PostHeaderIcon Un punto di vista circa i ricordi recuperati, i terapeuti, i leader di sette e le influenze negative

di Lorna Goldberg MSW (Master of Social Work)

Traduzione a cura di Emanuela Fontana Pentimalli

RIASSUNTO: C’è stato un drammatico aumento di ricordi recuperati riguardanti abusi sessuali. Viene presentata una serie di influenze che aiuta a comprendere come i terapeuti possano facilmente influenzare i loro pazienti a riportare a galla ricordi legati all’abuso sessuale; viene inoltre sottolineata la forte influenza che in questo senso si può subire all’interno delle sette. Vengono fornite prove storiche per una migliore comprensione di come l’ attuale atmosfera si è sviluppata. Infine, viene esaminato il ruolo giocato dallo psicanalista quando si occupa di ricordi recuperati di abuso sessuale.

PAROLE CHIAVE: memoria recuperata; falsa memoria; sette; terapeuti dei traumi; abuso.

 

INTRODUZIONE

 

Durante gli ultimi 15 anni, c’è stato un forte aumento del numero di ricordi recuperati riguardanti abusi sessuali. Dopo una descrizione di come i pazienti dell’autrice hanno subito l’influenza di questo fenomeno, verranno trattati i suoi fattori causativi. Dopodiché, verranno descritte una serie di condizioni che possono portare un paziente a “recuperare” memorie di abusi che in realtà non sono mai avvenuti. Per concludere, questo saggio si soffermerà sulla posizione che lo psicanalista dovrebbe adottare nei confronti dei ricordi recuperati.

 

Sono stata una assistente sociale (nel mondo anglosassone hanno anche competenze cliniche n. d. t.) dal 1970; e nel 1984 ho ricevuto la certificazione di psicoanalista. Nei 25 anni in cui ho lavorato con i pazienti, ho incontrato diversi casi in cui il paziente arrivava alla psicoterapia con memorie di abusi sessuali subiti. Queste memorie mai rimosse di abusi sessuali subiti durante l’infanzia o l’adolescenza, venivano accettate sia dai pazienti che da me come verità storiche. Oltre a questo, alcuni pazienti, hanno recuperato memorie di abusi sessuali, precedentemente dimenticate, durante il setting psicoanalitico. La mia linea d’azione, come professionista clinica, era di informare i pazienti che sarebbe stato difficile riuscire a capire se i ricordi recuperati fossero effettivamente memorie o fantasie, poiché i desideri e le paure inconsce possono influenzare la memoria. Le memorie recuperate possono essere viste alla stregua del materiale onirico, vale a dire, come ricordi schermo. Comunque, non ho mai tenuto in poca considerazione la possibilità che vi fossero verità storiche sepolte in quelle memorie.

 

Durante gli ultimi anni, nei casi da me trattati ho riscontrato un nuovo fenomeno. Dalla metà degli anni Settanta, mi sono specializzata nella terapia di ex membri di sette. Quest’area di specializzazione mi ha dato la possibilità di valutare ampiamente il potere del condizionamento. In un articolo pubblicato nel 1989, William Goldberg ed io descrivemmo la situazione di una famiglia il cui figlio aveva ciò che era ritenuto essere un insolito e bizzarro disagio. Egli aveva “scoperto”, attraverso l’ipnosi, che era stato sessualmente abusato dalla madre e dalla sorella maggiore. La sua famiglia, incredula, negò che un simile comportamento avesse mai avuto luogo; ma il figlio si rifiutò di prestare orecchio alle loro negazioni e interruppe ogni comunicazione con loro, dicendo che non avrebbe potuto parlare con simili mostri. La terapeuta/leader di setta e il ragazzo viaggiarono per tutto il New Jersey raccontando pubblicamente gli orrori degli abusi sessuali subiti nell’infanzia. Quello che ci preoccupava era il fatto che tutti i pazienti di questo terapista sembravano recuperare memorie di abusi sessuali subiti durante l’infanzia e che questa terapeuta  sembrava incoraggiare i suoi clienti a tagliare ogni legame con le loro famiglie e ad incrementare i legami con lei come nuova figura di riferimento genitoriale. I normali limiti terapeutici sembravano essersi dissolti in quanto questa terapista sembrava controllare ogni aspetto della vita di questo ragazzo. La sua totale devozione a lei e la sua dipendenza da lei ci erano familiari. Erano simili alla relazione che avevamo notato fra altri leader di setta e i loro seguaci.

 

Abbiamo riportato questa descrizione come esempio per mostrare fino a che punto arrivò un leader di setta per screditare i genitori di uno dei suoi membri (Goldberg and Goldberg, 1989). Eravamo abituati a genitori che ci raccontavano che i loro figli, divenuti membri di setta, esageravano e distorcevano problemi e questioni del loro passato (minimizzando i ricordi positivi e massimizzando quelli negativi), ma non avevamo mai incontrato prima di allora genitori che dicevano che loro figlio aveva, con l’ “aiuto” di un leader di setta, creato un passato ex novo.

 

Sarebbe ingiustamente prevenuto non dare assolutamente credito all’idea che questo ragazzo possa aver raccontato la verità. Tuttavia, fummo costernati ad apprendere che tutti i pazienti di quella terapeuta avevano ricordi di abusi e che essa sembrava usare narcisisticamente i suoi pazienti per i suoi show pubblici ed incoraggiasse i suoi pazienti a rompere qualsiasi legame con i membri delle loro famiglie. Pertanto, noi ipotizzammo che probabilmente questo ragazzo avesse risposto alla suggestione della sua terapeuta relativamente al fatto di essere stato abusato.

 

A partire da quell’episodio, l’autrice ha udito la stessa storia da molti genitori. Il figlio adulto o, più comunemente, la figlia, annuncia alla famiglia che con l’aiuto di un terapeuta ha recuperato il  ricordo, precedentemente represso, di essere stata sessualmente abusata, a volte durante l’infanzia, a volte nel corso degli anni, di solito dal padre. Essa presenta l’accusa come un dato di fatto e dichiara che se suo padre negherà il “fatto” o si arrabbierà, lei se ne andrà e la famiglia non saprà più niente di lei. Essendo stati privati in anticipo della possibilità di fornire una qualsivoglia risposta naturale, i genitori rimangono senza parole. Alla fine, e quasi inevitabilmente, taglierà i legami con i suoi genitori, poiché le è stato suggerito dalla sua terapeuta che questo è un atto di responsabilizzazione e di crescita. Il contatto con i fratelli viene generalmente anch’esso interrotto a meno che i fratelli e le sorelle riconoscano la validità delle pretese dell’accusatrice. In questo modo la figlia (o, a volte, il figlio) ad un tempo si garantisce il fatto che ascolterà una sola versione del suo supposto passato e si aliena proprio le persone che sarebbero le più adatte a supportarla in un periodo difficile della sua vita. L’autrice non poteva sapere, nel periodo in cui per la prima volta sentì la storia di questo ragazzo e della sua terapeuta in cerca di notorietà, che questi fossero i primi segnali di un nuovo fenomeno che si sarebbe talmente diffuso da meritare una designazione clinica, la False Memory Syndrome (Sindrome dei falsi ricordi) così chiamata da alcuni professionisti e famigliari.

 

Nel mio capitolo “Guidelines for Therapists” (Linee guida per terapeuti) nel libro Recovery from Cults (Guarire dalle sette), Langone, 1994, descrissi il caso di una giovane donna di 28 anni che venne da me dopo aver lasciato da un anno la setta cui era appartenuta. Al tempo in cui questa donna era adolescente ed apparteneva alla setta, venne sedotta dal leader del gruppo, che le disse che era volere di Dio che loro avessero rapporti sessuali. Credendo che stesse parlando come tramite di Dio, la giovane cominciò una relazione sessuale segreta e continuativa con lui, per scoprire, molti anni più tardi, che egli portava avanti una simile relazione con almeno altre 12 donne appartenenti alla setta. Questa scoperta la spinse a lasciare la setta. Quando lasciò la setta, la giovane donna era piena di disgusto per se stessa e di vergogna ed entrò in terapia con una donna che sosteneva di essere un’esperta nel campo dell’abuso sessuale. O essendo all’oscuro del potente effetto della persuasione e del controllo mentale delle sette, o ignorando la letteratura relativa a questo argomento (Lifton, 1961; Ofshe e Singer, 1986; Hassan, 1988), questa terapeuta disse alla giovane che era chiaro che stesse ricostruendo una situazione della sua infanzia, altrimenti non avrebbe permesso che il leader della setta abusasse di lei in quel modo. Le disse che, con tutta probabilità, suo padre era il colpevole originario e che i suoi ricordi di infanzia felice erano il risultato della negazione e della rimozione di un abuso sessuale subito nell’infanzia. Anche se la paziente non era capace di ricordare un abuso di quel genere, venne inserita in un gruppo di persone vittime di incesto e le venne detto di partecipare ad esercizi di immaginazione guidata di gruppo che l’avrebbero aiutata a ricordare l’abuso che la terapista supponeva ci fosse. All’inizio, la giovane ricordò una sensazione di disagio provato quando uno zio alcolizzato la infastidiva dopo aver bevuto. Era convinta che col tempo sarebbe riuscita a ricordare di più. Fu solo dopo aver frequentato un seminario sulle sette ed aver compreso il fenomeno del controllo mentale (la forte capacità di suggestionare che ha un leader carismatico anti-sociale e narcisista in un ambiente circoscritto) che la giovane donna identificò un’altra plausibile spiegazione al motivo per cui aveva permesso al leader della setta di sfruttarla.

 

L’autrice lavorò con un’altra donna che era appartenuta ad una setta psicoterapeutica isolazionista nel Nordovest. Il gruppo predicava l’odio per gli uomini e, per estensione, per la società. Attraverso le procedure del gruppo, ogni singolo membro di questa setta scoprì che era stata sessualmente abusata dal padre e interruppe ogni contatto con la famiglia.

Un’altra paziente, che era stata vittima di una violenza carnale di gruppo ai tempi del college, decise di frequentare un gruppo di sostegno per vittime di violenza carnale a New York City. Dopo aver ascoltato una breve storia di questa paziente, che includeva un episodio di depressione e di disordine alimentare, la terapeuta del gruppo le chiese se era stata abusata sessualmente durante l’infanzia. Questa paziente non aveva alcun ricordo di un tale abuso. La terapeuta la informò che aveva tutti i “classici sintomi” di chi era stato vittima di un abuso sessuale e che probabilmente aveva rimosso quei ricordi.

 

Come Freud (Freud, 1921), Lifton (Lifton, 1961), Ofshe e Singer (Ofshe R. and Singer, M.T., 1986), e Hassan (Hassan, 1988) spiegano, una figura di autorità può avere una straordinaria influenza sui membri del gruppo. Il processo attraverso il quale può essere ottenuta questa influenza verrà ora esaminato.

 

INFLUENZA DELLA FIGURA DI AUTORITA’ SUI MEMBRI DEL GRUPPO

 

Nel 1921, dopo aver pubblicato Group Psychology (Psicologia di Gruppo) e The Analysis of the Ego (Analisi dell’Ego), Freud fu tra i primi a studiare la potente influenza che i leader di gruppo possono avere sui membri del gruppo. Nel suo scritto, Freud fece riferimento alla natura contagiosa e regressiva dei gruppi descritta da LeBon e McDougall, ma aggiunse la dimensione degli spostamenti dell’ investimento intrapsichico che può avere luogo nei gruppi. Freud descrisse la similitudine di gruppi quali la Chiesa Cattolica e l’esercito con la situazione ipnotica. In tutte queste situazioni, vi è un leader e uno o più seguaci. Il seguace obbedisce al leader e rinuncia al suo proprio Superio ed Io Ideale mentre si identifica col Superio del leader. Inoltre, Freud paragonò i cambiamenti psicologici che hanno luogo nei membri del gruppo ai cambiamenti che si verificano in coloro che si innamorano. In ambedue i casi, l’Io può disconoscere i precedenti standard del Superio, poiché ottiene altrove una quantità sufficiente di supporto narcisistico e di gratificazione dei desideri istintivi .

 

Dopo la guerra in Corea, su incarico dell’ esercito americano, Lifton, Singer, West e altri, studiarono gli effetti delle tecniche di controllo mentale su chi era stato prigioniero di guerra.  Descrissero come questi soldati erano stati influenzati ad accettare l’ideologia comunista mentre erano prigionieri. Spiegarono come queste tecniche di persuasione coercitiva oltrepassavano le normali influenze che si hanno nei gruppi, descritte da Freud, attraverso l’uso di deliberati processi di manipolazione volti ad aumentare sensi di colpa, vergogna e ansia nei prigionieri di guerra (Singer e Ofshe, 1990). Questi professionisti della salute mentale, furono i primi ad individuare il fatto che alcune di queste dinamiche di controllo mentale vengono usate nelle sette dei giorni nostri. Oggigiorno, vi è un riconosciuto corpo letterario prodotto da professionisti della salute mentale che tratta delle tecniche di controllo mentale che vengono utilizzate nelle sette.

 

Naturalmente, oltre ad esaminare le tecniche coercitive, il professionista deve esaminare la vulnerabilità di chi aderisce ad una setta. Le persone diventano vulnerabili alle sette durante periodi di stress, particolarmente quando attraversano periodi di transizione (per esempio, quando hanno a che fare con la perdita di una relazione o di un lavoro). La maggioranza delle persone che aderisce alle sette lo fa nella tarda adolescenza o durante la fase iniziale dell’età adulta. Con la pubertà, vi è un aumento degli impulsi sessuali ed aggressivi. Oltre a questo, vi è un revival dei sentimenti edipici e, per questo motivo, vi è il bisogno di prendere le distanze dagli oggetti di questi sentimenti edipici dell’infanzia. I genitori vengono de-idealizzati e i giovani adulti sani cercano di sviluppare una visione del mondo diversa da quella dei loro genitori. Inoltre, durante questo periodo, si crea una distanza fisica dalla famiglia. Questa distanza e il concomitante senso di separazione che genera può causare uno stato di ansia pre-edipico o la depressione. In più, ci sono specifiche dinamiche della personalità nella tarda adolescenza, che vennero descritte per la prima volta da Anna Freud – intellettualizzazione, ascetismo, idealismo – che rendono gli adolescenti vulnerabili all’influenza delle sette (Freud, 1966). In aggiunta, il Superio dell’adolescente è molto suscettibile alle influenze dell’ambiente, come risultato del processo di de-identificazione dai genitori. Per questo motivo, questo è un periodo della vita in cui il gruppo o il leader del gruppo possono avere una potente influenza.

 

Gli adolescenti e anche i giovani adulti attraversano un periodo di transizione e possono desiderare un senso di comunione e accettazione in un momento della loro vita in cui stanno sperimentando incertezza e/o ansia riguardo alle loro identità e al loro futuro. Pertanto, questa è una fase dello sviluppo in cui l’appartenenza ad un gruppo e le nuove identificazioni fatte coi membri del gruppo possono costituire un passo progressivo nella separazione dall’oggetto, dall’infanzia. Come precedentemente menzionato, un adolescente diventa particolarmente vulnerabile ad essere reclutato dalle sette nel momento in cui si trova a dover gestire perdite esteriori e/o interiori. Quelli che sono particolarmente attirati da gruppi che si rivelano sette, sono tipicamente quelli che [….manca il testo n.d.t.] per intaccare l’identità e il sistema di credenze dei nuovi adepti; e (6) fanno pressione affinché i nuovi adepti aderiscano ad un nuovo standard di perfezione. Queste tecniche di suggestione attaccano la struttura dell’identità dei nuovi adepti, che si era formata sull’identificazione con figure importanti della loro vita. Ecco che, senza avere una consapevolezza cosciente di questo processo, gli individui vengono indotti ad abbandonare la loro identità originaria e ad assumere un’identità settaria; e, così facendo, entrano in uno stato dissociativo. Questa identità settaria abilita il nuovo adepto a gestire meglio il processo di reclutamento.

 

Considerando questa situazione psicodinamicamente, può essere detto che in assenza di un’ancora nel passato, i nuovi adepti si difendono dai sentimenti di ansia, sopraffazione, esaurimento e confusione attraverso l’identificazione con il leader della setta – identificazione con l’aggressore. Anna Freud coniò l’espressione “identificazione con l’aggressore” nell’opera The Ego and the Mechanisms of Defense (L’Io e i meccanismi di difesa), per descrivere come il bambino “introietta alcune caratteristiche dell’oggetto che genera ansia e così assimila l’esperienza di ansia che ha appena subito” (Freud, 1966, p. 113). Questo meccanismo di difesa non viene usato solo per descrivere un processo mentale dell’infanzia, ma viene visto come una manovra difensiva utilizzata in periodi più tardi della vita, quando l’individuo viene sottoposto ad alti livelli di stress. Per esempio, la difesa dell’ identificazione con l’aggressore venne ultimamente usata per comprendere il motivo per cui alcuni ebrei imprigionati nei campi di concentramento cercavano mostrine buttate via e laceri brandelli di uniformi delle SS con i quali adornavano i loro cenci. (West and Martin, 1994).

 

Se questo processo mentale si protrae, la nuova personalità settaria, inizialmente formatasi come ruolo interpretato in risposta a circostanze stressanti, si sovrapporrà alla personalità originaria la quale, anche se non completamente dimenticata, verrà avviluppata all’interno del guscio della nuova personalità settaria (West and Martin, 1994). Questa nuova forma di identificazione settaria comprende la generale regressione che avviene nei nuovi adepti delle sette. Il pre-edipico mondo della setta viene visto in bianco e nero e gli oggetti che lo popolano sono buoni o cattivi. Questo punto di vista, che presenta il mondo della setta come l’unico vero sentiero, e il mondo esterno (in cui spesso vengono inclusi famiglia e amici) come satanico, contribuisce a legare ulteriormente il nuovo adepto alla setta. Questo ha conseguenze sul ricordo di relazioni ed eventi passati. Tipicamente, col passare del tempo, la vita precedente all’entrata nella setta comincia ad essere vista sotto una luce più negativa. Per di più, vi è un sentimento di onnipotenza generato dal condividere l’onnipotenza del leader (madre). Questo sentimento di onnipotenza viene vissuto come euforia dal nuovo adepto. I confini si sono offuscati e il senso di individualità del nuovo adepto è indebolito.

 

I membri della setta diventano consapevoli dell’effetto positivo che provoca l’appartenere ad una comunità che ha una mentalità unilaterale. Whitsett descrive in che modo questo sentimento di appartenenza può venire usato come potente strumento per mantenere i nuovi adepti nelle sette. (Whitsett, pp. 363-375). Tuttavia, la spinta all’uniformità ha un’influenza regressiva sull’Io, precludendo qualsiasi tipo di giudizio critico di questa esperienza coercitiva e profondamente condizionante. I nuovi adepti vengono attivamente scoraggiati dal differenziare i loro propri pensieri e sentimenti da quelli del gruppo. Questa unilateralità viene rinforzata attraverso un rigido sistema di gratificazione e punizione. Vi è una pressione costante all’obbedienza verso il leader della setta. Se i nuovi adepti hanno dubbi o si oppongono ai desideri del leader, essi vengono umiliati, o peggio, minacciati di venire scomunicati o espulsi – cosa che i membri della setta arrivano a credere che equivalga all’essere dannati all’inferno. Inoltre, il loro dubitare viene definito come un riflesso dei loro problemi personali, non come un riflesso di deficienze del leader o dell’ideologia. Pertanto, punendo ogni espressione di dubbio, il leader induce in membri della setta a diventare sempre più dipendenti dal ricevere la sua approvazione attraverso un comportamento obbediente. In questo modo, le funzioni dell’Io che interferiscono con le funzioni del gruppo vengono attaccate e menomate. Il membro della setta diventa infantile e suggestionabile. Per questo motivo, per continuare a sentirsi bene, l’adepto deve rimanere continuamente chiuso in un transfert idealizzato con il leder della setta, che non finisce mai e che non viene mai interpretato.

 

Divenne comprensibile come i leader di setta antisociali e/o narcisisti usino le suggestioni dell’abuso sessuale infantile come tecnica per separare ulteriormente i membri della setta dai loro genitori. Fu difficile comprendere come terapeuti in buona fede potessero suggerire questo ai loro pazienti. Vi è il sospetto che alcuni terapeuti non siano consapevoli di quanta influenza essi abbiano sui loro pazienti. Solo una ristretta minoranza di terapeuti impiega consapevolmente e in modo ingannevole alcune delle tecniche usate dai leader di setta. Tuttavia, vi è un’influenza costante; e anche se i terapeuti non hanno l’alto grado di influenza sui pazienti che i leader di setta hanno sui loro seguaci, tutti i terapeuti dovrebbero riconoscere che il loro comportamento e i loro atteggiamenti hanno sicuramente un’ influenza sui loro pazienti. Prima che questo concetto venga ulteriormente sviluppato, verrà presentata una panoramica storica dei ricordi recuperati.

 

PANORAMICA STORICA DEI RICORDI RECUPERATI

 

Alla fine del diciannovesimo secolo, mentre lavorava con i suoi primi pazienti, che presentavano sintomi d’isteria, Freud sospettò che le cause di questi sintomi fossero abusi sessuali avvenuti durante la prima infanzia. Quando i suoi pazienti gli riferivano di ricordi recuperati riguardanti abusi sessuali subiti nell’infanzia, egli credette loro senza riserve (Freud, 1893-1895). Tuttavia, analizzando i suoi stessi sogni, studiando il comportamento dei bambini, ed acquisendo maggior comprensione del potere del transfert, divenne chiaro a Freud che il comportamento umano era molto più complesso di quanto avesse creduto in origine. Freud cominciò a teorizzare che la memoria potesse venire influenzata da fantasie sessuali ed aggressive inconsce. Egli notò che la sintomatologia isterica, come i sogni, rappresentava fantasticherie legate ai desideri e conflitti riguardanti questi desideri, piuttosto che esclusivamente ricordi traumatici. I sintomi erano basati sulla realtà psichica piuttosto che sulla semplice ed obiettiva realtà. Per questo motivo, egli prese in considerazione la possibilità che alcuni – non tutti – i ricordi dell’infanzia fossero ricordi schermo (screen memories) piuttosto che essere ricordi storici in ogni dettaglio. Freud sviluppò la più complessa teoria che i bambini nutrono sentimenti sia aggressivi che sessuali già dai primissimi anni e che questi sentimenti primari stimolano fantasie e, perciò, possono avere un impatto sulla memoria. Freud non abbandonò mai l’idea che i bambini potessero essere, e spesso fossero, sessualmente abusati. Tuttavia, Freud cominciò a considerare i bambini come esseri dotati di capacità mentali complesse riconoscendo la loro capacità di desiderare, inventare e fantasticare, ed egli riconobbe che questa abilità plasmava ed influenzava la memoria (Freud, 1905).

 

Freud sviluppò la sua teoria della seduzione prima della formulazione delle sue idee sul transfert. Appena egli sviluppò le sue idee sul transfert, fu anche in grado di vedere come le reazioni di transfert potessero influenzare i racconti relativi alla storia del paziente. Ossia, egli cominciò a notare che alcuni dei suoi pazienti, sotto l’ influenza di un transfert positivo, potevano inconsciamente riferire informazioni che credevano gli avrebbero fatto piacere e, per questo, gli fornivano il materiale che pensavano egli stesse cercando. Insieme a questa intuizione, Freud cominciò a considerare le reazioni di transfert come una difesa contro l’emergere nella coscienza di conflitti intrapsichici. Per questo motivo, per Freud, identificare e comprendere le reazioni di transfert divenne un iter centrale insieme all’analisi dei sogni, per riuscire a comprendere la vera storia del paziente. Sfortunatamente, molti membri della comunità che si occupa di salute mentale considerarono le intuizioni di Freud come l’indicazione che tutti i ricordi di esperienze sessuali avute durante l’infanzia fossero fantasie. Vi fu la tendenza, da parte di molti professionisti, a considerare le cose solo intrapsichicamente, escludendo la realtà esterna. Questo atteggiamento condusse al virtuale abbandono delle vittime di abuso sessuale infantile da parte dei professionisti che si occupano di salute mentale.

 

Uno degli sviluppi positivi del movimento femminista degli anni Settanta e Ottanta fu lo svelare realtà di abusi sia all’interno del matrimonio che nell’infanzia. Le donne, parlando con altre donne nei gruppi, condivisero dolorose esperienze di abuso. Esse chiedevano assistenza per le donne ed i bambini vittime di abusi, (per esempio, rifugi per donne vittime di violenze, assistenza psicologica per le vittime di violenza carnale, assistenza psicologica per le vittime di abusi sessuali e fisici) (Herman, 1992). Il riconoscere che l’abuso sessuale a danno dei bambini è un problema molto più diffuso di quanto venisse riconosciuto in precedenza, fu la necessaria rettifica di un problema che esisteva sia nella società che nei casi studiati dalla psicologia da tanti anni.

 

La professione svolta nel sociale è sempre stata una professione sensibile alle problematiche poste dall’ambiente. Nei tardi anni Settanta, mentre il training del personale addetto al lavoro sociale incorporava le scoperte del movimento femminista, gli studenti di questa professione venivano addestrati da persone interessate dalla questione degli abusi. Dopo che rapporti sugli abusi erano stati accantonati per decenni, gli addetti al lavoro sociale videro l’importanza di credere ai bambini e alle donne che sostenevano di avere subito abusi. Nel 1984, Masson scrisse “The Assault on Truth: Freud’s Suppression of the Seduction Theory” (L’assalto alla verità: la soppressione della teoria della seduzione) in cui egli postula che Freud avesse codardamente ritrattato la sua teoria della seduzione poiché questa veniva criticata dalla comunità medica. Questo libro, insieme ad altri, venne citato da alcuni professionisti sociali, per asserire che Freud si piegava ai bisogni della società per negare la verità e sminuire donne e bambini disconoscendo la sua teoria del trauma. Confermando la teoria della seduzione di Freud, queste persone passarono da una nozione più complessa ad una nozione semplicistica dei fattori causativi delle malattie mentali. (Saari, 1994).

 

L’influenza del movimento dei ricordi recuperati venne avvertita anche negli anni Ottanta nell’ambito dei servizi di salute mentale. Kaminer sottolinea le nozioni semplicistiche di questo movimento (Kaminer, 1992). Sfortunatamente, queste nozioni semplicistiche guadagnarono una maggiore diffusione e credibilità quando le persone “che avevano ricordato” entrarono in diversi ambiti dei sevizi di salute mentale diventando terapeuti. Il movimento dei ricordi recuperati incoraggiava le nozioni di vittimizzazione e regressione definendo praticamente qualsiasi persona come un sopravvissuto che dovevano entrare in contatto col suo “bambino interiore”. Kaminer si domanda:

 

Quali sono le implicazioni politiche di un movimento di massa che consiglia la resa della volontà e la sottomissione ad un potere più alto rappresentando quasi tutti come misere vittime di abusi familiari? Quali sono le implicazioni di una tradizione che ci dice che tutti i problemi possono venire velocemente risolti, con pochi semplici passaggi – una tradizione nella quale ordine e obbedienza ad una tecnica sono virtù e il rispetto per le complessità , le incertezze e il disagio esistenziale sono segni di fallimento, se non addirittura di peccato? La nozione di individualità che emerge da questa guarigione… è essenzialmente più tendente al totalitarismo che alla democrazia, (pag.152)

 

Talk show televisivi e libri assicurarono alle vittime e ai leader del movimento dei ricordi recuperati un vasto pubblico.

 

FALSI RICORDI DI ABUSO SESSUALE

 

Come conseguenza degli eventi sopra descritti, numerose vittime traumatizzate di abusi sessuali si sentirono meno isolate e più comprese. Comunque, il terreno era fertile per lo svilupparsi di falsi ricordi di abuso sessuale. Alcuni professionisti clinici diventarono “terapeuti dei traumi” , esperti in abuso. L’opera della Fredrickson influenzò terapeuti che applicarono il ragionamento fallace secondo il quale si poteva presumere che i pazienti fossero stati abusati sessualmente durante l’infanzia basandosi sulla sintomatologia. Nel suo libro “Repressed Memories: A Journey to Recovery from Sexual Abuse” (Memorie rimosse: un viaggio nella guarigione dall’abuso sessuale), Fredrickson fornì ai terapeuti una lista di effetti collaterali (Fredrickson, 1992). Intere categorie cliniche (per esempio, depressione, disordini alimentari ecc.) vennero interpretati come sintomi di abuso. Fredrickson descrisse anche metodi specifici per ripescare dalla memoria i ricordi di abuso sessuale, che includevano immaginazione guidata, lavoro sui sogni, tenere un diario, lavoro sul corpo, ipnosi, art therapy e lavoro sulla rabbia (Fredrickson, 1992).

 

Le teorie dei terapeuti dei traumi ebbero una grande influenza sui loro pazienti. Le iniziali reazioni di transfert idealizzato del paziente, a causa delle quali il terapeuta viene visto come un esperto onnisciente, davano ai terapeuti un enorme potere sui pazienti. Come accade con i leader di setta, se il transfert idealizzato non viene mai interpretato, i pazienti vengono mantenuti in una posizione di infantilismo e dipendenza. Il “sospetto” del terapeuta dei traumi relativo alla presenza di un abuso sessuale, basato su una varietà di sintomi, spesso veniva espresso durante la prima seduta con un  paziente che era entrato in terapia senza alcun ricordo relativo all’abuso. Questa precoce diagnosi spesso veniva appoggiata da libri di auto-aiuto, come “The Courage to Heal” (Bass and Devis, 1988) (Il coraggio di guarire) e “Secret Survivors: Uncovering  Incest and Its Aftereffects in Women” (Blume, 1990) (Vittime segrete: la scoperta dell’incesto e dei suoi effetti collaterali nelle donne), che i pazienti venivano incoraggiati a leggere. Questi terapisti usavano tipicamente la suggestione per “recuperare” i ricordi perduti relativi all’abuso. Come precedentemente menzionato, tecniche ipnotiche come l’immaginazione guidata, e droghe quali il sodium amytal, venivano a volte utilizzate per estrarre ricordi che si supponeva fossero stati repressi. Non vi era alcun riconoscimento del fatto che l’ipnosi e le droghe soporifere rendono un paziente più suggestionabile. Alcuni studi hanno evidenziato che l’ipnosi non aiuta necessariamente i soggetti a ricordare in modo preciso, ma il suo utilizzo accresce la convinzione dei soggetti che ciò che hanno “ricordato” è esatto. (Yapko, pag. 56). Questi terapeuti spesso inserivano i loro pazienti in gruppi di  vittime di abusi sessuali. Analogamente alle dinamiche che si instaurano nei gruppi settari, la pressione dei pari e la conseguente tendenza verso l’uniformità del pensiero possono interferire con la capacità del singolo di pensare criticamente. I terapeuti interpretarono il materiale onirico e i sintomi fisici, insieme ai ricordi recuperati, come prova scientifica di ricordi traumatici legati all’abuso sessuale e considerarono i ricordi recuperati come prove scientifiche di abuso (Yapko, 1994). Il loro atteggiamento mentale era: “Tutti i ricordi recuperati corrispondono a realtà”.

 

I pazienti dei terapeuti dei traumi, particolarmente quelli che erano più ansiosi e suggestionabili, spesso accettavano il suggerimento che si fosse verificato un abuso, perché questa diventava una semplice risposta circa la causa di tutti i loro problemi e del loro dolore. In questo modo, questi pazienti erano simili a coloro che venivano reclutati con successo dalle sette. Avere semplici risposte riguardo alle difficoltà della vita può essere molto rassicurante. Inoltre, Brenneis, in un articolo scritto di recente per il JAPA (JAPA: The Journal of the American Psychoanalytic Association – Il periodico dell’associazione americana di psicoanalisi – pubblicazione ufficiale di questa associazione. N.d.t.) ha indicato che il paziente ansioso cerca conforto, guida e affiliazione presso la persona che considera un esperto. La suggestione opera nell’area del dubbio e dell’incertezza. La forza delle convinzioni (del terapeuta) porta il paziente su un falso percorso: conforto e guida richiedono affiliazione e l’affiliazione richiede a sua volta un certo grado di accettazione o di accordo con le idee del terapeuta (Brenneis, pag. 1034).

 

Brenneis evidenzia inoltre che in questo modo sia il terapeuta che il paziente trovano quello che stanno cercando: il terapeuta trova la conferma alle sue convinzioni e il paziente trova “chiarezza cognitiva e affiliazione con una figura di autorità che lo approva” (Brenneis, 1035).

 

Ganaway afferma che il nuovo sistema di credenze si sostituisce ai sintomi che avevano portato il paziente ad andare dal terapeuta. In questo modo, mentre il paziente ottiene una nuova identità e soddisfa un suo desiderio di affiliazione attraverso l’appartenenza ad un gruppo di vittime di  all’abuso sessuale, il terapeuta svia il paziente dalla comprensione del vero e più complesso significato dei sintomi e dalle difese ad essi sottostanti Ganaway, 1994).

 

Molti di questi pazienti possono provare una rabbia sempre più intensa man mano che passa il tempo. Questo aumento della rabbia può essere causato dal fatto che questi pazienti non si sentono meglio a livello emotivo, dato che i loro reali problemi non sono stati risolti. E, alcuni, hanno inoltre perduto il supporto fornito dalla famiglia. Inoltre, si può verificare il fenomeno del contagio, in quanto la rabbia del paziente viene fatta esplodere ed inasprita dalla rabbia del terapeuta e/o da quella dei membri del gruppo. I terapeuti, spesso, potrebbero unire la loro rabbia contro gli “abusatori” a quella del paziente. Essi potrebbero abbandonare la loro posizione neutrale ed incoraggiare il paziente a prendere provvedimenti contro gli abusatori (azioni legali incluse). Questo unirsi alle azioni del paziente contro gli abusatori, di solito rappresentati dai genitori, era alimentato dalla reazione di controtransfert per fare in modo che la rabbia non si riversasse sul terapeuta stesso (Hedges, L., 1994). Tagliare la relazione con i membri della famiglia serviva anche ad aumentare la dipendenza del paziente nei confronti del terapeuta.

 

Venire a conoscenza di queste vicende fu inquietante. Gli psicoanalisti ritengono che i ricordi recuperati possono essere ricostruzioni piuttosto che esatte riproduzioni di eventi o esperienze del passato. Questi ricordi vengono continuamente influenzati da fantasie, convinzioni, umori, desideri ecc. (Ganaway, 1994). Il paziente non ha bisogno di essere creduto (come insistevano i terapeuti del trauma) ma ha bisogno di venire preso sul serio (Hedges, 1994). I ricordi potrebbero essere visti come metafore di sconfinamento fra passato e presente (Spence, 1982). Inoltre, gli scritti riguardanti esperimenti di psicologia cognitiva indicano che la memoria è molto plastica e altamente suscettibile ad essere influenzata e suggestionata (Loftus, 1993). In più, la ricerca di Ceci sui bambini indicò quanto facilmente i bambini piccoli possono venire influenzati a ricordare in modo diverso da settimana a settimana (Ceci, S.J, Ross, D.F., e Toglia, M.P., 1987). Perciò, come potrebbero i ricordi recuperati di eventi accaduti nell’infanzia venire considerati precisi senza porsi alcun dubbio?

 

CONCLUSIONI

 

Non vi sono dubbi che esista l’abuso sessuale sui bambini. In molti casi, coloro che si sono rivolti ai terapeuti dei traumi sono stati vittime di abusi sessuali nell’infanzia. Tuttavia, risulta problematico stabilire la veridicità dei ricordi recuperati di abuso sessuale, particolarmente di quei ricordi che non sorgono spontaneamente entro i confini di una relazione terapeutica, ma che sono stati indotti attraverso  suggestione, ipnosi,  droghe soporifere o pressione dei pari. Come riportato in questo scritto, i ricordi possono facilmente venire ri-plasmati da forze sia esterne che interne. Il ruolo appropriato del terapeuta è quello di spiegare al paziente questo concetto e adottare un approccio “wait-and-see” (aspetta e osserva). Come dice Esman, l’accettazione “empatica” di tutto il materiale ricordato può condurre alla suggestione iatrogenica. Esman asserisce che “Né assoluta credulità né categorica incredulità, ma un atteggiamento scientifico di scetticismo illuminato sembra essere quello appropriato” (Esman, 1994. Letter JAPA, 43: 1, 195-296). L’incertezza è scomoda. Tuttavia, sia il paziente che il terapeuta devono essere in grado di tollerare la complessità e l’incertezza della vita e resistere al bisogno di risolvere ad ogni costo. Non è realistico ed è dannoso per il paziente considerare il suo terapeuta come un essere umano onnisciente.

 

Certamente, tutto questo deve venire esplorato nel contesto della relazione terapeutica, facendo particolare attenzione alle possibili reazioni di transfert e contro-transfert. Gli interrogativi da esplorare potrebbero includere: Perché questo ricordo affiora in questo momento della terapia? Questo ricordo è stato influenzato da un evento recente che ha avuto luogo all’interno o all’esterno della seduta di terapia? Come si sente il paziente nei confronti del terapeuta e come si sente il terapeuta nei confronti del paziente? Che significato ha questo ricordo per il paziente? Il paziente, come si aspetta che il terapeuta accolga questo materiale e che tipo di reazione ha quando il terapeuta adotta un tipo di approccio wait-and-see (aspetta e osserva)? Certamente, i terapeuti sanno  che i pazienti che sospettano di aver subito un abuso hanno bisogno di sapere che li si crede. E’ importante per i terapeuti essere sensibili a tutto il materiale presentato nelle sessioni della terapia, specialmente quando vengono condivisi eventi traumatici. Tuttavia, di fronte a ricordi recuperati che erano precedentemente stati repressi, la risposta empatica del terapeuta è forse credere automaticamente? E’ più importante credere ciecamente a tutto quello che i pazienti presentano o essere la voce della realtà? E’ stato sottolineato da Galatzer-Levy che se i genitori non forniscono una risposta empatica in occasione di eventi spiacevoli, frequentemente questo ha, sul bambino,  un impatto molto più profondo dell’evento stesso.  Per questo motivo, il desiderio del terapeuta di non ripetere questo tipo di risposta può portarlo a dare una valutazione prematura dell’esperienza che il paziente ha dell’evento. Come nota Galatzer-Levy, “Paradossalmente, proprio questo processo può ripetere sottilmente il fallimento della mancata comprensione genitoriale. Invita a presupporre la presenza di una comprensione che il terapeuta potrebbe non avere (Galatzer-Levy, 3. 998). La risposta più “empatica” è essere un ascoltatore interessato, prudente e attento ed informare  il paziente circa la difficoltà di conoscere la effettiva verità storica dei ricordi recuperati. Tuttavia, come ha notato Galatzer-Levy, si dovrebbe porre l’enfasi sul significato dei ricordi recuperati nella loro relazione col passato, nella loro relazione col transfert, nella loro relazione con altre esperienze legate ad importanti figure ed eventi del passato, e nella loro relazione con l’immaginario del paziente. Un caso può illustrare alcuni di questi punti.

 

Una donna di 62 anni prese appuntamento con l’autrice due anni dopo la morte del marito perché continuava a sentirsi depressa. Durante le prime sedute decantò tranquillamente la vita felice che aveva trascorso col marito. Lo descriveva come un uomo molto “perbene” e diceva che era questa sua qualità che la aveva attratta. Lei aveva creduto che sarebbe stata “al sicuro” con quest’uomo di successo. Dopo diverse sedute, ammise con estrema vergogna e trepidazione che lei rubava nei negozi. Sembrava ritornare in vita mentre descriveva l’episodio accaduto più di recente che pareva  avere una qualità avventurosa. Io notai, da come descriveva questi episodi di furto, che li viveva come eventi eccitanti. Tuttavia, sembravano anche riempirla di vergogna e trepidazione. Le chiesi se aveva bisogno che fossi io a considerarla come una criminale e a punirla per aver intrapreso un’azione così eccitante. La paziente ammise che stava esternando il suo senso di colpa. Anche se amava suo marito, la vita con lui era stata un po’ restrittiva. Adesso che lui era morto, lei aveva paura di stare ritornando alla modalità impulsiva della sua infanzia. Aveva paura che avrebbe cessato di essere una perfetta matrona dell’alta borghesia suburbana e che si sarebbe trasformata in  prostituta. Quando esplorai che cosa significasse per lei essere una prostituta, mi disse che lei considerava suo marito molto diverso dalla volgare e rumorosa famiglia da cui lei proveniva. Lei non approvava proprio i suoi genitori, in particolare suo padre, che aveva un brutto carattere e non era stato in grado di mantenere la famiglia. Fu la madre a salvare la famiglia dalla povertà conducendo con successo il negozio che possedevano. Questa paziente descriveva i suoi primi anni di vita come anni molto caotici e non aveva mai dimenticato di aver dormito coi genitori fino all’età di dieci anni. Da quel momento in avanti, aveva diviso il letto con un ragazzo che lavorava nel negozio dei genitori. Cominciò quindi a chiedersi se non avesse dimenticato di aver avuto esperienze sessuali mentre era a letto con quegli adulti. Si chiese se fosse stata trattata come una “prostituta”. Cominciò a portare nelle sedute di terapia materiale onirico che includeva la ri-creazione di esperienze sessuali.

 

Come faccio con tutti i pazienti, le parlai della difficoltà di distinguere i ricordi recuperati dalle fantasie. Spiegai come i bambini abbiano sentimenti e fantasie sessuali ed aggressive che continuano in età adulta. Le feci sapere che ritenevo che fosse stata stimolata sessualmente durante l’infanzia, ma che era difficile riuscire a conoscere il livello di abuso che aveva subito. (Ero anche consapevole che vi era una gratificazione della libido che derivava da questi ricordi richiamati alla memoria, particolarmente adesso che suo marito era morto.)  Lei accettò questo concetto e continuò a portare nelle sedute materiale onirico e ricordi recuperati relativi all’abuso sessuale subito nell’infanzia. Anche se non appurai che questi ricordi recuperati fossero verità storiche, continuai ad avere un atteggiamento empatico e a mostrarmi interessata a ciò che aveva da dire. Inoltre, cominciammo a capire come questi ricordi recuperati o fantasie avevano formato il suo carattere. Esplorando la relazione di transfert guadagnò una migliore conoscenza di se stessa e comprendere il significato dei ricordi recuperati fece sì che questi ricordi continuassero ad emergere, anche se venivano trattati come ricordi schermo.

 

Quando si sentì meno giudicata da me (scoprimmo che aveva sia una reazione di transfert di tipo materno che una proiezione del suo stesso atteggiamento moralistico), divenne meno inibita in generale. Cominciò a capire come la vergogna che sentiva per il suo passato e per la sua ricca vita immaginativa l’avesse resa piuttosto limitata in età adulta. Infatti, cominciò a vedere le sue continue depressioni legate alla morte del marito come, in parte, derivanti dal suo bisogno di punire se stessa per la rabbia che provava nei confronti del consorte che aveva avuto bisogno di avere una moglie così conservatrice e perbene. Quando cominciò a provare meno vergogna nei confronti della sua vita interiore, riuscì ad essere più aperta e vivace e questo cambiamento si riflesse anche in ciò che scriveva. Invece di limitare i suoi scritti a pubblicazioni di carattere scientifico, cominciò a scrivere racconti. Smise anche di rubare nei negozi, dato che non avvertiva più la necessità di esternare il suo conflitto interiore in quel modo auto-distruttivo. La questione, per questa paziente, verteva più su come si sentiva nei confronti della sua vita interiore piuttosto che sul fatto che i ricordi che aveva recuperato fossero veri o meno. I suoi sentimenti nei confronti della sua vita interiore immaginativa avevano avuto un fortissimo impatto sul suo carattere, che lei aveva inibito e reso intensamente perbenista in età adulta. Col tempo, la mia accettazione del materiale proveniente dalla sua vita interiore le permise di abbassare le sue difese, formatesi per reazione. Divenne meno inibita e più in grado di accedere alla parte creativa e vivace di se stessa attraverso l’identificazione con il Superio della terapeuta, che era meno punitivo del suo.

 

La crescita ha luogo quando il terapeuta fa il tentativo di essere col paziente, di considerare l’esperienza dal punto di vista del paziente e di aiutare il paziente ad espandere le sue abilità cognitive, particolarmente esaminando le reazioni di transfert e controtransfert. Questo esame include la tolleranza dell’ambiguità e la comprensione che il comportamento è complesso e determinato da molteplici fattori. Questo approccio è più importante del semplice convalidare tutto ciò che il paziente afferma.