PostHeaderIcon Varese, parlano gli arrestati: "C'era un grande capo"

L'esordio delle "Bestie di Satana"
uccisero una cantante 19 anni fa
di FERRUCCIO SANSA e MARCO MENSURATI

VARESE - C'è un altro cadavere, il quarto, che si aggiunge alla lista degli omicidi compiuti dalle "Bestie di Satana". Il cadavere è quello di Maddalena Russo, una cantante da night strangolata con una cintura e poi abbandonata su un prato vicino a Trezzano sul Naviglio a pochi chilometri da Milano. È questo il primo delitto riconducibile alla setta, un assassinio che risale al settembre del 1985 e che ha innescato la catena di sangue e morte che arriva fino ad oggi.

Per questo motivo nei giorni scorsi il fascicolo dell'indagine conservato a Milano è stato mandato alla procura di Busto Arsizio. Al di là delle modalità, a collegare quella morte così lontana nel tempo a questa setta di ragazzi poco più che ventenni, c'è un elemento clamoroso: l'identità dell'assassino. Corrado Maria Leoni. Ovvero: il padre di Paolo Leoni, detto Ozzy, attualmente indagato dalla procura di Busto, come personaggio chiave della setta, e ritenuto dalla mamma di Chiara Marino "il mandante della morte della figlia".

Il cadavere di Maddalena Russo - uccisa, come spiegò l'autopsia, a mezzanotte in punto di venerdì 13, a settembre - era stato orrendamente sfigurato dopo l'omicidio che era stato commesso con una cinta stretta attorno al collo e a un braccio, in una sorta di incaprettamento. Sempre secondo l'autopsia l'uomo in preda a una crisi violenta avrebbe continuato ad infierire sulla donna anche quando aveva smesso di dare qualsiasi segnale di vita: "Sia i segni della cintura attorno al collo, sia i segni delle percosse - scrissero i medici - rimandano a lesioni sufficientemente gravi da causare il decesso".

Le indagini rivelarono che Corrado Leoni (morto qualche anno fa) aveva una personalità complessa. Dopo il delitto venne dichiarato incapace di intendere e di volere. Era seguace della setta "Om-Sai ram" che fondava le sue radici nella cultura mediorientale, all'interno del gruppo si era guadagnato il nome di "Satana". Si vestiva sempre e solo di nero, andava in giro con dei teschi appesi al collo e aveva la casa piena di anelli e amuleti. Dalla mattina alla sera recitava strane litanie e ascoltava musica orientale.

I faldoni dell'inchiesta si arricchiscono dunque di nuovi tremendi dettagli. A questi, i ragazzi tratti in arresto ne hanno ieri aggiunti degli altri. Parlando di una struttura organizzata: "C'era un grande capo. Una setta superiore che ci chiedeva delle prove che dimostrassero la nostra fedeltà. Voleva che fossimo pronti a obbedire a qualsiasi ordine", ha raccontato Andrea Volpe, uno degli arrestati, agli inquirenti. Quali prove? "Quella suprema, uccidere una persona. Ma non solo, anche qualsiasi genere di violenza fisica.

La cupola era a Torino, ma anche in altre città del Piemonte e della Valle d'Aosta c'erano delle cellule... "Alessandria, Novara, Aosta. Una tesi plausibile, ma anche piuttosto facile. I pubblici ministeri annotano ogni parola, ma restano piuttosto scettici: "La decisione di uccidere Chiara e Fabio non viene da fuori. Ci sarebbero altre morti in Italia. Altri ragazzi che si credono scomparsi e che invece e sono stati fatti scomparire... uccisi, insomma, dalle sette".