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cyber stalking di prof. avv. Piero Lorusso

Scritto da segreteria. Postato in Documenti e Studi

Il termine inglese "stalking" ha cominciato a circolare in Italia di recente: dapprima utilizzato in psicologia e criminologia per definire la "sindrome del molestatore assillante", è poi entrato nel lessico giornalistico, sempre avido di vocaboli dal suono esotico.

 

A prima vista potrebbe sembrare la solita moda tipica dei nostri media: utilizzare un vocabolo straniero al posto del corrispettivo italiano per affascinare i lettori ma in realtà il verbo inglese to stalk ha una pluralità di significati: letteralmente traducibile come "avvicinarsi di soppiatto", indica il comportamento del predatore, fatto di appostamenti, inseguimenti, imboscate: una caccia che si concretizza in una minaccia incombente sulla preda. In effetti lo stalker perseguita la propria vittima con pedinamenti, telefonate assillanti, comparendo nei luoghi da essa frequentati – dall’abitazione al luogo di lavoro - ossessionandola con la propria presenza e procurandole un sentimento di insicurezza e ansia. Per questo lo stalking  può anche essere attuato attraverso la comunicazione: minacce, messaggi macabri o regali inquietanti (si pensi a piccoli animali morti o a fiori appassiti), anche se definire analiticamente il comportamento dello stalker non è così semplice.

Non è solo la condotta, assai varia, a caratterizzare questa fattispecie: il vero fulcro dello stalking è il bene giuridico tutelato, cioè la libertà della persona e il suo benessere psichico. È proprio attraverso il bisogno di tutelare sempre più questi  beni fondamentali, non solo dalla violenza fisica o dalla minaccia espressa ma anche da comportamenti più sfumati ma ugualmente dolorosi per le vittime, che si è unificato fattispecie differenti per condotta e per motivazioni soggettive, che vanno dalla tradizionale violenza domestica alla persecuzione di un vip, sotto un unico nome: lo stalking, appunto. È chiaro come altra novità importante è stata apportata dalla tecnologia: Internet si è rivelato terreno fertile per lo stalking:

la Rete infatti offre grandi possibilità di comunicazione e interazione tra sconosciuti ed offre all’utente una (molto spesso illusoria) garanzia di anonimato. Avendo caratteristiche del tutto peculiari, lo stalking telematico è stato ribattezzato cyberstalking. Il mezzo informatico offre al cyberstalker diverse modalità di azione:

l’invio senza il consenso della persona offesa di grandi quantità emails o anche solo il ripetuto invio di e-mails non sollecitate dai contenuti offensivi o sgradevoli per il soggetto passivo (spamming);

l’intrusione nel sistema informatico della vittima tramite programmi  volti ad assumerne il controllo (trojan horses) o a danneggiarlo (virus),

chat,l’impersonificazione della persona offesa in Internet (in newsletters, message boards …), spesso in contesti diffamatori;

la pubblicazione sulla Rete di siti o comunque informazioni dai contenuti minacciosi o offensivi riguardanti la vittima.

Come per lo stalking ciò che unifica una quantità così diversificata di condotte è l’elemento soggettivo: la coscienza e volontà dell’idoneità del proprio

comportamento a terrorizzare la vittima.

Stalking e cyberstalking hanno significato in primo luogo una nuova concezione della molestia: non più una semplice insistenza, un fastidio, uno scherzo poco

gradito, bensì una grave lesione della libertà e della sfera personale del soggetto passivo. Occorre evidenziare che il cyberstalking non è affatto una semplice molestia virtuale: la molestia compiuta nel così detto "mondo virtuale" dell’informatica o della telematica in realtà è produttiva di effetti del tutto reali e gravi e per nulla virtuali. Le molestie commesse con il mezzo del computer o attraverso Internet spesso sono anzi anche più gravi e lesive per la vittima che quelle "tradizionali".

Tuttavia si rileva che la percezione che la società civile ha di questa fattispecie è confusa e purtroppo condizionata dalla scarsa conoscenza delle - più o meno - nuove tecnologie. Infatti Internet è una sorta di "mondo parallelo" con case, strade, luoghi di incontro, negozi, studi professionali: un mondo dove però è assai più facile mascherare e manipolare la realtà – basti pensare ai molestatori che impersonificano la vittima su chat o siti erotici diffondendone il numero di telefono o l’indirizzo di casa, con le gravissime conseguenze che sono immaginabili – oppure violare la sfera di intimità del soggetto passivo, attraverso l’intrusione nel sistema informatico altrui.

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