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I maghi sono ciarlatani, ma non sono soggetti socialmente pericolosi

Tribunale di Modena - sezione penale, decreto depositato il 18 novembre 2005

Presidente e relatore Pasquariello

Decreto

sulla proposta ex art. 3 della legge 27 dicembre 1956 n. 1423 e successive modificazioni - presentata dal Questore di Modena presso la Cancelleria di questo Tribunale in data 20 settembre 2005 - di applicazione della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni due, con obbligo di presentarsi giornalmente all’autorità preposta alla vigilanza, nei confronti di: P.S., omissis, di fatto dimorante a omissis

letta la proposta di cui sopra ed esaminati gli atti ad essa allegati, nonché quelli prodotti dalla difesa alla odierna udienza;

sentito il P.M., che ha espresso parere favorevole all’accoglimento della proposta;

sentito infine difensore dell’interessato, che ha chiesto il rigetto dell’applicazione della misura;

Osserva

In data 17 ottobre 2003 P.S. veniva invitato dal Questore di Modena a tenere una condotta di vita conforme a legge, ai sensi dell’art. 4 L. 1423/56, come modificato dall’art. 5 L. 327/88; ciò in quanto lo S., che non risultava svolgere altre attività lavorative od avere altre fonti di reddito, era noto nella zona con il nome –autoattribuito- di “Conte Venus”, con il quale esercitava pubblicamente e lucrosamente l’attività di mago, veggente e simile. In particolare –e ciò veniva ad assumere specifico rilievo per la sicurezza pubblica dietro il paravento di detta attività, svolta in uno “studio” di Cortile di Carpi, S., vantandosi di possedere poteri soprannaturali ed esoterici, approfittava abitualmente della credulità delle persone più sprovvedute e disperate per carpire loro somme anche ingenti. In proposito, a motivazione dell’avviso intimato, ed a sostegno della proposta, il Questore segnalava, documentando le relative circostanze, che S.:

1. a seguito di accertamento fiscale non aveva dichiarato, negli anni 1992 e 1993, redditi rispettivamente per 93 e 72 milioni di lire (fatto accertato da sentenza di condanna del Tribunale di Modena); ciò dava conto non solo del contesto di illegalità anche fiscale di svolgimento dell’attività svolta, ma anche del lucro che ne traeva il sedicente Conte Venus;

2. era stato indagato nell’anno 2000 per il reato di cui all’art. 600 ter CP (proc. 9468\00 Procura Modena);

3. era indagato per il reato di truffa aggravata, in danno di un “cliente”, commessa nel 2003 (proc. 769\03 Procura Modena);

4. sempre nell’anno 2003 era oggetto di denuncia anonima inviata al Commissariato di Carpi, denuncia di cui in questa sede non si riportano né contenuto né altre indicazioni, in conseguenza del divieto processuale di utilizzazione di atti anonimi;

5. era stato denunciato il 16\7\03 all’A.G. dai Carabinieri di Reggio Emilia a seguito di querela per truffa sporta da un altro “cliente”; peraltro in merito a detta ultima denuncia la proposta del Questore non era corredata da alcuna produzione di atti od indicazione di procedimenti pendenti. In epoca successiva all’avviso orale, P.S. aveva proseguito la propria attività di sedicente “mago”, fino a che non era stato sottoposto, in data 1\8\05, al provvedimento cautelare degli arresti domiciliari, adottato dal Gip presso il Tribunale di Reggio Emilia per il grave reato di cui all’art. 609 bis; di rilievo che l’abuso sessuale oggetto di indagini ancora era stato commesso in danno di una “cliente”, per giunta persona in condizione di labilità psichica, giacchè in cura con assunzione terapeutica di psicofarmaci. Nella proposta, conclusivamente avanzata sulla base dei surriportati indici di pericolosità per la sicurezza pubblica, non era peraltro specificato a quali delle diverse categorie indicate tassativamente dall’art. 1 L. 1423\56 fosse da riferire la persona di S..

Ritiene il Collegio che la proposta avanzata dalla Questura di Modena allo stato debba essere respinta. Ancorchè, come detto, non sia stato specificato a quale previsione normativa ci si debba riportare, fra le diverse elencate dall’art. 1 L. 1423\56, esse comunque fanno tutte riferimento alla attuale ed abituale commissione di delitti (n.1 norma citata: “abitualmente dediti a traffici delittuosi”; n.2: “proventi di attività delittuose”), o, comunque di reati (n. 3: “dediti alla commissione di reati che offendano…la sicurezza pubblica”), requisito questo che dai documenti sottoposti alla valutazione del Collegio pare difettare. La pericolosità del proposto, che è presupposto di applicazione di tutte le misure di prevenzione, è conseguente infatti ad un esame complessivo dell’intera personalità del soggetto attraverso tutte le manifestazioni in cui essa si estrinseca, e quindi nell’ambito di una valutazione globale della sua condotta precedente e susseguente al provvedimento di diffida, poste a confronto tra loro. La presunzione di pericolosità può sì essere fondata appunto su presunzioni, ma le stesse devono essere desumibili da fatti oggettivi ed accertati. Nel caso in esame è indubbio e manifesto che S., o per meglio delineare la persona il preteso Conte Venus, tragga le proprie fonti di reddito, indicativamente e negativamente delineate dall’evasione fiscale (peraltro accertata solo per anni risalenti nel tempo, e senza che la proposta del Questore sia corredata da informazioni circa le proprietà immobiliari e patrimoniali del proposto e dei familiari), da un contesto di radicata, abituale ed attuale illegalità, illegalità per giunta connotata dall’approfittamento della credulità popolare e dal lucro sulla sprovvedutezza, incultura o disperazione altrui. Detta illegalità, ovvero l’esercizio dell’attività retribuita –anche abnormemente, ma ahi loro consapevolmente, da parte dei “clienti”- di mago, veggente o simile, peraltro di per sé non rientra in ambiti di rilevanza penale (fino alla commissione del delitto di circonvenzione di incapace, il che non risulta nella fattispecie, neppure per semplice denuncia), ma in ambito meramente amministrativo. L’esercizio dell’attività di mago, fattucchiere, veggente, o simile, e l’autoattribuzione a scopo di lucro di poteri soprannaturali che dir si voglia, possono di per sé –ad avviso del Collegio- riferirsi all’esercizio pubblico del mestiere di ciarlatano (ovvero “imbonitore di paccottiglia, impostore, gabbamondo”, secondo diz. Devoto-Oli)” , vietato dall’art. 121 del T.U. L.P.S., e sanzionato in via amministrativa dall’art. 17bis del T.U. suddetto; sempre in via amministrativa pertanto simili illegalità possono e devono essere, oltrechè sanzionate, perseguite e prevenute anche con sequestri cautelari (art. 13 L. 689\81), se del caso.

La dedizione alla commissione di delitti, o di reati, nella fattispecie peraltro non è adeguatamente dimostrata; ed infatti:

- quanto alla condanna per l’evasione fiscale, il reato (omessa presentazione di dichiarazione dei redditi) è ora depenalizzato, ed ha mero rilievo amministrativo; dal certificato penale S. non risulta avere riportato altre condanne;

- il procedimento n. 9468\00 Procura Modena (supra sub 2) è stato definito con decreto di archiviazione 22\12\01 del Gip in sede (vedi produzione della difesa); - il procedimento n. 769\03 Procura Modena (supra sub 3) è stato definito con decreto di archiviazione 17\3\04 del Gip in sede, né S. ha altri procedimenti pendenti presso questo Tribunale (vedi produzione della difesa).

Di accertato, documentato, o sospetto, di rilievo penale, quanto alla persona ed alla condotta di vita -per il resto improntata all’illegalità nel senso sopra delineato- di P.S., residua quindi unicamente il procedimento, ancorchè per reato e fatto gravi, per il quale egli è attualmente sottoposto alla misura restrittiva domestica. Quanto poi alle capacità economiche e alle condizioni socio-familiari di S. la proposta della Questura nulla dice, ad eccezione del riferimento, non documentato, alla proprietà, da parte della coniuge separata, di un’autovettura.

Esistono manifestamente, in conclusione, a parere del Tribunale, elementi denotanti la indubbia ed annosa dedizione della persona ad attività vietate dalla legge, ma non tali da integrare la nozione di pericolosità sociale del soggetto, quale circoscritta dagli artt. 1 e 3 L. 1423\56 alla devianza legata al presupposto della pregressa commissione di delitti. In considerazione di quanto osservato il Collegio deve concludere che allo stato la proposta della Questura di Modena va rigettata.

P.Q.M.

visti gli artt. 1 e segg. legge 27 dicembre 1956 n. 1423, come successivamente modificati

RIGETTA

la proposta del Questore di Modena di applicazione nei confronti di s.p. di misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S..


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