoro per contribuire al bilancio familiare. Ma un conto è trovare un buon lavoro a 25 – 30 anni, un conto è riuscire a trovarlo a 40 e oltre, magari con i figli ancora piccoli.
Il lasciare il lavoro (o consegnare al compagno tutto ciò che guadagnava), per una donna, equivaleva anche a “mollare le relazioni di potere” all’interno della coppia. “Lasciare andare” il ruolo di amazzone corazzata ecc. per diventare una donna “completamente affidata” al compagno.
Nonché completamente dipendente da lui, aggiungo io, e molto più facilmente manipolabile o ricattabile qualora avesse voluto sollevare obiezioni o, magari, lasciare il gruppo. Sappiamo quanto sia difficile avere una relazione con qualcuno che è nel gruppo quando ci si distacca da questo.

Per quanto riguarda gli uomini, nel caso dei maestri di reiki (o variamente arkido e arkeon), come giustamente ricorda Viandante, il maestro spingeva affinché il fare seminari diventasse un lavoro a tempo pieno. “Il compito di un maestro è fare i seminari” era una frase ricorrente a tutte le riunioni dei maestri e tutti se la son sentita dire fin dal premaster. Ma, dato che non è poi un lavoro tanto redditizio, tranne che per alcuni che ci sono portati (e proprio si contano sulla punta delle dita, fortunatamente!), gli uomini venivano variamente sollecitati a realizzarsi al meglio dal punto di vista lavorativo, a guadagnare di più. E fin qui niente di male, anzi. Il problema è invece sorto, a mio parere, quando il maestro ha cominciato a fare società su società e a convincere le brillanti menti di alcuni dei suoi “studenti” a lasciare i lavori di successo che avevano per mettersi a lavorare nelle sue società, praticamente gratis, fino a poco tempo fa. Non so se ora qualcosa sia cambiato, ma dubito che i guadagni che queste persone riescono a realizzare siano almeno equivalenti a quelli che riuscivano a realizzare col loro lavoro precedente. Spero per loro che non sia più così, ma non ho notizie in proposito.
Vi sono poi altri, un po’ meno brillanti, forse, che hanno dato fondo ai loro piccoli patrimoni per trasferirsi a vivere vicino al maestro, con la conseguenza che stanno messi peggio di prima, dal punto di vista finanziario. Speriamo che anche per loro la situazione sia migliorata.

Per ora non mi sovviene altro.
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Re:Simboli reiki

Messaggioda viandante » 21/03/2007, 17:43

Tiresia,
l’elemento che in questo dibattito mi colpisce di più – e che già mi aveva colpito nelle mie personali riflessioni in merito – è che alla fine, benché venisse messo al centro dei seminari l’energia maschile, in realtà chi la faceva “da padrone” era proprio l’energia femminile: laddove io, uomo, non posso “partire” se non c’è una donna che me lo consente.
Questo è il grande inganno!!!
Su questo bisogna insistere con coloro che non sono ancora fuoriusciti: il maschile, nella dottrina arkeoniana, sembra il depositario di ogni bene e di ogni potenza, ma non può “venire fuori” senza il consenso del femminile o comunque (nel caso della cd. “madre perversa”) senza che il femminile venga in qualche modo sconfitto o sottomesso (è di default più potente del maschile).
Questa è un’idiozia, elaborata direttamente in conseguenza della paura delle donne tipica del gran capo e del relativo spirito di sottomissione al femminile che gli è connaturato.
Non mi stupirei se venisse fuori, un giorno, che il gran capo è gay o che comunque abbia avuto esperienze gay. In questo, intendiamoci, non ci sarebbe nulla di male, vado su questo discorso soltanto perchè la sua insistenza alla ricerca del maschile e la sua sottomissione al femminile sono elementi macroscopici e così pregnanti nel cerchio che ci inducono a pensare che… il gran capo l’energia maschile la debba ancora trovare ma la desideri ardentemente.
Altro che giudicare i “passaggi” degli altri. Fattelo tu il passaggio, amico mio…

Voglio qui un arkeonista (sempre che abbiano coraggio e argomenti per farlo, questi veri uomini che tirano fuori le palle solo nel cerchio e se io maestro è d’accordo) che mi dimostri il contrario alla seguente affermazione, ossia che tutto il tessuto dell’arkeon è basato su:
1.paura delle donne;
2.senso di inferiorità del maschile nei confronti del femminile.

Signori che ancora state nel cerchio, sappiate che:
1.il mio maschile viene fuori comunque, checchè ne pensino mia madre e la mia compagna;
2.questo mio maschile non è necessariamente in conflitto col femminile;
3.questo mio maschile si realizza indipendentemente dalla mia condizione di uomo sposato/non sposato oppure padre/non padre.

Il pezzo per parlare è in mezzo, vediamo chi lo raccoglie.

Meditate, gente, meditate.
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Re: Teorie e Tecniche

Messaggioda Tiresia » 22/03/2007, 12:12

Dell’omosessualità e della paura del femminile in Arkeon

Caro Viandante,
hai sollevato due temi che ritengo valga la pena approfondire.


La paura del femminile

Prendiamo in considerazione l’ interpretazione, presentata dal maestro, dell’universo femminile, così come si esprime nelle figure della Madre, della Compagna e della Sorella.
Alla base di tutte le problematiche che un individuo può incontrare nella vita, vi è senz’altro la negativa influenza del lato perverso della Madre (fino a poco tempo fa dominante nelle varie madri – attualmente ho sentito dire che si dà un po’ più di spazio anche all’aspetto positivo di questa bistrattata figura, ma non potrei dire molto altro in proposito perché quando io sono uscito dal gruppo questo aspetto non veniva considerato e la povera genitrice rimaneva sostanzialmente perversa) che, attraverso bieche manipolazioni, sensi di colpa, trasmissioni inconsce di dolore cosmico, riversamento sui figli di energia erotica inappagata, separazione dei figli dall’energia sacra del padre e altre amenità, contribuiva a creare blocchi, rovinare relazioni, immobilizzare i figli (maschi e femmine) sia dal punto di vista affettivo che lavorativo, togliere loro ogni possibilità di essere liberi e belli, una specie di “forfora dell’anima” – mi si permetta la battuta – o di “cancro dello spirito” che doveva essere necessariamente asportato per poter essere felici e realizzati.
I metodi per difendersi dalla nefasta influenza della Madre Perversa sono sostanzialmente due:
1) farle un bello “shampoo arkeoniano” – ovvero riuscire a portarla ad un seminario dove il maestro non avrebbe perso occasione di dimostrare pubblicamente la sua perversione sottolineando i suoi comportamenti devianti. Ci sono madri che si sono sentite dire che i regali fatti alle figlie – vestiti, completi intimi, anelli o collane, fiori donati con affetto ma al momento sbagliato, tipo per san Valentino “oibò, san Valentino è la festa degli innamorati, se tua madre regala un fiore a te, figlia, in questo giorno, sottolinea la sua tensione erotica/omosessualità latente nei tuoi confronti”, “se tua madre, figlio, non ha l’accortezza di chiudersi a doppia mandata in bagno quando si fa la doccia e tu le vedi una tetta o peggio, sta cercando di sedurti sessualmente” ecc.
Altre signore sono state pubblicamente additate come esseri perversi che non hanno esitato ad allontanare i figli/e dai rispettivi padri per consegnarli al pedofilo, altre si son sentite rinfacciare di aver trasmesso una pesantissima “eredità di dolore” alla prole col duplice scopo di controllarla legandola a sé ecc., Il tutto senza minimamente conoscere la storia e il vissuto di queste persone, di questi esseri umani – perché, non dimentichiamolo ! di esseri umani si tratta – che la maggior parte delle volte uscivano dai seminari in lacrime e con la sensazione di aver realmente danneggiato gli esseri che una madre ama di più al mondo: i suoi figli.
Già. Ed è anche molto facile far credere a una madre di non essere stata una buona madre. Perché la maggior parte delle madri, se mai vi fosse qualcuno che non se ne sia accorto (e non vi è certo bisogno di avere una laurea in psicologia per accorgersene, basta un minimo di sensibilità e di amore) è molto vulnerabile su questo punto. C’è un angolino della mente delle madri in cui esse si sentono inadeguate, credono di non aver fatto abbastanza, pensano che avrebbero dovuto dare di più, anche se hanno consacrato l’intera loro vita ai figli riscaldandola come potevano con il loro amore. E qui penso che molte madri concordino con me, io questo amore materno l’ho visto nella mia compagna, l’ho visto in mia madre e nella sua, per quanto possano a volte aver sbagliato come tutti noi facciamo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva un grande uomo, parole che andrebbero ricordate un po’ più spesso in quei seminari, o meglio, più che ricordate, messe in atto.
A quanti mea culpa di madri ho assistito, madri che si colpevolizzavano per cose assurde, madri che facevano di tutto per dimostrarsi degne dell’amore dei figli anche attraverso pubbliche umiliazioni e condivisioni di piccoli fatterelli che venivano additati come grandi colpe.
Ho sentito madri raccontare che, su consiglio del maestro, avevano condiviso al figlio di aver fatto un sogno erotico su di lui e per questo il figlio non le ha più volute vedere (ma andiamo, un sogno si può interpretare in mille modi, già Freud diceva che il sogno non è mai quel che sembra, o sbaglio? Qualche forista psicologo potrebbe spiegarci forse un po’ meglio che i sogni non vanno presi alla lettera). Ho visto madri, che erano state convinte a “confessare” la loro presunta “attrazione erotica” nei confronti dei figli, ottenere come bel risultato il provocare uno shock nei ragazzi/e con conseguente allontanamento degli stessi.
Ci vogliamo pensare agli effetti di queste scempiaggini sulla psiche di un adolescente o di un giovane? E poi, che succedeva in quelle famiglie? Che ognuno si doveva “fare il suo processo”, così, da sé o in un seminario, se decideva di continuare a seguirli. Se no cavoli suoi. E poi sento affermare che in questo gruppo non si fa psicoterapia. No, si affondano solo le mani a vanvera nella psiche della gente e poi la si lascia lì a “guardarsi il suo processo” e se poi succede qualcosa di brutto… beh, sempre cavoli suoi.
Pensate che questi pubblici mea culpa servissero a risolvere le situazioni? Ebbene, pensate male perché comunque la madre in questione veniva messa sotto osservazione, soprattutto dalla prole arkeoniana, che non perdeva occasione ad individuare in ogni comportamento, parola, gesto o suono una ricaduta nel “lato perverso”.
Solo le madri “allineate col lavoro” erano sacre. Le altre….. lascio a voi immaginare cosa fossero.
Per concludere questo primo punto, lo shampoo arkeoniano si poteva fare anche extra seminario. In questo caso era lecito andare dalla madre e dirle di tutto e di più, come testimoniano su questo stesso forum diversi genitori che hanno trovato il coraggio di scriverne.
2) Una soluzione più drastica, messa in atto quando ci si trovava davanti a madri più resistenti o coriacee, era quella del taglio netto della relazione. La prole arkeoniano semplicemente si rifiutava di vederle, parlare con loro o farle entrare in casa. Un po’ come succede con fuoriusciti e oppositori.
Ma se “tagli” il problema, non è detto che smetta di esistere, perché, secondo una delle ultime teorie del maestro che stavano entrando in voga, è quella che bisogna “far pace” con la “parte sacra della madre”. Allora, in caso di bisogno, il maestro pescava nel cerchio una bella “madre saggia” pronta all’uso la quale, nei momenti di picco emotivo, veniva messa di fronte all’orfano/a arkeoniano e gli diceva tante belle parole di conforto e benedizione (rigorosamente suggerite dal maestro) “Ti riconosco come donna”, “Ti do la mia benedizione”, “Adesso puoi essere una donna libera” ecc.
Potremmo chiederci, poi, che fine facessero queste “madri sagge” alla chiusura del seminario. Lo volete sapere? Scomparse nel nulla. E la ferita psichica derivante dal taglio netto dei rapporti con la genitrice guariva magicamente? Perché non leggiamo le parole di Bert Hellinger, (che viene citato anche sul sito ufficiale del gruppo):

http://www.psicologiaitinerante.it/27_Costellazioni_familiari_Bert_Hellinger/27_2_Costellazioni_Familiari_articoli.htm :

(…) Quando un bambino nasce ha due genitori. Non possono essere che quei genitori perciò questi genitori sono i migliori per questo bambino. Non ci possono essere altri genitori migliori . sono quelli giusti per questo bambino (…)

(…) E chi è un buon terapista? Un buon terapista onora i genitori dei suoi clienti egli non permetterà a nessuno di accusarne i genitori. Perché non appena qualcuno accusa i suoi genitori interrompe la continuità del fluire della vita. Questa semplice verità è per molti davvero nuova puoi renderti conto che in molte psicoterapie alcuni psicoterapisti si alleano con il cliente contro i suoi genitori. Ma nessuno può essere in pace con se stesso o con se stessa ammenochè non sia in pace con i suoi genitori.
Quando incontrate persone depresse, rilevate sempre che essi hanno rifiutato uno dei loro genitori. La depressione è curata quando essi sono aiutati a riconciliarsi con i loro genitori.

http://www.costellazionifamiliari.it/cosasono.html#ViolazioniOrdineAmore :

(…) Nel sistema familiare vige un senso dell\'ordine e dell\'equilibrio, la coscienza del clan, per cui ogni torto fatto ad un predecessore deve essere compensato da un successore. Questa coscienza si fa carico delle persone escluse e dimenticate dalla nostra anima e non si arrende fino a che non viene ridato, all\'escluso, un posto e la dignità nel nostro cuore.

Quindi, finchè una persona è esclusa o dimenticata, nel sistema agisce una pressione affinché un successore in qualche maniera ne difenda i diritti, identificandosi con lui, a volte imitandone il destino negativo come una malattia o la morte precoce.(…)


- continua –
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Re:Simboli reiki

Messaggioda viola » 22/03/2007, 21:22

Buonasera Tiresia, buonasera Viandante,

Vi ringrazio per le vostre risposte che ho letto con molta attenzione. Spero che altri vorranno aggiungere la propria esperienza. Sono diversi mesi che leggo questo forum. Sto cercando di mettere assieme le numerosissime tessere di un puzzle che non mi riguarda personalmente ma che tocca una persona a me molto cara. Quindi procedo lentamente, barcamenandomi a stento tra le informazioni che raccolgo e l\'attuale esperienza diretta (e sempre piu\' rarefatta per motivi che mi sfuggono) con questa persona.

Ancora grazie,

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Re: Teorie e Tecniche

Messaggioda Tiresia » 23/03/2007, 11:50

Concludo questo discorso con una breve riflessione. Come ho già accennato altrove, non esistono genitori perfetti né tanto meno figli perfetti. Ognuno di noi è unico e irripetibile e credo che tutti abbiano nel cuore la possibilità di amare e accettare gli altri per quello che sono, con i loro difetti, le loro proiezioni, le loro storie personali. L’amore aiuta a parlare, a perdonare, a trovare vie d’incontro con gli altri che si basano sul rispetto reciproco.
Credo anche che tutte le persone giungano ad un momento nella loro vita in cui è necessario maturare, in cui è necessario capire che non si può continuare ad attribuire agli altri la responsabilità dei propri fallimenti, dei propri errori e delle proprie paure. Altrimenti si continua ad essere burattini che si vantano di essere “un ragazzo vero” e ci si ritrova vecchi senza essere cresciuti.

Parliamo ora della Sorella.

Secondo il maestro, la sorella può diventare l’emissario della madre perversa e aiutarla in vari modi a compiere il suo volere. Di solito, per un uomo, la sorella lega il fratello a sé, quindi alla madre, attraverso l’incesto, che può essere agito oppure rimanere come legame psichico. La madre, ovviamente, favorisce lo svilupparsi di rapporti incestuosi fra i figli.
Se questo ancora non basta a legare a sé il fratello, la perversa sorella userà sua figlia (la nipotina) spingendola fra le braccia dello zio per far sì che lui ne abusi sessualmente (ricordiamo che i fratelli della madre sono sempre i migliori candidati alla perpetrazione dell’abuso sessuale). In questo modo, la nipotina diventa lo strumento della nonna per legare a sé il figlio tramite il senso di colpa e di vergogna che lui inevitabilmente proverà per aver compiuto l’abuso (in fondo, il pedofilo è buono, solo che è strumentalizzato dal femminile perverso!).
Per fare un esempio dei nefasti influssi che la sorella può avere sulla vita del fratello, il maestro raccontava un episodio accaduto a lui personalmente: il nipotino, figlio di sua sorella, era stato da lei abilmente spinto ad “occupare lo spazio del figlio” nell’inconscio del maestro. Finchè il maestro aveva tenuto in casa la foto del nipotino, non era riuscito ad avere figli. Una volta “compreso” che il nipotino “occupava lo spazio del figlio” si era sbarazzato della foto, il nipotino aveva avuto una crisi (epilettica? Non ricordo bene) dovuta al fatto che con quell’atto il maestro era riuscito a recidere il “legame psichico” che lo legava al nipote e finalmente sua moglie era rimasta incinta. Siamo nell’ambito degli incantesimi, mi pare. Madri streghe e sorelle fattucchiere.

Per una donna, la sorella è continua fonte di competizione. Spinge a competere per l’amore della madre, del padre e dei fratelli. E del proprio compagno. Molte sorelle sono vipere pronte a “fregarti l’uomo” per dimostrare così che i maschi sono “tutti stronzi” e sottrarre la malcapitata alla nefasta influenza che l’amore per un uomo potrebbe avere: staccare la donna dal suo legame con la madre. Oppure lo fa per il puro gusto di affermare la sua “superiorità”.
Anche in questo caso, per esemplificare questo aspetto, il maestro ricorreva ad un episodio da lui vissuto personalmente. L’ho sentito raccontare in svariate volte che, quando stava per sposarsi, la sorella della sua futura moglie non perdeva occasione di farsi vedere seminuda cercando di sedurlo con le sue grazie.

Tutti i rapporti di competizione fra donne derivano dalla competizione originaria con la sorella. In mancanza, si ricercherà una cugina o una giovane zia con la stessa funzione.

- continua –
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Re: Teorie e Tecniche

Messaggioda Tiresia » 26/03/2007, 10:29

Vediamo ora [u]la funzione della Compagna[/u]

Premetto innanzitutto che in questo gruppo essere accoppiati è praticamente un dovere, un elemento determinante per la “crescita” della persona. Le donne senza un compagno vengono viste con un fondo di sospetto in quanto la prima ed essenziale condizione per cominciare il lungo percorso che porta una donna a recidere il legame con la parte perversa della madre è l’amore per un uomo. O meglio, per “l’uomo della sua vita”.
Ci sono però, anche qui, le dovute eccezioni. Raramente (molto raramente) ho visto il maestro indicare come “donne sagge” delle signore che, per l’avanzato stato di età, non sarebbe stato facile accoppiare. Ma non credo che si trattasse di una forma di rispetto per l’età, quanto più di una questione di prestigio, in quanto le signore occupavano ruoli prestigiosi e vicini alla vita politica del Bel Paese, e tutti noi sappiamo quanto il maestro sia sensibile alle persone “rappresentative”.

Quando ci si mette insieme, il primo passo consigliato dal maestro è precipitarsi dai rispettivi genitori e presentare il compagno/a come “uomo della propria vita”/”donna della propria vita”. Secondo il maestro, se la madre non accoglie con estremo entusiasmo questa unione, è segno che “sente il pericolo”, cioè sente che questo amore avrà il potere di staccare da lei il figlio/a. Il fatto che la madre sollevi dubbi sul fatto che sia proprio il compagno/a \"della vita\", va interpretato come segno che la persona è proprio quella giusta. Ai seminari venivano raccontati numerosi casi in cui le madri avevano fatto di tutto per osteggiare le unioni con questi “compagni della vita”.
Vale la pena ricordare che il maestro è sempre disponibile a trovare il giusto compagno/a, così come il giusto candidato/a alla trasgressione creativa, ove necessario. Lui, ovviamente, vi dirà che non è così, che avete fatto tutto voi, ma se l’osservatore ha la capacità di rimanere attento, non si farà gabbare da queste affermazioni.
Il “lavoro” di liberazione dai condizionamenti negativi trasmessi dalla famiglia di origine comincia quindi con l’amore che la donna prova per l’uomo (e che dev’essere ricambiato), amore che fornisce a lei la “forza” per cominciare a staccarsi dai lati perversi ereditati dalla madre e a lui la spinta per attuare lo stesso distacco e imboccare la lunga via che lo porterà alla sua realizzazione come uomo.

Le vie qui si biforcano: la donna dovrà necessariamente percorrere il sentiero della sottomissione e della dipendenza dal maschile e realizzarsi come moglie e madre per arrivare a essere riconosciuta “donna che ha fatto il passaggio” (chiediamoci - da dove e per dove?) e incarnare l’archetipo della “madre saggia”. L’uomo, invece, dovrà sottrarsi alla dipendenza dal femminile, in particolare dalla madre, e sottometterlo, in particolare la compagna.

La sottomissione al maschile si realizza tramite:
1) Ripetere pubblicamente al proprio compagno le frasi suggerite dal maestro: “tu sei il mio signore e padrone”, “sono la tua schiava” ecc. Questa pratica era molto in voga qualche tempo fa e sicuramente vi sono signore che la ricordano.
2) Presentare il compagno ai genitori come “l’uomo della mia vita” anche se si sta insieme da poco tempo e riferire nel seminario eventuali obiezioni dei genitori che verranno interpretate a dovere dal maestro. In genere, più l’obiezione è forte, più “viene alla luce la perversione che c’è sotto”.
3) Se non è ancora successo, ricordare l’abuso originario che ha sancito il patto con la madre e la separazione dal padre con tutto quel che ne consegue e che è già stato accennato altrove.
4) Ubbidire e Tacere, tacere e sempre tacere. Il motto che le femmine dovrebbero ripetersi costantemente. E più è forte l’impulso a parlare, più è meglio tenere la bocca chiusa. Così si bloccano gli automatismi frutto della perversa eredità, ma, purtroppo, alla lunga, si bloccano anche alcune importanti funzioni cognitive, ma questo non viene mai spiegato alle signore.
5) Se troppo coriacee, attraversare l’esperienza della “trasgressione creativa” che non credo abbia bisogno di ulteriori descrizioni.
6) Fare figli. Altrimenti come ti realizzi come madre? E come fa lui a realizzarsi come padre? Meglio se figli maschi, così l\'uomo può trasmettere la sacra fiamma alla sua discendenza. E se per far figli, oh donna, devi passare la vita a sottoporti a FIVET (fecondazione in vitro) beh, meno male che a Bari c’è un centro famoso al quale vengono indirizzate le signore arkeoniane che per loro incapacità o per incapacità del marito hanno bisogno della provetta per concepire. E fin qui niente di male, se proprio uno desidera un figlio. Il problema sorge quando queste signore si sottopongono a innumerevoli “interventi di fivet” con esito negativo e, invece di dare loro un supporto psicologico per riuscire ad individuare e risolvere il problema che le spinge (anche in età piuttosto avanzata) a continuare quello strazio e le pesanti terapie ormonali che ogni fivet comporta, le si guarda con sospetto convinti che sotto ci sia “un processo”, un “rifiuto” per cui “quella” non permette agli embrioni di attaccarsi. Proviamo ad immaginare come si possono sentire quelle signore e cosa comporta questa situazione di stress, alla lunga.
7) Identificarsi con un “femminile sano”, di volta in volta indicato dal maestro, con cui relazionarsi ed “imparare” come si deve essere. E tutto quello che a questo “femminile sano” verrà in mente di dirvi, donne, testa bassa e accogliere come un dono.

Questo, e quello che già scrissi a proposito in “La via della donna”, dovrebbe mettere una donna nelle condizioni di “fare il passaggio”.
Se avessi tralasciato qualche aspetto, prego le gentili foriste di aggiungere gli elementi che ho dimenticato.

Una donna che sia ben avviata sulla via del “passaggio” può aiutare il compagno ad avvicinarsi alla fiamma sacra del padre, a riconnettersi con la “sacra fiamma del maschile” che viene trasmessa di padre in figlio.

- continua -
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Re: Teorie e Tecniche

Messaggioda paola » 19/07/2007, 16:45

Tiresia ha scritto :
Solo le madri “allineate col lavoro” erano sacre. Le altre….. lascio a voi immaginare cosa fossero.

…………
Per concludere questo primo punto, lo shampoo arkeoniano si poteva fare anche extra seminario. In questo caso era lecito andare dalla madre e dirle di tutto e di più, come testimoniano su questo stesso forum diversi genitori che hanno trovato il coraggio di scriverne.
2) Una soluzione più drastica, messa in atto quando ci si trovava davanti a madri più resistenti o coriacee, era quella del taglio netto della relazione. La prole arkeoniano semplicemente si rifiutava di vederle, parlare con loro o farle entrare in casa. Un po’ come succede con fuoriusciti e oppositori.
Ma se “tagli” il problema, non è detto che smetta di esistere, perché, secondo una delle ultime teorie del maestro che stavano entrando in voga, è quella che bisogna “far pace” con la “parte sacra della madre”. Allora, in caso di bisogno, il maestro pescava nel cerchio una bella “madre saggia” pronta all’uso la quale, nei momenti di picco emotivo, veniva messa di fronte all’orfano/a arkeoniano e gli diceva tante belle parole di conforto e benedizione (rigorosamente suggerite dal maestro) “Ti riconosco come donna”, “Ti do la mia benedizione”, “Adesso puoi essere una donna libera” ecc.
……
. E la ferita psichica derivante dal taglio netto dei rapporti con la genitrice guariva magicamente? Perché non leggiamo le parole di Bert Hellinger, (che viene citato anche sul sito ufficiale del gruppo):

http://www.psicologiaitinerante.it/27_Costellazioni_familiari_Bert_Hellinger/27_2_Costellazioni_Familiari_articoli.htm :
……
(…) Quando un bambino nasce ha due genitori. Non possono essere che quei genitori perciò questi genitori sono i migliori per questo bambino. Non ci possono essere altri genitori migliori . sono quelli giusti per questo bambino (…)
............
Quando incontrate persone depresse, rilevate sempre che essi hanno rifiutato uno dei loro genitori. La depressione è curata quando essi sono aiutati a riconciliarsi con i loro genitori.


Caro Tiresia, riporto uno stralcio di un tuo post del 22- 3- 07 perchè conosco il caso di una madre che da anni non riesce ad avere un buon rapporto con il figlio arkeoniano solo perchè lei si rifiuta di frequentare.. Viene ritenuta una povera pazza ....e quelle poche volte che lo sente lui è diffidente e la insulta con la scusa del \" furore sacro\"
Con il padre è più indulgente.., anche se pretende la sua \"benedizione \" !!

Se non sbaglio proprio qualcuno di loro nelle trasmissioni di Costanzo aveva detto che i loro meravigliosi genitori non frequentavano e che tutto era perfetto ed idilliaco.....
Perchè questo accanimeto con le madri più che coi padri? Dopo anni di frequentazione e di lavoro non dovrebbe finire questo accanimento? Il perdono , comunque sia, non è contemplato ?
In fondo i genitori sono solo due persone che ci hanno messo al mondo e che ci amano incondizionatamente
paola
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Re: Teorie e Tecniche

Messaggioda debby » 24/07/2007, 21:30

qualcuno sa che fine ha fatto Tiresia? Il post precedente non ha ancora avuto risposta... non è da lui.. sarà in vacanza? ci mancano le tue perle di saggezza e verità :kiss: many Kiss
debby
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Re: Teorie e Tecniche

Messaggioda Tiresia » 25/07/2007, 0:10

Gentile Debby,

il mio silenzio non voleva essere scortesia o disinteresse. Solo, mi sembra che il reiterarsi di situazioni simili a quella descritta da Paola sia semplicemente la prova che non vi sono stati cambiamenti sostanziali nel gruppo e in chi lo guida.
Come molti di voi, non so più niente di quello che succede all\'interno, anche il mio amico se ne è allontanato e si è così prosciugata anche l\'ultima mia fonte di notizie.
Probabilmente la madre resiste al primo posto nella classifica di coloro che hanno il potere di riportare sul sentiero della perversione, del \"vecchio\", i figlioli arkeoniani.
I motivi psicologici personali di tale atteggiamento possono essere diversi e, non essendo questo il mio ambito di conoscenza, ne rimando volentieri la spiegazione a chi è più preparato e titolato di me a sviscerarli.
Personalmente, ritengo che la riflessione di Stefano nel topic \"Arkeon e la famiglia\" apra un interessante spunto di meditazione. Egli sostiene che un forte sentimento di amore, come quello che si prova verso i genitori, debba essere contrastato da una altrettanto forte dose di aggressività per potersi illudere di averlo superato, di essersene liberati.
Ricordo che anni fa, un amico psicoanalista mi disse: \"I sentimenti estremi che emergono durante un\'analisi e che si manifestano nel conscio hanno una loro controparte inconscia altrettanto forte nel sentimento opposto\", ovvero, l\' odio viscerale conscio per una persona ha la sua controparte in un altrettanto viscerale inconscio sentimento d\'amore. Non so se poi sia così in ogni caso, lui mi parlava in modo specifico di quello che aveva notato nella sua esperienza di analista e sappiamo che non esiste sintomo che possa legarsi sempre e comunque ad una e una sola causa, così come non esiste una ricetta miracolosa che possa curare tutti i disagi psicologici.
Credo purtroppo, alla luce del ripetersi di queste dinamiche, che non ci si possa aspettare un cambiamento nel gruppo e, soprattutto, in chi lo conduce, perchè, se ci fossero state le premesse (ci fosse stata una vera capacità di confronto e l\'intelligenza indispensabile al mettersi in discussione), i risultati si sarebbero visti in breve tempo. La speranza è che chi è dentro riesca ad approdare ad un altro punto di vista e cominci a considerare le cose sotto una luce diversa da quella totalitaria e granitica indotta dal pensiero di questo maestro. Questa è però una via personale e spesso più dolorosa e scomoda rispetto a quella del vivere nell\'illusione.
Un caro saluto a tutti.
Tiresia
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