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SAI BABA. ANALISI DI UN FENOMENO

Studio proposto da Tobias Fior per la sezione "Diventa autore anche tu"

Introduzione

Analizzare il movimento che si è creato attorno alla figura di Sai Baba, il santone di Putthaparti,

non è poi così facile come si pensa. Infatti si tende a generalizzare anche in maniera piuttosto
superficiale un fenomeno alquanto complesso come quello sorto attorno a questa figura
contraddittoria e ambigua. Ci sono molti episodi che occorre analizzare in maniera scientifica e con
rigore logico senza lasciarsi prendere da dichiarazioni immediate, siano esse di stupore, di credenza
o di scetticismo. L'analisi del movimento di Sai Baba deve essere fatta con mente lucida e senza
lasciarsi travolgere da nessun tipo di sentimento. Infatti se da una parte è certamente un fenomeno
che lascia stupiti, increduli e sorpresi, dall'altra bisogna sapere scandagliare con attenzione ciò che
ha portato alla creazione di un fenomeno senza precedenti, basato soprattutto sull'astuzia di una
persona che è riuscita a manipolare migliaia di persone.

Chi era Sai Baba? Breve biografia.
Sai Baba (al secolo Sathyanarayana Raju) nacque a Putthaparti, nella regione dell'Andra
Pradesh, in India, il 23 novembre 1926. La famiglia in cui nasce e cresce Sai Baba è di casta
braminica, quindi la prima delle quattro caste della società induista, inoltre è anche di estrazione
alto borghese. Le leggende sorte attorno all'infanzia di Sai Baba dicono che già all'età di sette anni
comincia a comporre versi e canti di ispirazione religiosa, mentre a nove anni cominciano le prime
“materializzazioni”, facendo stupire amici e parenti.
Quello che invece segna il punto di svolta della sua vita è quando all'età di quattordici anni
cominciano a manifestarsi in lui alcuni strani sintomi: urla, grida, perdita di sensi, disquisizione sui
testi sacri e intonazione di nuovi canti religiosi mai sentiti. Ovviamente tutto questo diventa un caso
da risolvere e vengono interrogati maghi e astrologi, ma senza trovare una risposta definitiva. A
questo punto viene chiamato in causa un esorcista, che pensa alla possibilità di una possessione
diabolica. Il giovane Sathyanarayana è costretto a subire torture fisiche di qualunque intensità, come
ad esempio essere cosparso di acidi e succhi vari sugli occhi e sulla testa, si giunge persino a
bastonarlo nel tentativo di far uscire il demone che si è impossessato del suo corpo. I risultati però
non si vedono e viene perciò rispedito a casa dove continua a strabiliare le persone
“materializzando” da uno stesso albero un mango, una mela, una banana e un mandarino. A quel
punto il padre venuto a sapere queste cose lo minaccia con un bastone e gli domanda chi sia: «Sei
forse un santo, un demone o un burlone?» e lui semplicemente risponde: «Io sono Sai Baba». Il
padre domanda cosa devono fare e lui risponde di adorarlo e di dedicargli i riti del giovedì. Questo
avviene il 23 maggio 1940. A questo punto il giovane dichiara di essere la reincarnazione di Sai
Baba di Shirdi, morto otto anni prima della sua nascita. Successivamente dichiarerà anche di essere
l'avatar di Shiva, che tra l'altro nella religione induista non esiste. Tra le dichiarazioni ci sarà anche
quella di essere il purnavatar, ovvero l'avatar integrale, la vera manifestazione completa di Dio.
Dunque persone come Gesù e Maometto sono solamente degli avatar parziali, in questo modo Sai
Baba si dichiarerà superiore a Gesù Cristo, Maometto e allo stesso Sai Baba di Shirdi.
Da questo momento in poi il giovane abbandona prima gli studi, poi la famiglia per ritirarsi in
una zona dell'India per meditare sulle sacre scritture. A questo punto qualcuno gli offre la possibilità
di aprire a Putthaparti il suo ashram, dunque fa ritorno presso la sua famiglia e decide che dedicherà
i prossimi 32 anni ai miracoli e ai leela, giochi, e i restanti anni ai discorsi. Ha inizio così tutta una
serie di fatti che lo vedono protagonista e l'accrescere della sua fama varca anche i confini dell'India
e giunge in Occidente dove a migliaia si recheranno a Putthaparti per avere anche solo la possibilità
di incontrarlo personalmente.

Un fenomeno basato sull'astuzia.
Occorre pensare in maniera logica come Sai Baba abbia potuto mettere in piedi un intero
movimento attorno alla sua figura. Un movimento costruito attorno al suo ego e basato
sull'adorazione del proprio Sé. All'inizio si diceva che Sai Baba è nato e cresciuto in una famiglia di
casta braminica, quindi una casta sacerdotale induista. Inoltre la casta dei bramini è la prima delle
quattro caste indiane, quindi molto ricche. Sai Baba durante la sua infanzia aveva certamente avuto
la possibilità di entrare a contatto con tutto il mondo sacerdotale, aver sicuramente fatto parte di una
famiglia di bramini ha influenzato sicuramente la mentalità del ragazzo. Sai Baba dunque è
sicuramente venuto a contatto con l'intero mondo culturale-religioso degli induisti, questo spiega il
fatto delle sue dichiarazioni in merito a Sai Baba di Shirdi e al fatto di essere il purnavatar. Inoltre
la conoscenza delle sacre scritture induiste avrebbe certamente contribuito ad ampliare la possibilità
che Sai Baba facesse colpo su molte persone.
Il compire “materializzazioni” (più che altro giochi di prestigio) davanti a persone, amici e
parenti ha alimentato il legame con il divino. Ricordiamo che Sai Baba era di estrazione altoborghese
e che poteva avere a disposizione qualunque sorta di cibo, oggetto o frutto per stupire i
presenti. Questa capace di “materializzare” oggetti dal nulla ha colpito ovviamente la parte più
devota, religiosa e povera delle caste, disposte a credere nei miracoli e alla reincarnazione delle
divinità. Sai Baba seppe giocare perfettamente con queste sue conoscenze e in breve tempo ebbe
modo di giungere a livelli molto alti di adorazione verso la sua persona.
Altro aspetto importante è sottolineare il fatto che il giovane Sai Baba fosse spesso preda di
attacchi epilettici, che furbescamente faceva passare per estasi di carattere divino, accentuando di
più il suo collegamento con Dio. Certamente hanno contribuito anche le violenze e le torture subite
per mano degli esorcisti a far in modo che il ragazzo fissasse il suo carattere sulla religione e le
divinità. È dimostrato da fior di psicologi che le violenze subite possono condurre a instaurare nel
carattere atteggiamenti di stampo politico, religioso o comunque generalmente ossessivi. E
solitamente gli argomenti che generano un certo tipo di ossessione riguardano la religione e la
politica.


È da considerarsi una setta?
La risposta a questa domanda è piuttosto da ricercare nelle cause che hanno indotto molte
persone ad avvicinarsi a Sai Baba, molte delle quali continuano a venerarlo anche dopo la sua morte
e a considerarlo Dio. Molte persone che si sono avvicinate a lui non lo hanno fatto per trasporto o
sentimento religioso bensì per motivi puramente pratici, alcune per avere un oggetto d'oro o un
orologio Seiko, che il santone diceva di “materializzare”, altri per aver sentito dire essere in grado
di curare malattie curabili solamente con la medicina, come cancro e leucemia.
Sai Baba ha raccolto molti devoti proprio per questi motivi. Molte persone sono giunte al suo
ashram di Putthaparti per ricevere da lui la polvere magica, la vibhuti, che se ingerita avrebbe
guarito il male, avrebbe compiuto un miracolo. Miracolo che però non avveniva, ovviamente perché
certi mali non possono essere guariti se non attraverso un ciclo di cure prettamente mediche. Eppure
queste persone che giungevano a Putthaparti erano convinte dei suoi miracoli e si affidavano
ciecamente a lui, ricevendo magnifiche promesse di guarigione (“I promise, I promise, I promise”
soleva ripetere), che in verità non si avveravano mai.
Dunque cosa accadeva a queste persone? Perché si affidavano a Sai Baba?
Accadeva questo. Le persone malate si ritrovano ad avere la mente molto malleabile, per loro
quello che conta è guarire, non importa in che modo, ma occorre guarire e in effetti chi non lo
vorrebbe? In verità succede anche che davanti a due o più soluzioni si scelga la via più facile e
meno dolorosa. Una persona malata di cancro venuta a sapere che c'è un uomo che effettua
miracoli, non avrà alcun dubbio sullo scegliere il miracolo piuttosto che un ciclo intensivo di
chemioterapia, questo perché il miracolo è immediato e non fa male del male.
Dunque il santone di Putthaparti si ritrovava ad avere in pugno le menti di migliaia di persone
che si affidavano ignare a lui. Tutto questo solamente per alimentare il suo smisurato ego. Come
non poter affidarsi a un uomo che dice di essere Dio e materializza davanti ai tuoi occhi anelli,
collane, orologi, cibo, acqua e soprattutto la cenere sacra? A livello psicologico Sai Baba effettuava
un controllo sulle menti e sulle emozioni delle persone che andavano da lui. Dicendo di essere Dio
incarnato, il purnavatar, non c'era nessuno che si potesse permettere di mettere in dubbio ciò che
diceva o faceva e questo ovviamente avveniva anche per gli abusi sessuali di cui è stato accusato. I
suoi discepoli si abbandonavano completamente a lui in privato. Nelle sue stanze accadevano stupri
e abusi di qualunque genere, dal massaggio dei testicoli fino alla fellatio. Nel caso non andasse tutto
a genio al santone, perdeva la pazienza e ingiuriava il suo stesso discepolo lanciandogli maledizioni
e terribili sciagure. Le testimonianze più cruenti sono quelle degli abusi compiuti sui bambini, che
vivevano con la famiglia nell'ashram. Tutto veniva messo a tacere con un semplice: «Io sono Dio».
Intendendo che Dio può fare tutto ciò che desidera.
A questo punto viene da chiedersi per quale motivo nessuno abbia avviato un'indagine,
nonostante ci siano state moltissime testimonianze di ex-babaisti che hanno accusato direttamente il
guru. Il problema è a livello molto alto, ci si inoltra in un terreno minato, perché Sai Baba aveva
toccato le più alte sfere dello Stato Indiano, in particolar modo un segretario di Stato che era entrato
a suo servizio. Sai Baba dicendo di essere Dio è riuscito a plagiare migliaia di menti, persino quelle
politiche e parlamentari (anche estere, basti pensare al suo incontro con Bettino Craxi), ma
soprattutto era una fonte inesauribile di guadagno. Ori, argenti e gioielli giungevano nell'ashram di
Putthaparti solo per poter adornare il Dio vivente e molti di questi oggetti provenivano direttamente
dalle persone che credevano in lui, che si prostravano solo per potergli toccare i piedi e per ricevere
un po' di polvere sacra. Inoltre Sai Baba con la sua concezione che ogni persona è Dio, ha fatto in
modo da alimentare sempre di più l'ego dei, già egotisti, politici. Una persona che dice di essere Dio
e ti dice che pure tu lo sei è certamente affidabile. Inoltre porta denaro e ricchezze non di poco
conto.
A questo punto è necessario fare un'osservazione su queste ricchezze che i devoti donavano a
Sai Baba, alimentandone in maniera smisurata il suo ego. Nei video che si possono vedere si può
notare come ci siano devoti eleganti, ben vestiti e devoti miseri, vestiti di panni e dalla corporatura
esile e patita. Sai Baba quando passa tra queste due tipologie di persone, sceglie solamente le
persone più eleganti, mentre i poveri li lascia abbandonati a loro stessi, perché dice che è un fattore
karmico che ora siano poveri, evidentemente hanno fatto qualcosa di sbagliato nella vita precedente
e ora è giusto che paghino. I poveri nemmeno li tiene in considerazione, li guarda con disprezzo e si
dedica solamente a chi ha la possibilità di offrirgli ricchezza. Tutte queste ricchezze, questi fondi
andavano a Sai Baba per le sue opere benefiche, ma così non è quasi mai stato. L'ospedale costruito
a Putthaparti ha ricevuto donazioni pari a 49.000.000 di dollari eppure gli interni mancano di igiene,
acqua e vi sono zone completamente mancanti di tecniche asettiche. Dunque i soldi sono
completamente finiti nelle tasche di Sai Baba. Così come il progetto per l'acqua, dove si dice che
750 villaggi sono stati dotati di acqua, mentre in realtà le cisterne e le tubazioni sono rotte o
inattive, i pozzi sono impossibili da rifornire.
Ora si giunge pienamente alla conclusione che Sai Baba ha mascherato con progetti sociali altri
interessi che però rimangono ancora sepolti. Dietro il suo interesse per le condizioni della povera
gente, a cui bastava “materializzare” un pezzo di pane per farli felici si nascondevano ben altre cose
di carattere personale e adatte a soddisfare il proprio ego e il culto del Sé, come ad esempio le
costose auto, che costantemente riforniva di petrolio oppure i grandi troni intarsiati di oro, argento e
pietre preziose.
Sai Baba dunque è stato indubbiamente il fondatore di una setta a scopo lucrativo, plagiando
menti e giocando sulle emozioni delle persone, giungendo alla circonvenzione d'incapace, coprendo
abusi sessuali e pedofilia.
Il problema dopo la morte del santone indiano è quello per la successione. Secondo Sai Baba
otto anni dopo la sua morte dovrebbe giungere un'altra incarnazione divina, Prema Sai. Con le
persone che occupano un ruolo di rilievo nella struttura dell'ashram, con la presenza di politici
indiani di spicco e con le loro menti plagiate da Sai Baba, secondo il quale ognuno di noi è Dio, il
problema è che arrivi un uomo che sia capace di plagiare le persone alla maniera di Sai Baba,
introducendo nuovamente (e forse anche in maniera più grave) problemi di carattere fisico e
psicologico.
Se i fuoriusciti dalla setta di Sai Baba sottolineano le gravi crisi depressive e la voglia di
suicidarsi che si manifestano, significa che occorre fare in modo di salvare più persone che cadono
nella trappola di Sai Baba, ora più che mai dal momento che ha lasciato il suo corpo.

di
Tobias Fior

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