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I conti dopo la sentenza della Cassazione sul “Santone della Cava”

Mr Sfinge spera nello sconto

In discussione solo 7 dei 15 anni di condanna

FORLI’ – Una magia? Forse è meglio parlare di un ottimo gioco di prestigio. Che potrebbe valere al mago della Sfinge – nella migliore delle ipotesi – una considerevole riduzione della pena. Ma la decisione della Cassazione sul suo procedimento non rimette in gioco la totalità delle condanne a carico di Girolamo Mazzoccoli, il sedicente veggente condannato in primo grado e in appello a quindici anni di reclusione per i reati di violenza sessuale, truffa e detenzione di materiale pedopornografico. Ora, calcolatrice alla mano, questi 15 anni potrebbero trasformarsi in 8: non in zero.

Bruttissima la vicenda che negli anni Novanta ha visto protagonista questo pugliese trasferitosi a Forlì, in un appartamento della Cava. L’uomo, che con atteggiamenti e riti da santone aveva attirato a sé un gruppo di clienti tutte di sesso femminile, era stato arrestato e processato per avere condizionato due di loro allo scopo di farsi concedere favori sessuali. Una di loro all’epoca dei fatti era minorenne, l’altra – Claudia Vincenzi, rappresentata lungo tutti i gradi di giudizio dell’avvocato Filippo Poggi – era maggiorenne e ha più volte dichiarato in tv e in un libro di avere contratto l’Aids in seguito ai rapporti sessuali proprio con “mago”. Mazzoccoli -  e il suo difensore Menotto Zauli, 83 anni, forlivese, un curriculum che lo proclama decano dei penalisti in Romagna, avevano presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Bologna (gennaio 2010) che in sostanza confermava quella di primo gado pronunciata dal tribunale di Forlì (maggio 2008). Gli Ermellini hanno accolto solo in parte il ricorso. A conti fatti, la Cassazione ha annullato le condanne minori, per truffa (8 mesi) e detenzione di materiale pedopornografico (4 mesi), in quanto i reati erano caduti ormai in prescrizione. L’obbligo di risarcimento delle vittime di truffa è stato comunque confermato dai giudici romani. L’aspetto più importante è però che la Cassazione ha rimesso in discussione la condanna a nove anni per la violenza sulla minorenne, o meglio una sua parte. La difesa del “mago” infatti aveva richiesto l’attenuante della minore gravità, che i giudici di primo grado e di appello avevano rifiutato di concedere. Secondo la Cassazione, però, le motivazioni non erano sufficientemente chiare, per cui la questione è stata rimandata indietro, ad altra sezione della Corte d’Appello di Bologna. Nell’udienza si ridiscuterà quindi della concessione o meno di questa attenuante: se questa venisse concessa, la pena per la violenza sulla minore (rimane ferma, infatti, la condanna) potrebbe ridursi fino ad un terzo, quindi a tre anni. Respinto, invece, il resto del ricorso, compresa quindi la condanna a cinque anni per la violenza su Claudia Vincenzi che rimane quindi intatta. A conti fatti, dunque, dai quindici anni vanno sottratti i dodici mesi dei reati prescritti, dopodiché, dei rimanenti 14 anni, si deve ora giocare una partita che mette in gioco una riduzione massima di 6 anni. Un grande colpo d’ingegneria giudiziaria che potrebbe ridurre il fardello dell’imputato, non azzerarlo.

La vittima - Confermata la condanna per la violenza a Claudia

FORLI’- “Il rischio di affermazioni non esatte sull’esito della sentenza della corte di Cassazione è quello di inviare implicitamente un messaggio di sfiducia nella Giustizia, screditare l’impegno e la professionalità di coloro che tutti i giorni si impegnano per garantirla e disincentivare le persone a denunciare le violenze subìte”. È questa la reazione di Claudia Vincenzi, una delle vittime del cosiddetto mago della Sfinge, alle voci che volevano completamente annullata e ridiscussa la condanna a 15 anni di reclusione. E anche dopo avere avuto la rassicurazione che rimane intatta la condanna per l’episodio che la riguarda, la forlivese rievoca il passato e ribadisce che “uscire dal silenzio è il primo passo per liberarsi dalla paura e gettare le basi per una nuova vita. L’importanza di una denuncia ha un valore immenso: un valore di rinascita e di affrancamento dal ruolo di vittima e, nondimeno, un valore sociale. Sono sempre più determinata nel perseguire la strada che ho intrapreso dal giorno in cui ho presentato la denuncia alla Squadra Mobile di Forlì e continuo ad esortare le vittime a non lasciarsi intimorire e fare altrettanto”

La Voce di Romagna – Forlì 19 giugno 2011

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