da partigiano johnny » 19/08/2009, 18:34
Caro/a Piperino, vorrei proporre la riflessione su un punto importante, che mi si è chiarito nel corso del tempo, con la lettura del forum e di alcuni testi: [u]il distacco e il rischio della spersonalizzazione[/u]
In particolare, ho apena finito di leggere \"Usare il cervello per cambiare\", di Bandler, e \"La forza della meditazione di Goleman\". Sono due testi molto diversi fra loro, e diversi da \"Frammenti\", ma ho notato un filo rosso che li unisce e vorrei discuterne anche con gli studenti, se non mi insultano.
Parto da Bandler. So che Pnl è ampiamente presente nella scuola di P. ( me lo conferma il mio amico pipino), e mi sembra il più semplice da affrontare. Bandler propone, con le submodalità, dei modi di risolvere fobie e nevrosi tramite il cambiamento della propria rappresentazione della realtà.
Il processo, in generale, mi pare questo: osservo come rappresento nella mia mente un\'immagine negativa, me ne distacco, la trasformo prendendo a modello la mia rappresentazione di un\'immagine positiva. Ecco...risolta la paura, compreso ciò che non capivo, superate le mie convinzione.
La premessa è che tutto ciò che io sono, anche le mie convinzioni più profonde, è frutto di apprendimenti, diventati poi processi. Posso apprendere nuovi processi e cambiare me stesso. Meraviglioso.
Poi arriva un punto dove B. fa un\'affermazione che mi folgora:\" [i]Vorrei avvertirvi però: la cura per le fobie elimina certe sensazioni e lo può fare anche per ricordi piacevoli. Se usate lo stesso procedimento con tutti i vostri ricordi affettuosi riguardanti lo stare con una persona, potete trasformare quella persona in un\'esperienza neutra come un ascensore![...]Se lo si fa con tutte le proprie esperienze, s diventa degli esistenzialisti, il caso limite di osservatore completamente distaccato[/i]\"
Uno potrebbe fermarsi qui, e accettare il saggio suggerimento. In realtà questa affermazione apre problemi grossi, che riguardano gli effetti di queste tecniche, la loro legittimità
Per spiegarmi passo un attimo al testo di Goleman. Nella prima parte del libro G. presenta tutti gli stati di coscienza alterata raggiungibili con la pratica della meditazione che, insiste G., si incentra sul distacco dal flusso dei propri pensieri, che noi a torto consideriamo un IO unitario. [u]Distacco è la parola chiave.[/u]
Gli illuminati indiani raggiungono stati talmente alterati di coscienza, un distacco così totale da se stessi e dal mondo, che questi permangono anche nello stato non meditativo. “Degli zombie! “ho pensato. Ed in effetti G. chiarisce che alcuni psicologi occidentali hanno paragonato la condizione di questi santoni a quella degli schizofrenici catatonici. La domanda mi è sorta spontanea: come può essere considerata felicità e beatitudine uno stato di totale distacco dalla vita? Una non vita? Poi ho capito che in realtà il tutto è finalizzato alla ricongiunzione dell\'uomo con una realtà superiore e trascendente, della quale la dimensione mondana rappresenta lo stadio corrotto e in perenne divenire.
Insomma, c\'è una ragione trascendente che giustifica il ridursi alla semi-catatonia. C\'è una ragione trascendente (giusta o sbagliata che sia) che sostiene il tentativo di distruzione della propria personalità
L\'ultimo collegamento mi porta a Gurdjieff e al suo \"ricordarsi di sé\", questa sorta di continua auto-osservazione, che presuppone un distacco (di nuovo), per potersi osservare mentre si vive.
Ora tiro le fila. Ciò che unisce queste teorie e pratiche è l\'idea che la nostra personalità è accidentale, è un insieme si caratteristiche che noi consideriamo date, ma che in realtà non riguardano la nostra essenza: possono essere cambiate (vedi Bandler), ce ne si può spogliare per vedere noi stessi (vedi la mistica orientale e non)...
Ma, mentre la religione ha almeno un fine ultra-terreno ( il nirvana, la fine del ciclo delle incarnazioni), le dottrine dei moderni “guru” del cambiamento a pagamento, danno agli adepti presunti strumenti di cambiamento personale, insinuano in loro l’dea che tutto è relativo e modificabile, danno giusto qualche avvertenza di usare gli strumenti con cautela, e poi lasciano che gli adepti applichino le loro teorie con il mondo che li circonda, persone comprese. Ma con quale scopo? Quello di un non meglio precisato succsso personale?
Tutto questo può avere degli effetti collaterali, o è una mia impressione?
Io ne vedo uno, per esempio: trasformare le persone in “macchine” della manipolazione, che applicano con te le loro tecnicuzze, e considerano un successo e una testimonianza della loro evoluzione l\' averti attirato al prossimo seminar. Dei piccoli “vampiri” senza più una scala di valori, o almeno con una scala variabile all’occasione.
Ma soprattutto a me sembra che venga lasciata irrisolta una semplice domanda “filosofica”:
se io non sono la mia paura, ma neanche il mio desiderio, non sono il mio amore per una persona e nemmeno la mia avversione per un\'altra, se ogni mio valore è un apprendimento e può essere cambiato, se io non sono un IO, allora….chi sono? Me lo dice Paoletti?
Post modificato da: partigiano johnny, alle: 2009/08/19 21:59