Teorie e Tecniche di Arkeon

Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda Emanuela » 04/09/2007, 16:12

Ciao Carlo,
raccolgo senza dubbio l\'invito a tradurre i link che hai indicato. Grazie perchè sono molto interessanti. Comincio con il primo ma spero che qualcuno si possa unire a me perchè in questo periodo sono piuttosto presa, comunque farò quello che poso molto volentieri.

Mi è piaciuto moltissimo il tuo intervento che integra il racconto di Tiresia e spero che tu continuerai a spiegarci i risvolti psicologici degli esercizi che vengono descritti.

Ti abbraccio e ci sentiamo via email per i tuoi consigli linguistici, sempre molto preziosi.

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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda Talon » 04/09/2007, 22:31

Ciao, Emanuela! Mastico un po\' d\'Inglese (senza rischiare l\'indigestione) e sto già traducendo il Quarto item nell\'elenco fornito da Carlo, precisamente quello riguardante il terzo giorno. Anch\'io, purtroppo, non ho molto tempo a disposizione, ma una mano volevo darvela comunque. Fornitemi altre indicazioni sul da farsi, una volta completata la traduzione.Buon lavoro!
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda Tiresia » 05/09/2007, 0:39

Caro Carlo,
ti ringrazio per l\'intervento esplicativo ed interessantissimo che hai mandato. Mi hai ricordato un particolare che avevo dimenticato e che ha senz\'altro importanza: riguardo all\'esercizio del cantare il proprio nome:

Le persone, a turno, dovevano cantare il proprio nome e subito dopo, ad un cenno del maestro, tutto il gruppo doveva ripetere il nome di quella persona così come essa lo aveva cantato, accentuando i tratti che potevano risultare imbarazzanti, tipo la voce un po\' tremolante, o flebile, o stonata o quant\'altro, creando, quindi, un sicuro imbarazzo in chiunque, come ben spiega Carlo motivandone chiaramente il fine.

Secondo giorno di intensivo.

Dopo un breve sonno, i partecipanti vengono buttati giù dal letto alle 7. Senza fare colazione, ci si deve trovare nello spazio davanti al tempio per fare ki-training.
Il ki-training dura circa 2 ore (o più, negli anni la durata del ki training si è allungata) e si tratta di una serie di esercizi, prettamente fisici, che dovrebbero aiutare ad acquisire il \"potere personale\".
Fare il ki-training era assolutamente obbligatorio e chi arrivava in ritardo o non si presentava, veniva ripreso in modo diretto o indiretto dal maestro che sottolineava la sua \"mancanza di impegno\" o simili facendogli fare una figuraccia davanti al gruppo.
Aolcuni esercizi erano anche piacevoli, ma ce n\'erano altri che si rivelavano molto dolorosi, soprattutto per le persone più anziane, come racconterò qui di seguito. Anche chi si rifiutava di fare un esercizio o proseguirlo perchè avvertiva dolore veniva ripreso dal maestro che interpretava quel rifiuto come l\'espressione di un \"processo\" che poteva variare dal \"non essere capace di andare a fondo nelle cose\" all\' \"atteggiamento rinunciatario e da perdente di fronte alle difficolltà della vita\" a quant\'altro gli venisse in mente di relativo (o completamente inventato) alla vita di una persona, e a cose che il maestro sapeva perchè la persona stessa aveva condiviso in precedenza ai seminari o raccontato a lui in forma privata. Ovviamente, tutto ciò che il maestro diceva alle persone veniva detto pubblicamente con un tono di voce che potesse essere ben udito anche dagli altri partecipanti.
I partecipanti si accomodavano per terra su un asciugamano o una copera che dovevano portarsi dietro.

I primi esercizi consistevano in massaggi vari ai piedi, esercizi per sciogliere i muscoli delle gambe e delle braccia, esercizi molto dolorosi in cui le persone dovevano fare ruotare il collo singendo la testa in avanti, in dietro e lateralmente, in cui dovevano spingere la testa all\'indietro fino al limite del dolore e oltre (esercizio molto gradito a tutti quelli che soffrivano di cervicale!) e che servivano, veniva detto dal maestro, ad esplorare i propri limiti nella sopportazione del dolore.

Si passava quindi ad una serie di esercizi di equilibrio, tipo la \"camminata zen\" dove bisognava camminare muovendosi pianissimo e, al suono del gong, bisognava immobilizzarsi nella posizione in cui si era, non importa se con un piede sollevato nell\'atto di fare un passo, e il maestro passava di persona in persona esercitando con la mano una pressione sullo sterno per \"provare\" il livello di centratura nel ki. Chi perdeva l\'equilibrio era, ovviamente, non-centrato. Chi rimaneva in equilibrio gongolava per la sua capacità di \"rimanere nel ki\", il che equivaleva a dire \"rimanere nel proprio potere personale\".
Mi sembra che prima di cominciare questi esercizi, chiamati \"esercizi di centratura\", il maestro spiegasse le 4 leggi del ki:
per mantenersi nel proprio ki, che equivale al centro di massa del corpo, situato circa 2 dita sotto l\'ombelico, bisogna fare le seguenti cose, o una sola di queste o tutte insieme:

1) portare il peso in basso - sentire le gambe e i piedi pesantissimi, come fossero piombo
2) usare solo i muscoli necessari ad una certa azione, cioè non avere tensioni muscolari che non servono
3) mandare l\'energia in una direzione, un punto preciso e mantenerlo costante
4) portare l\'attenzione nel proprio ki e mantenerla in quel punto.

Il maestro diceva: \"La buona notizia è che se voi riuscite a realizzare uno solo di questi stati, avete automaticamente anche gli altri,; la cattiva è che se voi perdete uno di questi stati, automaticamente perdete anche gli altri.
Dopo questa spiegazione si facevano vari esercizi per provare l\'essere nel ki applicando una di queste tecniche, ma non mi dilungherei più di tanto in questo senso. Se però c\'è qualcuno interessato a descriverli o a saperne qualcosa di più sarò lieto di approfondire.

Fra gli esercizi di centratura c\'era quello che consisteva nel mettersi tutti in fila davanti al muro del tempio e fissare un punto davanti a sè. Una volta che l\'attenzione era concentrata su quel punto e che si \"sentiva\" il flusso dell\'energia personale fluire dal proprio ki verso quel punto e indietro dal punto al proprio ki, si doveva cominciare ad indietreggiare lentamente fino alla distanza limite in cui si riusciva a percepire il flusso dell\'energia, ossia, prima che lo si sentisse interrompere. Più lontano si riusciva ad andare, più forte era l\'energia a disposizione. (...E che bravi, quelli che arrivavano più lontani. Ammirevoli davvero. Un traguardo importante per la vita. Scusate i commenti, a volte non riesco a trattenermi. Sarà che non sono nel mio ki...).
La versione dolorosa di questo esercizio, che più che un esercizio mi sembra una forma di sadismo gratuito del maestro e che anch\'io, come tanti, ho acconsentito a subire per \"il bene della mia evoluzione\" consisteva nel mettersi in ginocchio in posizione di \"seizàn\" (scusate la mia ignoranza ma non so come si scrive), praticamente in ginocchio con le ginocchia vicine e la schiena ben dritta. Assicuro che già dopo pochi secondi cominciavano a dolere le caviglie, le ginocchia, le gambe. Poco dopo cominciavano a fare male la schiena, le spalle ed il collo.

Mantenendo questa tremenda posizione, si doveva fissare un punto nel muro fino al limite del dolore e, diceva il maestro, si doveva superare quel limite e rimanere così ancora per un tempo indefinito. Ai primi segni di cedimento, il maestro raccontava che, durante il suo soggiorno presso un monastero zen, lui doveva fare quell\'esercizio per non so quante ore e doveva mantenere l\'immobilità assoluta perchè c\'era un monaco che girava con la bacchetta e bacchettava chi si muoveva appena.

Il maestro, invece, non bacchettava nessuno con la bacchetta. Piuttosto andava vicino a chi cominciava a dar segni di cedimento incitandolo a mantenere la posizione, sempre con la solita solfa del \"guardarsi i propri limiti, i propri processi, il proprio inesistente potere personale\" ecc. Ho visto persone arrivare a piangere e urlare perchè non erano riuscite a mantenere la posizione, e stiamo parlando di signore anche già abbastanza avanti con gli anni, che venivano schernite dal maestro con frasi tipo \"fai la vittima anche nella vita\", \"guarda come usi il dolore\" e amenità del genere.

Dopo un tempo che sembrava eterno, il maestro finalmente dichiarava finito l\'esercizio e ci si rialzava tutti belli doloranti, ma fiduciosi di avere \"esplorato il limite\" sotto l\'attenta guida del maestro. (Credo che l\'amico MenteAposto non esiterebbe a commentare il limite di cosa).

Poi, una volta finiti questi esercizi di centratura, si passava a quelli di respirazione forzata (credo che si chiami così, mi si corregga però se il termine è un altro) mutuati dal Rebirthing. I partecipanti si dovevano sdraiare sui loro asciugamani o coperte, ricordiamolo, appoggiati sul duro asfalto del piazzale antistante il tempio per la gioia delle schiene, e si cominciava un tipo di respirazione che non prevede intervalli fra l\'espirazione e l\'inspirazione. In breve si finisce in iperventilazione e dopo poco subentra una sgradevolissima reazione fisica che si chiama \"tetania\". La tetania è una dolorosa contrazione dei muscoli dovuta alla massiccia e improvvisa affluenza di ossigeno. Con la tetania si contraggono dolorosamente i muscoli intorno alla bocca, le dita si irrigidiscono e tendono ad unirsi, così irrigidite, verso l\'interno della mano che si contrae piegandosi verso il braccio come se venisse spinta da una forza esterna, si contraggono i muscoli delle gambe e quelli del torace provocando dolori intensi nella zona dello sterno.
Man mano che l\'esercizio va avanti, le persone cominciano a contorcersi e piangere e urlare e vomitare succhi gastrici, sempre però stoicamente continuando a respirare in modo forzato. La scena, se qualcuno avesse la ventura di vederla come osservatore esterno, sarebbe degna dei migliori scenari descritti nell\' \"Inferno\" dal nostro sommo poeta.
I dolori vengono interpretati dal maestro come vecchie memori dell\'abuso che il corpo non ha mai dimenticato e che affiorano attraverso la \"purificazione\" dovuta all\'immissione massiccia di ossigeno.
Diversi partecipanti, che forse non sono molto al corrente degli effetti squisitamente fisici di questa respirazione forzata, credono veramente di avere mosso l\'energia bloccata di eventi traumatici ricordati dal corpo e a questo esercizio spesso seguono memorie di abusi vari che si sarebbero subiti da bambini.
Dopo circa 3 quarti d\'ora di respirazione, finalmente l\'esercizio finisce lasciando i malcapitati partecipanti devastati sia nel fisico che nell\'emozione. Non ci sono momenti di condivisione dell\'esperienza vissuta. Il grupppo di condivisione ci sarà più tardi, dopo colazione, all\'inizio dei \"lavori\".

Si passa quindi agli esercizi fatti con le catane di legno.

I partecipanti vengono invitati a sceglierisi un compagno con cui lavorare e (molti col volto ancora rigato di lacrime) vanno a prendere una catana da una delle 2 ceste poste vicino alla porta del tempio.
Il maestro spiega che la catana è il prolungamento della propria energia e quell\'esercizio serve a mettere alla prova la propria capacità di \"tagliare\" con persone o situazioni \"perverse\".
Ci si mette uno di fronte all\'altro. Si prende la misura della distanza tenendo la catana in posizione orizzontale, ben dritta davanti a sè, con la punta che sfiora quasi il naso dell\'altro. Questo è un esercizio piuttosto terrificante per molte persone perchè il rischio di dare o prendere una catanata in faccia o in testa è veramente alto, e a volte succede.
Il maestro sottolinea che la buona riuscita dell\'esercizio è legata alla capacità di \"fidarsi\" dell\'altro e inserisce, all\'interno di questo esercizio, un altro esercizio (a meno che non lo abbia già fatto fare prima di passare all\'esercizio delle catane). Questo esercizio lo chiamerò \"esercizio della fiducia\" e lo descriverò alla fine di quello con le catane, per non creare troppa confusione.
Il maestro mostra rapidamente una serie di movimenti che si devono fare maneggiando la catana per fare in modo che essa arrivi a tutta velocità proprio davanti al naso di quello che si ha davanti, preceduta da un urlo che dovrebbe, insieme al movimento, fare \"uscire l\'energia\" in direzione della punta del naso dell\'altro. Chi deve \"accogliere\" la catanata, se ne deve stare immobile con gli occhi rigorosamente aperti (perchè l\'esercizio si fa guardandosi dritti negli occhi).
Come durante la maggior parte degli esercizi che si fanno durante l\'intensivo, anche qui si assiste a \"processi\" vari: di paura, per chi deve accogliere la catanata, sempre di paura, per chi deve darla e ha un residuo di buon senso ancora nella testa, ma tutti questi devono venire superati perchè corrispondono ai vari atteggiamenti che si hanno anche nella vita: \"processo del non sapere accogliere l\'energia dell\'altro\", \"processo del non sapere donare la propria energia all\'altro\", \"processo del non saper tagliare con persone o situazioni\" ecc. ecc. Chiaramente, che processo sia e di chi, lo sa il maestro ed è lui che lo va dicendo a questo e quello.
Infine, tutti devono aver catanato e accolto la catanata dall\'altro per almeno 3 volte.

Quello che ho chiamato \"esercizio della fiducia\" consiste nel mettersi uno davanti all\'altro ad una certa distanza. Di solito, l\'esercizio viene fatto fare a quelli che hanno una relazione di coppia, ma il maestro può anche scegliere qualcuno che rappresenti il padre o la madre dell\'altro, secondo la sua superiore visione dei processi che si potrebbero \"muovere\" nelle persone.
Quando le 2 persone hanno preso posizione, il maestro ne fa voltare una in modo che dia le spalle all\'altra. A quel punto dice a chi ha il partner alle spalle di allargare le braccia lateralmente, fino all\'altezza delle spalle. Quando lo ha fatto, deve lasciarsi cadere all\'indietro, ovviamente senza guardare, mantenendo le braccia allargate in modo che quello dietro lo prenda sotto le ascelle prima che tocchi terra.
Non so se vi potete immaginare cosa può provocare questo esercizio a livello emotivo, sia in chi lo fa che in chi lo guarda. Paura di battere la testa (cosa che succede, a volte), paura di non essere in grado di prendere l\'altro (cosa che capita, e anche peggio, perchè ho visto far fare l\'esercizio a persone molto impari da un punto di vista fisico: lui grande e grosso e lei minuta ed esile... il risultato era che lui cascava addosso a lei, che ovviamente non era in grado di sostenerlo e si facevano entrambi male). Ma se ci si rifiutava di fare l\'esercizio, il maestro cominciava a dire peste e corna sul processo di chi non voleva farlo, mancanza di fiducia, inettitudine, fallimenti vari e alla fine tutti capitolavano davanti a questi \"svergognamenti\" pubblici. Ah, chiaramente, nessuno \"veniva obbligato\" verbalmente. Ma le pressioni psicologiche del maestro e del gruppo, credete fossero rose e fiori? Provare per credere!
Alcune volte questo orrendo esercizio veniva spinto all\'estremo dal maestro che, dal rapporto di fiducia nei confronti dell\'altro, passava a far esplorare ai partecipanti il loro rapporto di fiducia con Dio e li invitava a fare l\'esercizio con nessuno dietro, ben sapendo che dietro non c\'era nessuno, ripeto.
Se c\'era la fiducia in Dio, non ci si doveva preoccupare di niente perchè non ci si sarebbe potuti fare male. Altrimenti, si prendeva una craniata sul selciato che rischiava il trauma cranico. E ho visto tanti farlo. E prendersi una craniata senza lamentarsi perchè avevano \"capito\" a che punto erano col loro rapporto con Dio....
Dove lo inseriamo, questo esercizio? Nelle terapie folli o nella sezione \"sadismo\" ? Mi piacerebbe avere la risposta di qualche maestro.

Dopo questa serie di ameni esercizi, si andava tutti a fare allegramente colazione. Un\'oretta e la \"vera\" giornata di lavoro sarebbe cominciata....

- continua -
Ultima modifica di Tiresia il 09/02/2011, 14:11, modificato 1 volta in totale.
Tiresia
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda Carlo » 05/09/2007, 4:00

Ciao a tutti, di nuovo aggiungo qualche commento di carattere psicologico, relativo al significato manipolatorio e di condizionamento psichico insito nelle \"tecniche\" poc\'anzi ben descritte da Tiresia:
Ho sentito di molti, e io stesso l\'ho fatto in diverse occasioni per un tempo variabile da giorni a settimane, che ripetevano gli esercizi del Ki Training tutte le mattine, a casa, dopo la fine dell\'intensivo. Il maestro sottolineava più volte che era essenziale farlo, che una mezz\'ora o un\'ora tutte le mattine dedicate a noi stessi e allo sviluppo di una migliore centratura avrebbero dato risultati straordinari in termini di potere personale e di successo nella vita. Nulla da eccepire sul fatto che, potendo permetterselo, un po\' di ginnastica e di meditazione-rilassamento-stretching facciano bene e migliorino il tono dell\'umore e il metabolismo; non bisogna però trascurare due elementi importantissimi, che mai sono stati spiegati in arkeon: 1) per alcune persone la meditazione e il rilassamento sono fortemente controindicate, dato che generano ansia, irrequietezza, senso di irrealtà e una specie di trance che corrisponde ad una alterazione spiacevole e fastidiosa dello stato di coscienza: è il caso di chi soffre di disturbo d\'ansia generalizzato, di personalità ossessivo-compulsiva o di disturbo da stress post traumatico (non è questa la sede per descrivere tali diagnosi, ma sono certo che su 100 persone almeno 7 o 8 hanno uno di questi disturbi, e non dovrebbero fare questi esercizi, perché i loro sintomi peggiorano anziché migliorare). Ovviamente questo torna comodo al leader, che può così insistere sul fatto che qualcuno \"resiste\" al lavoro, che vuole dimostrare che non funziona perché è in processo con il maestro, con l\'autorità o persino con Dio...
Negli ultimi anni il filone cognitivo comportamentale della psicoterapia si è accostato alla meditazione, sviluppando un metodo il più possibile scientifico, riproducibile, condivisibile e controllabile, denominato \"Mindfulness\". Si tratta di procedure molto \"soft\", sempre corredate da ampie ed esaurienti spiegazioni circa i possibili effetti collaterali e le controindicazioni. Inoltrei risultati ottenibili vengono descritti prima di cominciare la pratica, lasciando SEMPRE la persona libera di non farlo se non se la sente o se non apprezza l\'alterazione dello stato di coscienza inevitabilmente indotto dalla meditazione (anche su questo non voglio dilungarmi, potete trovare in rete ampie descrizioni della mindfulness, indirizzi di istruttori - psicologi qualificati - commenti e consigli). Il fatto che la meditazione, il fissare un punto, il concentrarsi sul respiro siano pratiche che alterano lo stato di coscienza in modo e misura certi ci porta direttamente al punto 2) : non dobbiamo dimenticare che durante le tre ore circa dedicate al ki training il maestro parla in continuazione, e nessuno controbatte o condivide alcunchè. Si tratta di tre- quattro ore di indottrinamento costante, sottile ma profondo, in cui vengono esposti e ribaditi i concetti base della teoria arkeoniana, facendo apparire vere le più inammissibili assurdità. Le persone presenti sono in uno stato alterato di coscienza, e sono quindi maggiormente VULNERABILI e particolarmente ricettive. La programmazione ha luogo proprio in questi momenti, tra un esercizio e l\'altro, mentre l\'io cosciente è impegnato a sopportare il dolore ai polsi per le flessioni innaturali che vengono imposte, o mentre tutta la nostra attenzione consapevole è rivolta ad evitare una katanata in fronte: le informazioni vengono assimilate passivamente, acriticamente, perché non si ha il tempo e neppure l\'energia per giudicare, selezionare e valutare quanto insegnato. Si è inoltre digiuni, stanchi e sotto pressione. Come dicevo prima, viene consigliato di ripetere questi esercizi anche a casa, la metafora che ho sentito è la seguente: \"dovete considerare il ki training come le ore di volo necessarie ad ottenere il brevetto da pilota: un numero minimo sono obbligatorie, ma più ne fate e meglio volerete\". A questo punto bisogna chiedersi: ma qual è il vero scopo di tutto questo? La risposta risiede in un concetto psicologico a me assai caro, denominato \"State Dependent Learning\" o \"apprendimento dipendente dallo stato (di coscienza)\". In poche parole ciò che abbiamo imparato in un particolare stato di coscienza, indotto chimicamente, casualmente o tramite esercizi come quelli appena descritti, tende a riaffiorare e a consolidarsi in modo massiccio se lo stato di coscienza in questione viene riprodotto. Chiunque ai tempi del liceo o dell\'università abbia studiato tutta la notte sotto l\'effetto di psicostimolanti (anfetamine, pemolina, ma anche acutil fosforo o caffeina) avrà notato che per ricordare quanto studiato era assolutamente necessario assumere ulteriori dosi degli stimolanti stessi, pena i temuti \"vuoti di memoria\". Consigliando ai presenti di ripetere a casa gli esercizi di ki training il leader si assicura un recupero e un consolidamento delle valanghe di informazioni rovesciate addosso agli studenti nelle varie mattinate dell\'intensivo, gratuito, inconsapevole ed efficace. Chi ha ripetuto gli esercizi a casa si sarà senz\'altro accorto che in alcuni momenti sembrava quasi di udire la voce del maestro ripetere le istruzioni, e inevitabilmente affioravano alla mente anche spiegazioni, aneddoti, commenti e concetti che diventavano sempre più parte di noi. La grossa fregatura della programmazione stato-dipendente è che dopo un certo numero di recuperi e consolidamenti si ha l\'impressione di credere a quanto viene detto, e spesso si arriva a credere di avere sempre pensato in quel modo, oppure di avere avuto una intuizione personale, una \"illuminazione\" o una comprensione dei concetti arkeoniani che sembrano provenire dalla nostra mente, come elaborazioni soggettive e non come indottrinamenti.

Aggiungo anche commenti sulla respirazione forzata e la tetania, riportando un brano della Singer tratto da \"Cults in Our Midst\", perché non saprei spiegare meglio ciò che significa realmente questa pratica:

Inizio citazione

Iperventilazione

Iperventilazione è un termine generico per definire gli effetti causati dall\'eccesso di respirazione e dal sospiro ripetuto. Questa condizione fisica viene facilmente indotta facendo continuamente urlare o scandire ad alta voce. [...] L\'eccesso di respirazione può essere prodotto anche con intense e profonde espulsioni di aria durante salmodiamenti rituali più tranquilli e privati.

Un ex seguace di Rajneesh mi ha mostrato che cosa si intendeva per meditazione Hoo, esercizio frequente in quel gruppo. In piedi a gambe divaricate, braccia sulla testa, si eseguono rapidi inchini a braccia tese, emettendo l\'aria quanto più bruscamente e velocemente possibile mentre si formula il suono “hoo” sull\'espirazione, ad ogni inchino. Mi ha detto che questo esercizio veniva fatto finché la maggioranza dei membri non crollava a terra.

Ho chiesto a numerosi medici di darmi una breve spiegazione dell\'iperventilazione, o eccesso di respirazione, in modo da poter aiutare gli ex membri a comprenderne l\'effetto. Mi hanno spiegato che l\'eccesso di respirazione continuato, facendo passare grossi volumi d\'aria dentro e fuori i polmoni, produce una caduta del livello di biossido di carbonio nel sistema circolatorio, che a sua volta produce un aumento dell\'alcalinità del sangue che viene definita alcalosi respiratoria. Un livello leggero di alcalosi respiratoria produce vertigine e senso di stordimento, una sensazione come di testa leggera; ci si sente “brilli”, e si sperimenta perdita di pensiero e giudizio critico. Un eccesso di respirazione più prolungato o vigoroso produce intorpidimento e formicolio alle dita di mani e piedi e alle labbra, sudorazione, batticuore, tintinnii alle orecchie, tremolio e sensazioni di paura, panico e irrealtà. Eccesso respiratorio ancora più vigoroso e prolungato può causare crampi muscolari compresa la rigidità ad artiglio di mani e piedi, crampi al corpo e forti dolori e tensioni toraciche. Possono svilupparsi aritmie cardiache e tendenze convulsive. L\'alcalosi respiratoria può anche causare svenimenti. Le persone spesso cadono al suolo e perdono brevemente conoscenza. Durante il periodo di incoscienza la respirazione si fa scarsa per compensare i precedenti eccessi e per ripristinare il normale equilibrio chimico del sangue. Ci si risveglia deboli, esausti e consapevoli di aver vissuto un\'esperienza drammatica e sconvolgente.

Sette, ciarlatani e manipolatori conoscono perfettamente gli esiti prevedibili dell\'iperventilazione – capogiri, sensazioni di perdita del controllo, possibile perdita di conoscenza, rumori nelle orecchie e tensioni nelle dita delle mani e dei piedi. Similmente hanno riconosciuto l\'impatto dell\'immediata ridefinizione dell\'esperienza. Riformulando coscientemente gli effetti, pertanto confondendo la reazione viscerale individuale che sia accaduto qualcosa di spiacevole, i leader trasformano un\'esperienza che causa spavento in presunta esperienza positiva, ad esempio raccontando ai neofiti di «aver raggiunto la beatitudine … di aver ricevuto lo spirito … sul cammino». [...] Sebbene molti nella sala sembrassero persone istruite, nessuno diceva di aver riconosciuto gli effetti dell\'iperventilazione, effetti di cui quasi tutti abbiamo sentito parlare nelle lezioni di scienze alla scuola superiore o al college. Pressione dei pari e limitazioni sociali facevano in modo che nessuno chiedesse «Siete sicuri che in realtà non si tratti dell\'effetto dell\'iperventilazione invece che estasi o illuminazione celeste?».

Ex membri mi hanno descritto le sensazioni provate dopo prolungati periodi di slogan salmodiati. Si sentivano distanti e storditi, alcuni provavano esaltazione. Si rendevano conto che era successo qualcosa e gli veniva detto che questa sensazione era correlata al fatto che stavano diventando membri più dedicati, e che stavano provando quanto si supponeva dovessero provare. Avevano ben presto realizzato che non dovevano lamentarsi di queste sensazioni strane, ma che dovevano considerarle come un progresso. All\'epoca non avevano collegato lo stato fisico e gli esercizi fisiologici implicati nello scandire slogan.

Fine citazione

Ciò che farebbe drizzare i capelli alla Singer, peraltro già discusso e commentato in un\'altra sezione di questo forum, è l\'assurda, ridicola e infondata informazione relativa al \"vomitare lo sperma dell\'abuso\". In iperventilazione succedono due cose: 1) la saliva presente nella gola e nell\'esofago perde acqua per evaporazione, si addensa e assume colore e consistenza simili a sperma; 2) negli spasmi della tetania è estremamente facile vomitare. 1+1= bingo!! Purtroppo ho discusso più volte in prima persona con individui laureati, intelligenti, capaci e perspicaci, che hanno sostenuto fino al litigio la tesi che ciò che hanno vomitato fosse davvero sperma! Attualmente provo solo compassione per chi razionalizza tali assurdità e crede realmente di avere \"sanato\" il trauma di un abuso non dimostrato ed indimostrabile, non ricordato o riaffiorato con tutte le caratteristiche della False Memory Syndrome - la sindrome dei falsi ricordi - sputando saliva addensata durante una crisi di tetania...
Qui basti ricordare che: la catarsi o abreazione - cioè il rivivere o riattualizzare violente emozioni negative - non corrisponde affatto ad un processo di guarigione, ma semmai ad un addentrarsi maggiormente nell\'identità di malato, traumatizzato, abusato, consolidando ed aumentando la frequenza e l\'intensità di tali comportamenti ed emozioni negative; la maggior parte degli abusi sessuali realmente accaduti sono presenti nella memoria consapevole; la maggior parte delle persone NON ha subito un abuso sessuale, e soprattutto la maggior parte di coloro che hanno subito un abuso sessuale (pochi) NON ha bevuto lo sperma dell\'abusatore; coloro che anche avessero bevuto lo sperma dell\'abusatore non avrebbero in alcun modo la possibilità di vomitarlo a distanza di anni, a meno che non si creda ad un modo magico, surreale, da \"ai confini della realtà\" o da film horror; la percentuale di coloro che vomitano saliva addensata è enormemente più grande della percentuale di abusati; l\'intero costrutto teorico relativo al \"vomitare sperma\" farebbe rabbrividire qualsiasi persona che abbia anche solo un minimo di familiarità con il metodo scientifico.
Credo di essermi dilungato anche troppo, vi saluto e vi ringrazio per gli spunti di riflessione.
Carlo
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda stefano » 05/09/2007, 16:59

Ciao a tutti, grazie Carlo e grazie Tiresia per l\'aiuto e per le spiegazioni che state dando, ma praticamente quello che hai spiegato sarebbe il gancio psicologico? comunque mi semebra di cogliere da tutto questo modo di fare, intendo gli esercizi e le altre cose, siano modi molto molto infantili, nel senso che, per quello che credo io, non ci dovrebbe essere nessun problema a perdere la propria centratura, ad esempio, per una persona veramente sana, perchè è semplicemente il riconoscimento di un proprio limite, e ci si dovrebbe anche ridere sopra. Ma tutto questo sistema quindi, incute un senso di paura nelle persone, di terrore di sbagliare e quindi di essere inadeguati? da un lato, mentre, dall\'altro crea sostanzialmente dei robot, persone che invece di affrontare le cose lasciandole andare, si creano il muro del cosidetto potere personale, ma questa non è una corazza? non so ma per la mia esperienza le corazze fanno malissimo, è vero questo?.
Grazie per l\'ascolto
Stefano
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda Carlo » 05/09/2007, 22:32

Forse visto dall\'esterno il \"gancio psicologico\" come lo chiami tu sembra debole... ma ti assicuro che per chi rimane \"agganciato\" è terribile, non ci si rende conto prima di ciò che sta succedendo, tutto avviene con estrema gradualità. Mi ricordi un ragazzo che conosco che ha provato una volta l\'eroina, ha vomitato ed è stato malissimo, e poi ha detto: \"ma come si fa a diventare dipendenti da questa schifezza? Io proprio non capisco, si sta male, e la gente paga per stare male?\". Ebbene, per uno che reagisce effettivamente così, restando schifato e nauseato, ce ne sono molti che, poco alla volta, si ritrovano dipendenti, eppure assumendo la prima dose non stavano desiderando di finire in galera, a prostituirsi per un buco, con l\'epatite o l\'aids, ecc. ecc. La vulnerabilità è il concetto chiave, i diversi livelli di vulnerabilità che le persone presentano nelle diverse fasi della loro vita... Le sette del potenziale umano hanno una strepitosa capacità, anzi, due: una, quella di riconoscere le vulnerabnilità presenti nelle persone e sfruttarle senza che la persona se ne accorga, due, quella di creare vulnerabilità anche dove non ce ne sono, in modo da poterle sfruttare a proprio piacimento. La paura di essere inadeguati, il terrore di essere rifiutati, funzionano meglio dopo che ti hanno portato a fare terra bruciata intorno, quando non hai più famiglia, non hai più amici, non hai più confronti con nessuno che non \"condivida il tuo cammino di crescita\" (leggi: che non venga sfruttato sulle stesse vulnerabilità). A quel punto la corazza del potere personale è l\'unica maschera che puoi indossare per essere accettato, oppure devi affrontare, oltre alla solitudine, il pensiero di esserti fatto fregare, e anche parecchio!
E\' dura, ogni giorno, riconoscere di avere sbagliato e fare scelte nuove cercando di essere liberi, davvero.
Carlo
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda stefano » 05/09/2007, 23:09

Caro Carlo, scusami, non volevo assolutamente essere semplicistico, anzi. Volevo solo capire il discorso che hai fatto e che mi sembra molto molto importante e l\'ho voluto in un certo senso sottolineare. Sto benedetto gancio me lo spiegarono una volta tipo, se tu quando studi tieni una matita fra le mani e fai un gesto ripetitivo, quando poi sei all\'esame e ripeti il gesto la tua mente è portata a ricordare quello che hai studiato, serviva a me per capire. Io non avevo colto l\'esempio che hai fatto in precedenza finche non ho letto il tuo post sulle tecniche agli intensivi, e qui mi sembra che sia venuta fuori una cosa molto molto grave perchè in questo c\'è un\'abuso vero e proprio, non so se questo è un semplice plagio , questo è usare uno strumento di controllo sulle persone, e mi piacerebbe se venissero raccontate altre cose, io purtroppo, non ricordo più con esattezza tante cose. Però ricordo l\'uso della musica, degli incensi, la fotografia dell\'intensivo sulla morte che ci si porta a casa In particolare, nel mio caso, c\'è stata una sorta di distorsione di percezione della realtà nel senso che nella vita quotidiana c\'erano certe musiche certe immagini oppure determinati eventi che catturavano la mia attenzione ed ai quali davo significati ben precisi sempre inerenti alle tematiche arkeoniane. Scusate se ve lo chiedo potete approfondire, per chi se lo ricorda
esercizi in tal senso? scusa ancora Carlo non volevo assolutamente essere superficiale, anzi
Un abbraccio Stefano
stefano
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda Tiresia » 06/09/2007, 2:14

Secondo giorno di intensivo - contiunua -

Nel post precedente ho dimenticato di dire che il ki-training viene fatto tutti i giorni tranne il primo (giorno di arrivo) e l\'ultimo (partenza).

Dopo il ki-trainig si fa colazione e rimane circa un\'oretta e mezza di tempo libero. Quando il maestro chiama, i partecipanti si recano al tempio. Se la memoria non mi inganna, non mi sembra che ci sia un giro di condivisioni generale, ma il maestro passa subito a spiegare come la paura e la rabbia hanno condizionato la vita dei partecipanti e come la radice di queste due emozioni basilari sia da ricercarsi nell\'infanzia e nel rapporto con i genitori.
I partecipanti sono disposti in cerchio nel piazzale antistante, tutti per mano. Il maestro fa un giro all\'interno del cerchio e stabilisce chi sarà il conduttore dei piccoli gruppi che si dovranno formare di lì a poco. Fa posizionare i conduttori al centro del cerchio, a una certa distanza uno dall\'altro, quindi invita i partecipanti a mettersi dietro al conduttore che preferiscono. Di solito il conduttore è un suo aiutante, ma è capitato che qualche gruppo venisse condotto anche da aspiranti maestri che ovviamente godevano della fiducia del leader.

Quando i partecipanti hanno formato i gruppetti, il maestro ne aggiusta il numero spostando qualcuno dai gruppi più numerosi in modo che il numero di partecipanti sia più o meno lo stesso per ogni gruppo. Una volta che tutti sono sistemati in uno dei gruppi, il maestro dice di andare nel campo di ulivi dietro al tempio e, in assoluto silenzio e centratura nel ki, cercare un albero che, per qualche motivo, il partecipante sente che rappresenta se stesso. Quello sarà il \"proprio albero\" e, per il tempo dell\'intensivo, sarà il luogo dove si potrà andare se si vuole stare da soli con se stessi. Una volta individuato l\'albero che lo rappresenta, il partecipante dovrà \"prendersi un tempo\" per stare con lui e guardarlo e capire perchè ha scelto proprio quell\'albero.
Il campo di ulivi dove ci si reca è lo stesso dove arde, dall\'inizio dell\'intensivo, il \"sacro fuoco\" che viene sorvegliato e alimentato da alcuni volontari scelti durante la riunione della prima sera (quando si scelgono le persone addette alla sveglia e ai reclami. Insieme ai volontari addetti al \"sacro fuoco\" (un grande onore!) vengono scelti anche coloro che dovranno occuparsi di tenere pulito il tempio e lo spazio intorno al tempio, nonchè i servizi vicini allo stesso, durante i giorni dell\'intensivo (altro grande onore!).

Al suono del gong, i partecipanti dovranno tornare al tempio e raggiungere il proprio gruppo.
Non appena i gruppi si sono riuniti, il conducente fa accomodare il suo gruppo in un posto sul prato che circonda il tempio, ad una certa distanza dagli altri gruppi, e si comincia un giro di condivisioni in cui ogni partecipante dovrà dire com\'è l\'albero che lo rappresenta e il motivo per cui lo ha scelto. Anche in questo caso, ci sono persone che si abbandonano a pianti e urla varie riconoscendo nell\'albero questo o quel \"blocco\", questa o quella \"contorsione\" dei rami e via che si vola con le associazioni, il più delle volte spiacevoli e dolorose, riguardo agli aspetti della propria vita rispecchiati dall\'albero. Vale la pena tenere presente che nessuna condivisione è stata ancora fatta dopo la forte esperienza vissuta durante il ki-training, e che molte persone sono già belle scosse dai contenuti emotivi emersi, o in loro, o negli altri.

Credo sia inutile ricordare che nessuno di quelli che conduce i vari gruppetti è psicoterapeuta ma, nonostante questo fatto accertato, non lesina indicazioni o pressioni affinchè chi sta condividendo riesca ad \"entrare nel suo processo\" e \"vedersi qualcosa\". Nel frattempo, il leader svolazza di gruppo in gruppo osservando i vari \"movimenti\" e probabilmente anche l\'operato dei suoi aiutanti. Non interviene se non in caso di forti processi emotivi che, però, in questa fase non sono così forti come durante gli esercizi delle sedie che seguiranno.

Una volta che i partecipanti hanno fatto le loro condivisioni, il maestro riunisce tutti in cerchio davanti al tempio e introduce il tema della paura: di come ci abbia sempre bloccato, di come ci impedisce di gustare la nostra vita ecc ecc. e invita le persone ad andare in giro intorno al tempio o nell\'uliveto (ma non troppo lontano) e cercare un oggetto che rappresenti la loro paura. Al solito suono del gong, solite condivisioni nei gruppetti sull\'oggetto che si è scelto (o che ci ha trovati, come dice il maestro) e poi si va a cercare l\'oggetto che rappresenta la nostra rabbia, non prima di aver sentito ciò che il maestro dice sulla rabbia e sugli effetti devastanti che quest\'emozione, repressa o rimossa, ha nelle nostre vite.

Quando i gruppi finiscono i giri di condivisione sugli oggetti che rappresentano la rabbia, si forma un\'altra volta il cerchio fuori dal tempio: in piedi e per mano. Dopo gli esercizi sopra descritti, i partecipanti sono tutti piuttosto stanchi perchè sono passate circa 4 o 5 ore da quando si è cominciato e non ci sono state soste. La tensione emotiva è costante. Soprattutto nel mese di luglio, il caldo è opprimente e tutti i gruppi si tengono all\'aperto. D\'inverno si tengono lo stesso all\'aperto con un freddo boia. I partecipanti non hanno mangiato niente dalla colazione. Si può solo bere. Sono circa le 5 del pomeriggio.
A questo punto si va a mangiare. Il maestro dice di non parlare con gli altri partecipanti per non \"scaricare\" la tensione. Non è che ci sia l\'obbligo al silenzio, ma si viene invitati a rimanere concentrati su quello che si è \"mosso\" dentro senza cercare di sfogarlo. Parole chiave del maestro: \"Rimanete con questa cosa\".

Dopo il pranzo si rimane una mezz\'ora a gironzolare nell\'agriturismo e poi si ricomincia.

Comincia la serie di "ESERCIZI DELLE SEDIE"

I partecipanti sono invitati a recarsi nuovamente al tempio. Solito cerchio esterno, il maestro chiede \"come state\" ma non c\'è un giro di condivisione. Il maestro spiega brevemente che ora tutti potranno sperimentare DAVVERO che cosa sono la paura e le rabbia.

La porta del tempio viene aperta e i partecipanti scoprono che le sedie non sono più in cerchio ma sono disposte una di fronte all\'altra, in piccoli gruppi da 2, molto vicini gli uni agli altri. Nel tempio c\'è un odore molto forte di erbe bruciate sul braciere, quasi soffocante. Man mano che entrano, i partecipanti prendono posto sulle sedie e, in un silenzio carico di tensione, aspettano che tutti si siano seduti. Il maestro sposta questo o quello secondo una sua logica volta a favorire la proiezione della madre o del padre sull\'altro. Se sono presenti figli e genitori, questi vengono messi uno davanti all\'altro, anche se si sono seduti in posti diversi (i figli sempre davanti ad uno dei genitori, se presente). I partecipanti vengono invitati a mettere sotto le sedie gli oggetti che hanno trovato e che rappresentano la loro paura e la loro rabbia. Tutti devono avere in mano il quaderno e la penna che sono stati loro consegnati al momento della registrazione.
Gli assistenti, nel frattempo, hanno preso in mano ognuno uno strumento tipo tamburo, tamburello, maracas, triangoli, bastoncini e tutto quanto possa fare un casino pazzesco. Un aiutante, di solito uno dei preferiti dal maestro, viene incaricato di suonare un grosso tamburo, di quelli che non si possono sollevare e che è appoggiato in un angolo.
In chi fa questo lavoro per la prima volta, la tensione è altissima.
Quando tutti sono seduti e il maestro ha fatto gli spostamenti del caso, comincia a spiegare brevemente che l\'esercizio si fa a turno e consiste nel ripetere all\'altro la frase che lui indicherà. La frase va ripetuta \"in modo che l\'altro la senta bene\" e a ciclo continuo, cioè senza pause fra la fine e l\'inizio. Prima di cominciare, i partecipanti scriveranno la frase sul loro quaderno e lo consegneranno al partner che hanno davanti. Il partner dovrà scrivere le risposte dell\'altro sotto la frase, ma senza guardare il quaderno perchè per tutto l\'esercizio ci si deve fissare dritti negli occhi. Al suono del gong ci si scambieranno i quaderni e i ruoli.
Il maestro dice che non è permesso picchiare chi si ha davanti e che si devono tenere le mani ben attaccate al sedile della sedia.
Se qualcuno prova solo a fare l\'atto di andarsene, viene ripreso e rimesso a sedere con fermezza e convinto a rimanere. Ah, nessuno è costretto a rimanere, davvero, ma non ho visto neanche nessuno che, dopo aver fatto l\'atto di andarsene, sia poi riuscito a farlo davvero.
(Lettore, puoi immaginare come ci si può sentire in quella situazione? Amico psicologo, è lecito sottoporre le persone a questo tipo di violenze psicologiche senza prima, come minimo, avvertirle? Avvocato, cosa può denunciare e a chi la persona che si trova in una situazione come questa? Caro Ministro di Grazia e Giustizia, non le sembra che sia ora di rivedere la legge sul reato di plagio? E sulle violenze psicologiche all\'interno di questi gruppi di \"consapevolezza\"?).

A questo punto, il maestro dice qual\'è la domanda che i partecipanti devono scrivere sul quaderno: \"MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E\' \"
i partecipanti la scrivono sul quaderno e il maestro li invita a chiudere gli occhi, dicendo che dovranno riaprirli al suono del gong e cominciare subito l\'esercizio. Quando hanno gli occhi chiusi, dice di visualizzarsi da bambini: \"Tornate al tempo in cui eravate bambini e avevate paura... Mio padre mi ha insegnato che la paura è...\"
Non si fa quasi in tempo a sentire la fine della frase che arriva il suono del gong seguito dal rumore più assordante che uno abbia mai sentito nella sua vita. Tutti gli assistenti cominciano a percuotere come forsennati gli strumenti che hanno in mano, i partecipanti cominciano ad urlare a quello davanti la domanda con tutto il fiato che hanno in gola (ricordiamoci che il maestro ha detto di \"dirla in modo da farsi sentire chiaramente\" da chi si ha davanti.
La scena in cui ci si ritrova non è possibile riuscire a descriverla in tutta la sua carica terrifica. Io stesso mi sono dovuto fermare un attimo perchè ho il cuore che batte forte e sono dovuto andare a farmi un giro per la casa prima di tornare a scrivere. Una bolgia dell\'inferno dantesco non potrebbe essere altrettanto orrenda.
Le persone cominciano ad urlare, a contorcersi sulle sedie, ad avere delle vere e proprie esplosioni di terrore. Quando gli assistenti vedono che qualcuno è particolarmente agitato, gli si fanno intorno e suonano, se possibile, ancora più forte gli strumenti intorno a quel poveretto, chi grida la domanda cerca di scarabocchiare sul foglio le risposte di quello davanti ma riesce a fare solo segni incoerenti sul foglio, tutti cominciano a sudare e diventare rossi in viso, tutti gridano, chi urla la domanda, chi risponde con parolacce, chi grida \"basta basta\", chi \"vattene vattene\", chi no non, chi \"Ah Dio, Dio\".... in un frastuono che diventa totale. Dopo poco quasi tutti sono in iperventilazione a forza di urlare senza sosta ma l\'esercizio continua, continua, continua. Se qualcuno si alza dalla sedia, lo rimettono la suo posto. Nessuno poteva uscire da lì. Eravamo tutti inchiodati alle sedie, proiettati in una scena che sembrava diventata un\'allucinazione.
Ricordo che la mia mente, a quel punto, entrava in una sorta di regno ovattato e cominciavo a vedermi urlare come se fossi fuori dal mio corpo. Il frastuono era tale che le orecchie cominciavano a fischiare e avevo l\'impressione di vedere la scena dall\'alto.
Il cuore batteva all\'impazzata e sentivo una pulsazione fortissima allo stomaco.
Dopo un tempo che mi era sembrato eterno, finalmente il suono del gong creava, di nuovo il silenzio. Silenzio si fa per dire perchè, anche se il frastuono degli strumenti e delle urla era cessato, rimanevano i singhiozzi disperati di quasi tutti i partecipanti. Il caldo, in quell\'angusto spazio pieno di anime stravolte era soffocante.
Il maestro diceva di scambiarsi i quaderni e subito dopo il suono del gong decretava l\'inizio di un nuovo incubo. Alcune persone fissavano chi urlava loro la domanda come se fossero inebetite, alcune cominciavano di nuovo ad urlare come se le stessero squartando, altre si buttavano a terra o contro le mura del tempio (e venivano recuperate e rimesse a sedere) e di nuovo ricominciava l\'inferno e la sensazione di non essere io quello che stava là dentro, di nuovo la mente si staccava dal corpo e il corpo sembrava agisse e urlasse da solo, senza che io potessi esercitare alcun controllo su di lui....
Finalmente, il suono del gong tornava e con esso finiva il frastuono. Ma l\'incubo era solo cominciato.
Calcolate che fra un suono di gong e un\'altro passano circa 10-15 minuti. Per ogni domanda, circa 20-30 minuti.

Quando le persone si erano un po\' calmate, il maestro diceva di scrivere la domanda successiva: MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA PAURA E\'. Bisognava chiudere di nuovo gli occhi e seguire la voce del maestro che diceva: \"Ritorno ai tempi in cui ero bambino e avevo paura... Mia madre mi ha insegnato che la paura è...\"
Un colpo di gong, e tutto ricominciava, senza sosta.

La terza domanda, sempre seguita da una visualizzazione a tema prima del suono del gong: PER ME LA PAURA E\'...

Quarta domanda: QUANDO HO PAURA IO...

Dopo circa 2 ore ininterrotte di questo trattamento, si aveva diritto a circa una ventina di minuti di intervallo per bere o andare ai servizi. Tutti dovevano uscire dal tempio e gli assistenti rimettevano a posto le sedie. Non vi dico in che stato ero io e come stavano gli altri. E io, per fortuna, sono una persona piuttosto equilibrata. Ma, nonostante la mia forza d\'animo, posso assicurare che ero molto, molto scosso da quell\'esperienza.

Alla fine dell\'intervallo, si ritornava dentro al tempio. Il maestro diceva qualche altra cosa sulla paura e sul fatto che così eravamo andati a toccare quello che avevamo rimosso ma che era ancora dentro, evidentemente, se avevamo vissuto quello che avevamo vissuto e che era meglio che fosse fuori, riconoscibile, che non dentro a fare danni senza che lo sapessimo.

\"Ora andremo profondamente a toccare la nostra rabbia....\" Le sento risuonare ancora nella testa, quelle parole.

Il maestro ci fece riaccomodare sulle sedie. Il partner poteva essere diverso dal precedente. Dopo gli spostamenti di questo e quello, il maestro diceva di scrivere la prossima domanda: PER ME LA RABBIA E\'. Il suono del gong arrivava improvviso, questa volta. Non ricordo la visulizzazione. Se pensavo di avere visto tutto, durante l\'esercizio precedente, avrei dovuto ricredermi di lì a pochi secondi. Quello che si scatenò con quella domanda non è possibile riprodurlo a parole. La gente urlava, urlava, urlava. Chi si gettava contro l\'altro e veniva ripreso e rimesso a sedere a forza e a forza tenuto fermo mentre si divincolava urlando come un ossesso, chi si copriva la testa con le mani rannicchiandosi su se stessa nel terrore più assoluto davanti al partner che urlava \"Ti ammazzo, ti inculo, puttana, bastardo ecc ecc\", Chi si alzava e cercava di fracassare le sedia su chi aveva vicino e veniva preso e trattenuto a forza dagli aiutanti che lo tenevano fermo a terra mentre altri aiutanti si avvicinavano facendo ancora più rumore possibile con gli strumenti per \"fargli fare per bene il suo processo\". Alcuni, si sbattevano i quaderni in grembo, altri fissavano il vuoto come se fossero improvvisamente inebetiti.....

Lo so che è difficile credere che possano esistere cose come queste e che uno ci si vada a ficcare volontariamente e pagando pure delle cifre piuttosto alte, ma chi ci va per la prima volta non sa, non può neanche lontanamente immaginare a cosa va incontro e, comunque, la maggior parte delle persone esce da lì indottrinata a dovere, pensando di avere avuto \"L\'onore\" di fare chissà quale fondamentale esperienza di consapevolezza mentre invece è stata vittima di pure e semplici violenze psicologiche che hanno come unico scopo quello di manipolare la sua mente a fini meramente economici. Ciò che spinge questi individui ad applicare queste... non saprei come chiamarle... tecniche psicologiche, non è altro che la quantità di soldi che il plagiato gli porta e continuerà a portargli in seguito. Più uno è indottrinato, più tutti i soldi di cui può disporre finiscono nelle tasche del leader che, secondo la vittima \"gli ha mostrato la via (o il sentiero sacro)\".


La bolgia infernale continuava ancora per ore con le seguenti domande, fatte in quest\'ordine:
MIO PADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E\'
MIA MADRE MI HA INSEGNATO CHE LA RABBIA E\'
QUANDO SONO ARRABBIATO IO...

Fra una cosa e l\'altra, siamo arrivati circa alle 22.30. Si va a mangiare senza quasi il tempo di lavarsi la faccia, poi si torna al tempio per la seduta di indottrinamento.
Il maestro invita a meditare su quale sia il sentimento profondo che emerge quando ci si permette di mostrare la rabbia.
Ultima modifica di Tiresia il 09/02/2011, 14:13, modificato 1 volta in totale.
Tiresia
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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda lorita » 06/09/2007, 3:44

Riporto dall\'ex maestro


.......................
Veramente grande il contributo di Carlo ( che colgo l\'occasione di salutare), che ha spiegato con professionalità cosa succede nel cosiddetto Ki-Training.Via via che la giornata prosegue iniziano le vision ( così definite), che non sono altro che un susseguirsi di folli eventi. L\'abbattimento delle difese e i momenti maggiormente forti, vengono svolti via via che aumenta la stanchezza delle persone, come il lavoro delle sedi:
si entra dopo dopo un bel po\' di attesa, dove \" l\'energia e i processi devono salire\"!! E\'talmente alto il livello di indottrinamento che anche persone intelligenti e colte credono a questa enorme caxxata ( passatemi il termine). Si entra nel tempio dove sono accatastate l\'una davanti all\'altra, 80-100 sedie di legno, a seconda del numero dei partecipanti. Ai lati i Maestri con strumenti rumorosi in mano, percussioni, gong ed altro, con forte odore di incensi vari ( hashish)incluso. I Maestri più prestanti a mani libere.... la spiegazione più avanti. Il Moccia vestito da Toro Seduto e con un sonaglio ai polsi, di bianco vestito ( un mix Renato Zero-Village People) che formula delle domande sulla madre, il padre, l\'uomo, la donna, invitando ad andare in profondo con le emozioni di rabbia, frustrazioni, angoscia, paura. Al gong si scatena il delirio, le persone urlano, i Maestri si avvicinano a chi pone sane resistenze ed urlano a loro volta,non ricordo quanto dura ogni round, ma urli
in faccia, ogni persona urla all\'altro in maniera ossessiva la frase precedentemente detta dal Moccia. Schiaffi, pugni, aggrssioni fisiche, sputi, i Maestri che intervengono con forza,( qualcuno di loro scarica li in modo ambiguo le sue frustrazioni), il tutto dentro un rumore assordante di percussioni ed altro. Il problema è che tante persone con problemi anche psichiatrici escono completamente scompensati da tale delirio, quelle più equilibrate molto scosse. La cosa indegna è che qualche maestro idraulico, pasticcere, fornaio ( professioni degnissime per altro), non accolgono ma sparacchiano giudizi terapeutici sui \" processi\" delle persone, specie di quelle con più difficoltà. Io mi auguro che un domani in un eventuale contenzioso legale, queste cose emergano, perchè a mio modesto parere sono veramente pericolose, si parla della vita delle persone, se non fosse altro dei loro sentimenti e paure. In un altro post, il racconto del no- limits, un\'altra follia lucida ed organizzata
!

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Re:Teorie e tecniche di arkeon

Messaggioda paola » 06/09/2007, 15:16

[b]Tiresia scritto:[/b]
[quote]Caro ex - Maestro,
confermo tutto ciò che hai scritto sull\'intensivo. Alcune delle cose che descrivi, però, vengono fatte durante il seminario sui soldi (The business of you) e sul seminario della morte (Living honoring my death). Non avendoli io personalmente frequentati, ti vorrei chiedere, se non ti crea troppo disagio ricordare quelle esperienze, una descrizione un po\' più dettagliata di quello che vi avveniva. In particolare, sarei interessato a sapere qualcosa di più sul seminario della morte: come si svolge, una descrizione degli esercizi che vi si svolgono ecc., in quanto mi sono arrivati racconti frammentati e non molto \"descrittivi\", come nella migliore tradizione arkeoniana che non prevede una descrizione di quanto si fa durante i \"lavori\" nè fornisce a chi non li ha ancora fatti informazioni in merito (tranne qualche sibillina frase tipo \"ti cambia la vita\", \"vai veramente in profondità dentro il tuo processo\" et similia).
Ti ringrazio e ti auguro una serena domenica.[/quote]

Caro ex Maestro,
mi unisco nuovamente a Tiresia che sta facendo un lavoro minuzioso e descrittivo di quanto tutti purtroppo abbiamo provato.
Visto che il buon Tiresia ha ripreso la descrizione del lavoro delle sedie ed andrà avanti secondo cronologia giorno per giorno..., cosa ne dici di approfondire la descrizione di
\"[color=#FF0000]The business of you[/color]\" e di \"[color=#FF0000]Living honoring my death[/color]\" che in tanti ( per fortuna!!!) non abbiamo seguito perchè non erano ancora stati inventati?
Grazie con anticipo.
Ciao, Paola.
paola
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