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Arrestati due maghi a Roma si scambiavano i clienti

Da La Repubblica on line del 13 Aprile 2002

Entrambi di Catania, operavano nella Capitale e a Firenze, Siena, Viterbo e Frosinone Arrestati due maghi a Roma si scambiavano i clienti Migliaia i clienti in cinque studi parcelle fino a 50 mila euro ROMA - Di fronte alla loro vasta clientela continuavano a usare pseudonimi diversi: mago Asher, mago Steven, mago Di Sempre, medium Zenit. Stefano Brancato e Salvatore Carciopolo, entrambi catanesi, almeno una magia la conoscevano di certo, quella di saper trovare nuovi creduloni da abbindolare negli studi che avevano aperto a Roma, Firenze, Viterbo, Siena e Frosinone. Nella loro veste di medium, però, non avevano previsto che il comando provinciale dei carabinieri di Roma si sarebbe messo sulle loro tracce e che avrebbero finito per dover rispondere di circonvenzione di incapace ed estorsione. Le parcelle dei maghi erano molto elevate. Una seduta poteva costare sui 1.500 euro per annullare i malefici di quelle che loro chiamavano le "fatture di morte o di carne". In realtà erano proprio i maghi a far recapitare ai più creduloni o a quelli che si stavano allontanando, buste contenenti il cuore di un gatto o di un altro animale avvolti da un nastrino rosso e trafitti con spilloni, oppure statuine di cera nera raffiguranti donne con un seno tagliato, anch'esse trafitte di spilloni. C'è chi ha speso fino 50 mila euro e quando i malcapitati non avevano denaro erano costretti a pagare con gioielli e oggetti preziosi. I due, per aumentare i profitti, pur operando separatamente e in sedi distinte si scambiavano la clientela. Nei loro studi, bui e misteriosi, non mancava nulla del solito armamentario, a cominciare dagli altarini. I due catanesi si presentavano coperti da lunghe tuniche e si rimpallavano i clienti quado la loro situazione "esigeva" l'intervento di qualcuno (il compare) ancora più "specializzato". I carabinieri sospettano che facciano parte di una gang dedita alle truffe ramificata in tutta Italia, soprattutto nel Lazio, nella provincia di Roma e nel Frusinate, e in Toscana, nelle province di Firenze e Siena. Pittoreschi i cerimoniali imposti a studenti che si facevano preparare talismani prima degli esami, a mariti e mogli gelosi, a professionisti, a signore di ceto medio-alto che chiedevano amuleti per legarsi sentimentalmente alla persona amata. Ad esempio, i maghi consegnavano ai clienti un limone avvolto da un nastrino rosso e trafitto di spilli dalla testa colorata. Il limone, dicevano, era stato preparato sulle sponde di un fiume e il cliente doveva, ogni martedì e venerdì a mezzanotte, mettersi sul balcone della propria abitazione, guardare la luna ed invocare ad alta voce il nome della persona amata e desiderata. Nel rituale della "purificazione" veniva letto un esorcismo in latino, i maghi facevano i segni della croce sulla fronte del cliente, poi incendiavano polverine bagnate in recipienti di rame nei quali i clienti avevano messo gioielli in oro di loro proprietà. I monili si annerivano, coprendosi di tuttala "negatività" che il cliente aveva nell'anima e il mago, benevolmente, si incaricava di ritirarli. Quel che i maghi non avevano visto nel loro futuro è stato che fra i loro clienti (migliaia, secondo i carabinieri) una si sarebbe stancata di farsi disegnare sulla fronte croci con l'olio, di bruciare ciocche di capelli e cospargersi quotidianamente il corpo con una polverina preparata dai maghi e li avrebbe denunciati al sostituto procuratore Pietro Pollidori. Così per mago Asher e mago Steven sono scattate le manette. da TG5 on line del 2 Aprile 2002 Un mago satanista smascherato nel bergamasco Si faceva chiamare mago Malleus: un nome che rievoca il "martello delle streghe" il manuale dell'inquisizione. Si definiva un diretto discendente di satana e andava in giro per il nord Italia a reclutare adepti per la sua setta. E ne trovava a decine, nonostante le durissime prove alle quali bisognava sottoporsi. Pensate: in tre giorni gli aspiranti sacerdoti del male affrontavano il test dell'umiliazione, quello del dolore e quello del sesso. Il primo giorno dovevano andare in giro per le città nudi. Il secondo venivano presi a botte da altri adepti, e il terzo dovevano assecondare i desideri sessuali del mago: prova indispensabile e definitiva per entrare a far parte della setta. Dentro questa incredibile storia c'è il dramma di una donna di 30 anni, costretta adesso su una sedia a rotelle per le violenze subite durante uno dei riti sacrificali. E' stata lei, un'extracomunitaria sposata con un italiano, a denunciare tutto alla polizia di Treviglio, nel bergamasco, e a smascherare le diavolerie di questo sedicente mago dell'occulto, giovanni cottino, 55 anni, da Biella, ora agli arresti per violenza sessuale, lesioni e truffa. Il mago Malleus pubblicizzava la sua attività con spot sulle tv private del nord. Ma una volta abbordati i clienti, facendo leva sulla loro superstizione, sulla loro fragile condizione psicologica, li abbindolava con le sue stregonerie e addirittura si faceva pagare dai due ai sei milioni di lire per farli entrare nella sua sedicente setta del male. I riti di iniziazione avvenivano negli appartamenti di altri accoliti sparsi in tutto il nord Italia: dall'Emilia Romagna alla Lombardia, al Veneto, al Piemonte. La polizia ha sequestrato al mago video cassette con le registrazioni di alcune fasi di questi riti preceduti dal sacrificio di un coniglio. Dall'Avvenire del 17 Marzo 2002 LA STORIA Un piccolo paese del Chianti, una famiglia come tante: così è finita vittima di un imbroglio IN BALIA DEL MALOCCHIO Marina Corradi Nostro Inviato Ci sono in Italia, secondo il Telefono Antiplagio di Cagliari, 21.550 "maghi". E due italiani su dieci, secondo l'Osservatorio dell'Università di Chieti, ricorrono almeno una volta all'anno a un mago o a un cartomante. Un bel giro di soldi: non meno di cinque milioni di euro, più l'"indotto", candele "benedette", amuleti, fantocci di cera. La magia è diventata, grazie a tv private, centralini telefonici e Internet, un'industria? Chi sono i "maghi", e chi sono i clienti? E come si può arrivare a pagare milioni per liberarsi del "malocchio", questa parola che sembra appartenere a un passato lontano di campagne ignoranti e analfabete? Viaggio nella superstizione che è diventata business, tra fattucchiere e vittime, incantatori e incantati. Per prima parla una donna che tra le grinfie di una maga c'è caduta, fino a vendersi, per pagare, anche la casa. E che ancora oggi, diversi anni dopo, ha un po' paura di quella donna, che non vuole nemmeno nominare. FIRENZE. Un piccolo paese nel Chianti, una famiglia come tante: lui artigiano, lei casalinga, due figli ormai grandi, una casetta comprata coi risparmi di una vita. Luisa è una bella signora bruna, la permanente curata, la parlata toscana verace. Luisa oggi ha 58 anni. Adesso va meglio, adesso l'incubo è passato. E lei accetta di raccontare la sua storia: ma prima si assicura che le si cambi il nome, e non si scriva quello del paese. L'incubo è passato, ma la paura non ancora, non del tutto. Sei anni fa la famiglia G. era in un sacco di guai. Difficoltà di lavoro, debiti, e anche gravi problemi di salute di un figlio. Cattolici, in famiglia, ma per abitudine. A messa a Natale e a Pasqua, perchè s'usa così. E la malattia, e i creditori che premevano. <Non sapevamo più da che parte voltarci> ricorda la signora. Quasi a giustificare anche a sè stessa, come fu che finì tra le mani di una maga. La cosa cominciò per scherzo. La famiglia, in vacanza sulla riviera adriatica nel tentativo di rasserenarsi, passa davanti a un cartomante, per strada. Un'occhiata curiosa, il "mago" è brasiliano e ha l'aria di chi ci sa fare. Si prova. <Quasi per gioco>, dice Luisa. Quello legge le carte, e azzecca un paio di verità banali, ma che ai G. sembrano prova di chiaroveggenza. Tanto che si fan dare l'indirizzo, e lo vanno a trovare a Milano per un altro consulto, quando la situazione in casa peggiora. Il mago, un tipo effeminato, pretende però di vedere il figlio più giovane da solo: la signora Luisa sente odor di bruciato, e lascia perdere. Ma il bisogno di "fortuna" ormai è forte. C'è, in un paese vicino a quello dei G., una bottegaia che, chiusa la merceria, s'è data alle arti occulte. I tarocchi le rendono assai di più che calze e biancheria. <Ne parlavano tanto bene. E lei, Viviana ( il nome è falso, ndr) era già amica di una mia cugina, ogni volta che la s'incontrava per strada era tutta baci e abbracci, insomma, così affettuosa. E i nostri guai aumentavano. Basta: un giorno s'andò a consultarla, tutta la famiglia, tutti assieme>. Tutti, genitori e figli, seduti attorno a un tavolo. Allineati i tarocchi, la maga prese un'espressione spaventata. La situazione era <veramente drammatica>. <Ci disse che i nostri problemi erano solo l'inizio di una serie di sventure. Che la fidanzata di un figlio lo tradiva, che il fratello sarebbe morto perchè gli avevano fatto una fattura. E anche a me e a mio marito, certi parenti c'avevano gettato il malocchio. Uscimmo dalla sua casa atterriti, e convinti che avevamo bisogno del suo aiuto>. Ma non vi è venuto il dubbio di un imbroglio? <No, perchè quella era maledettamente brava a parlare, ad alludere, e a promettere. Ci ha "fatti su", tutti quanti. Convinti, tutti quanti. E spaventati a morte. Per cominciare e, diceva lei, per evitare il peggio, la maga ha cominciato a farci andare ogni giorno a casa sua, per la "benedizione": il crocefisso in mano, e poi strane parole che non capivamo. Ovviamente, a pagamento>. Poi la maga spiega che per venire a capo di quel malocchio plurimo deve parlare con ciascun membro della famiglia, da solo. <E noi s'andò, ad uno ad uno> racconta la signora. <Ma ogni volta che chi era andato da Viviana tornava a casa, succedeva un pandemonio: perchè quella, al figlio diceva male della madre, al padre del figlio, alla fidanzata del futuro sposo. Insomma, seminava veleno, voleva metterci tutti contro tutti, e ci riuscì. Ormai in casa nostra si litigava ogni giorno, fin quasi a venire alle mani. A me poi giurò che certi parenti ci volevano morti, e che bisognava fargli la fattura per mettersi al riparo dalla loro...>. Passano i mesi. In casa G. è ormai tutto un bruciare candele "benedette", ma i guai invece di diminuire aumentano. Ma la maga vuole soldi. sempre, e sempre di più. Tre milioni per un rito, quattro per un altro, in tutto diverse decine. Per conficcare in un pupazzetto di cera raffigurante i presunti "nemici" certi spilloni acuminati. I G. credono e pagano, pagano disperatamente, finchè possono. Cominciano ad avere paura della maga, dopo che, mentre attendono il loro turno in sala d'aspetto, la vedono abbracciare un cliente e sussurrargli: <Ce la si è fatta! Gli è venuto un tumore alla gola!>. La signora Luisa, inorridita, decide a quel punto di cercare di liberarsi di Viviana. Girano in paese certe voci: di un giornalista di un giornale locale che aveva preso di mira la "maga", e s'era trovato strane croci rossicce tracciate sul portone. Il giornalista era poi improvvisamente morto d'infarto. A una coincidenza, ci credevano in pochi. Si raccontava, si sussurrava, E in paese nessuno aveva più voglia di dar fastidio alla "maga". Che nel frattempo aveva deciso d'essere anche "pranoterapeuta", guaritrice con le mani. Un'etichetta che piace. Si va dalla "pranoterapeuta" per la sciatica, o il mal di testa. Poi si scopre di avere il malocchio, e il giro comincia. Ma il dilemma sul come liberarsi dalla fattucchiera si rivelò di semplicissima soluzione. Bastò dire, e provare, che in tasca non s'aveva più nemmeno una lira. <Come glielo spiegammo, e lei sapeva che era vero perchè già avevamo venduto la casa, ci fece un bel sorriso: <Non preoccupatevi> disse <vedo dalle mie carte che la negatività su di voi finalmente, grazie a me, si è esaurita. Siete guariti>. Fine del consulto, arrivederci a mai più. Un mago non perde tempo con dei morti di fame. Senza una lira, più indebitata di prima, dilaniata dai confltti familiari, e ormai con un esaurimento nervoso serio, la signora Luisa un giorno, sola in casa, la testa fra le mani, alza agli occhi al crocefisso da sempre appeso in cucina e decide: aiutami tu, mi metto nelle tue mani. Va da un prete, a cercare consiglio. Quello ascolta, e suggerisce di andare tutti, tutta la famiglia, da uno psichiatra. Lui, dice, non può fare niente. Luisa non è convinta. Cambia chiesa, va a messa e si confessa. Il confessore le dice che rivolgersi a un mago è un peccato. <Io non lo sapevo. è vero che in chiesa c'andavo poco, però nessuno me lo aveva mai detto>. Il prete non solo assolve, ma resta ad ascoltare. Ascolta la donna e la sua famiglia. Spiega la truffa, conforta, ricuce la famiglia dilaniata dai veleni. Lentamente i G. tornano in carreggiata, e tornano anche a andare a messa, e non solo a Natale, e non solo perchè si usa. L'incubo è passato. Da l'Avvenire del Mercoledi 27 Febbraio 2002 TROPPI RITARDI FERMARE I <MAGHI>: LO DOBBIAMO AI DEBOLI Giuseppe Anzani Un'altra maga arrestata, a Paola, con l'accusa di truffa aggravata e sequestro di persona; la vittima è una ragazzina che si era affidata a lei per problemi di cuore. A Como fioccano le denunce contro la "maga dai cento nomi". In Svizzera, la magistratura sequestra i conti miliardari riconducibili a Vanna Marchi. A Palermo, la giustizia chiede conto a "maestro Luigi" di truffa, riciclaggio e frode fiscale. Forse qualcosa si muove dopo i molti anni che il Telefono Antiplagio va segnalando gli episodi vergognosi della credulità superstiziosa sfruttata cinicamente dagli imprenditori dell'occulto. È un fenomeno dalle dimensioni impressionanti. Secondo il Rapporto 2002 dell'Eurispes i maghi in Italia sono 21.550. Il loro giro d'affari è di circa 10mila miliardi all'anno, con incassi in nero per il 97 per cento. Si fanno pubblicità sui giornali e in tv (4.200) e su Internet (3.050). Coinvolgono qualcosa come 9-10 milioni di clienti. Eppure, con tutto ciò, il loro mondo resta "occulto" - è il caso di dire - all'opinione pubblica, come fosse impenetrabile, perché non se ne parla. O non si riesce a parlarne con la documentazione adeguata, viste le difficoltà delle inchieste giornalistiche che si sfiancano contro reticenze vagamente minatorie; o non si riesce a parlarne con l'indignazione necessaria per le sconcezze e i delitti che avvengono, visto che solo il 4 per cento delle vittime denuncia gli abusi: per vergogna forse, ma anche per paura. Su questo fenomeno, che è indegno di un Paese civile, per troppo tempo si è steso un velo di tolleranza, o forse di indifferenza. Quasi a dire che chi è pollo e si fa spennare, peggio per lui, in fondo nessuno è obbligato ad andare dai maghi. Ma la legge non la pensa così. La legge vieta di "speculare sull'altrui credulità" ed esemplifica citando "gli indovini, gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di sortilegio, incantesimi" eccetera; un decreto legislativo del 1994 prevede la pena da uno a sei milioni; la Cassazione inquadra l'attività di mago nella figura giuridica sanzionata come "mestiere di ciarlatano". Eppure il fenomeno continua a crescere, a prosperare, a far vittime. Oggi, ci pare, la misura è colma, e i recenti arresti possono essere l'occasione di una riflessione più generale, più profonda, sugli aspetti di un costume che ha invischiato l'Italia come una gigantesca trappola collettiva. Non è soltanto l'aspetto dell'abuso della credulità popolare, che offende l'intelligenza e il raziocinio e ci fa massa di stupidi sfruttati da un nugolo di furbi; non è la rabbia per le tasse evase, per i forzieri riempiti con la truffa: c'è qualcosa di più. Nelle inchieste giudiziarie (attualmente ne sono in corso 1.400) si trovano accuse più impressionanti: circonvenzione di incapace; trattamenti idonei a sopprimere la coscienza o la volontà, stato di incapacità procurato mediante violenza o minaccia, abusi sessuali; un panorama delittuoso in cui emerge il volto delle "vittime" con i segni di una sofferenza, di un dolore, di una fragilità e di una sventura dalla quale il "mago" ha cavato il sangue della speranza, impinguandosi e lasciandovi la disperazione. La casistica delle consultazioni magiche si allaccia infatti a vicende personali e familiari spesso piene di angoscia, di incertezza e di paura del futuro. L'amore, la salute, il lavoro sono i quesiti dominanti. Nei momenti della crisi e della disoccupazione, i colloqui con i maghi inseguono profezie di collocamento, svuotando nel frattempo il salvadanaio del bisognoso. Se la salute è minata, e il mago dice che la malattia fisica o il disagio psichico è frutto di malocchio, ci vuole un contromalocchio (fino a 8 milioni) invece del medico. Se l'adolescente innamorato si strugge perché la ragazza non gli ricambia l'amore, o se la donna tradita si dispera perché l'altra le ha rubato il marito, può essere necessario un filtro d'amore (con i più incredibili e innominabili ingredienti), o un incantesimo, o un armamentario di amuleti. A volte, il primo colloquio è il gradino di una vera escalation; può emergere, di tappa in tappa, la suggestione che c'è una "fattura gigante", che va spazzata via con una contro-fattura. Intere famiglie possono essere coinvolte nella trappola, e scientificamente spennate; il record è quello di una famiglia di Torino, costretta a sborsare in tutto la cifra di un miliardo. Quanto coinvolge la vita e l'intimità della persona il problema degli affetti, della salute, del lavoro, è intuitivo. È questo profilo di dolore e di angoscia, di sofferenza dell'anima affidata alle mani del mago, ed esposta al suo sfruttamento, ciò che indigna nel profondo del cuore. Esso mette insieme cinismo e crudeltà. Perchè la "magia" è il varco azzardoso al quale si incanala l'infragilita speranza che tenta l'irrazionale come fuga dalla sventura; e dunque vi concentra il desiderio, la paura e il dolore confidato; e oltre il varco incontra l'inganno e lo spennamento, ma anche la seduzione, la catena, e a volte il ricatto che evoca una diversa minacciosa sventura. Viene in mente il suicidio di Marcello B., commercialista di Spoleto, distrutto dai maghi. La società ha il dovere di proteggere i deboli dalle insidie degli impostori. Forse la tendenza a sottovalutare il costume del "farsi leggere i tarocchi", come innocuo sport di massa che finisce lì con qualche bigliettone e basta (tariffa 300-550mila), è già segno di una subcultura che genera un fondo paludoso; il profitto, e il delitto, penseranno poi a creare i loro gorghi, dove i fragili saranno risucchiati e distrutti. È desolante apprendere, dagli stessi maghi, che fra i loro clienti ci sono imprenditori e professionisti e uomini di spettacolo e uomini politici; un bell'esempio di illuminata razionalità. Anche chi porta una goccia d'acqua al mulino degli impostori contribuisce a far profonda la pozza dove annegano gli infelici. Dall'Avvenire del 27 Febbraio 2002 COSENZA Alla fine la vittima ha trovato la forza, insieme ai genitori oberati dai debiti, di denunciare tutto Ottanta milioni alla maga per sposarsi Ragazza torturata per <esorcismo>. In manette la chiromante e i complici Paola Suraci PAOLA (COSENZA). Capita a volte, in questa terra del Sud, che il matrimonio rappresenti non il coronamento essenziale dell'amore, ma un dovere, uno schema da cui è difficile uscire, la sicurezza, il futuro. O meglio <la giusta carriera> per una donna. Ma se quel matrimonio tanto atteso non arriva ecco che può succedere che i genitori sono disposti a tutto pur di far <maritare la figlia>, anche a chiedere l'aiuto di una maga. Legata ad una sedia, picchiata, ingiuriata, punta con spilli dalla <maga di Cleto>, una ragazza ha sopportato un lungo calvario pur di riuscire a sposarsi e la sua famiglia, poverissima e con cinque figli, ha pagato ottanta milioni di lire a Franca Policicchio, in arte chiromante. Alla fine la giovane donna stanca ed umiliata ha trovato la forza ed il coraggio, insieme ai genitori oberati dai debiti, di andare dai carabinieri di Amantea e denunciare tutto. Così all'alba di martedì sono scattate le manette per Franca Policicchio, di 41 anni, per truffa aggravata e continuata, oltre al sequestro di persona. Ma la maga di Cleto non ha agito da sola. Con lei sono stati, infatti, arrestati Rosario Cuclietta, 27 anni, impiegato in una ditta di pulizie di Paola, e Gerardo Marrazzo, 34 anni, di Salerno. Cuglietta e Marrazzo sono accusati della sola truffa aggravata in concorso. Franca Policicchio adesso si trova in carcere con i suoi complici: il mago esperto e l'assistente. La maga di Cleto aveva sentenziato, al termine del primo incontro, che la ragazza era posseduta dal diavolo e che andava <liberata>. Se non si fosse proceduto con gli esorcismi, le disgrazie sarebbero state inevitabili, come quella ad esempio della perdita del bambino di cui era in attesa una delle sorelle della vittima. Così sarebbero cominciate le richieste di denaro e le torture: costretta a fissare per ore la luce di una candela con la quale poi veniva bruciata. La ragazza è stata, inoltre, costretta a recarsi a Salerno, dal <mago esperto>, Marrazzo e lì sarebbe rimasta segregata in albergo. La famiglia della ragazza non ce l'ha fatta più: all'ennesima richiesta di soldi e con la figlia sotto choc ha deciso di dire basta, dopo però aver pagato, in un primo momento, 50 milioni e poi ha dovuto accedere a finanziamenti con finte buste paga per un totale di altri 30 milioni. La <maga di Cleto> ha, dunque, colpito ancora. Secondo quanto si è appreso, infatti, la Policicchio sarebbe imputata per reati analoghi anche davanti al tribunale di Brescia e sarebbe sottoposta ad obbligo di firma. Guai anche per il il mago di Tobruk, al secolo il monzese Giuseppe Sambataro, 38 anni e il fratello Santo, di 35. Per togliere una fattura si sarebbero fatti consegnare 63 milioni di lire, gioielli per un valore di 12 milioni, oltre ad alcuni elettrodomestici e all'impianto stereofonico, dicendo che gli oggetti erano contaminati dal malocchio. E li avrebbero anche indotti a cambiare casa perché essa era infestata dai fantasmi. Adesso sono imputati di truffa in un processo che si è aperto al Tribunale di Monza. ANSA 7 settembre 2004 PRENDEVA SOLDI PER GUARIRE, DENUNCIATO 'MAGO DI LUCERA' LUCERA (FOGGIA) - Un uomo di 44 anni, Michele De Leo, che si fa chiamare il 'mago di Lucera', è stato denunciato dagli agenti del Commissariato di Polizia di Lucera, con l' accusa di truffa aggravata, esercizio arbitrario della professione di medico, minacce e maltrattamenti di animali. Le indagini, durate alcuni mesi e condotte dal Commissariato di Lucera in collaborazione con quello di Sciacca (Catania), hanno accertato una serie di truffe a persone che si rivolgevano all' uomo per risolvere gravi problemi familiari o di salute. "Le nostre indagini - ha detto il dirigente del Commissariato del comune dauno, Luciano Zendoli - sono partite dopo aver saputo da fonti confidenziali che c' era un presunto mago che pretendeva migliaia di euro per 'guarire' persone che presentavano vari problemi". Il presunto mago avrebbe operato non solo a Lucera ma anche a Sciacca, dove alcune persone si sarebbero recate provenienti da altre regioni d' Italia e alcune dall' Inghilterra. Le prime perquisizioni fatte a Sciacca - ha proseguito Zendoli - hanno consentito di sequestrare 14.000 euro, dei quali il 'mago' non ha saputo giustificare la provenienza. Nell' abitazione dell' uomo, a Lucera, gli agenti hanno sequestrato tra l' altro reperti archeologici e varie buste contenenti pezzetti di stoffa che recavano nomi scritti sopra. Il presunto mago diceva, infatti, ai suoi clienti di scrivere i nomi delle persone afflitte dai problemi su pezzi di stoffa che avrebbero poi dovuto portare indosso per cinque giorni di seguito, ripetendo il tutto per 15 volte. Il 'mago' ha anche precedenti penali per possesso di armi e truffa. Una decina di anni fa nel corso di una perquisizione all' interno del suo studio gli agenti trovarono e sequestrarono una pistola illegalmente detenuta e i resti di una gamba che presumibilmente l' uomo si sarebbe procurato in un cimitero. Fra i vari episodi di cui De Leo viene accusato, vi è quello di un uomo che per ben cinque volte si sarebbe rivolto al presunto mago versando alcune migliaia di euro nella speranza che la moglie ritornasse da lui. Nelle sue pratiche il 'mago', per i casi definiti più difficili, utilizzava anche il sacrificio di animali che sgozzava per 'placare l' ira del malignò. La maggior parte delle persone che si rivolgevano all' uomo appartenevano - secondo gli investigatori - a una classe sociale medio-bassa. Il presunto mago, invece, viveva in maniera agiata, viaggiava esclusivamente in taxi e disponeva sempre di migliaia di euro

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