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Vanna Marchi, le testimonianze delle vittime

Poco meno di 64 miliardi di lire (33 milioni di euro) in cinque anni: di magico, nelle televendite di Vanna Marchi, secondo la Finanza c’erano solo i profitti ricavati da oltre 300 mila clienti. Nove truffe su dieci colpivano donne, spesso pensionate, convinte a comprare consigli per il lotto, miracolosi prodotti dimagranti o amuleti contro il malocchio a prezzi variabili da 200 mila lire a decine o centinaia (fino a 600) milioni.

GLI ARRESTI - La popolare imbonitrice televisiva è detenuta da giovedì a San Vittore per associazione per delinquere e per 35 imputazioni di truffa aggravata, degenerata più volte in estorsione. L’inchiesta, aperta in dicembre dalla Procura grazie alle prime denunce divulgate da Striscia la notizia , ha portato in carcere anche sua figlia Stefania Nobile , il convivente Francesco Campana, il contabile Antonio Martino e la segretaria Emilia Beniamino, che teneva la cassa dell’impresa di famiglia, la società Ascié. Alla prigione è sfuggito il «mago» Mario Pacheco Do Nascimento : l’ultima traccia è un biglietto aereo del 27 dicembre per il natio Brasile.

Agli arresti domiciliari sono finiti il nipote, Alessandro Marchi, disoccupato con la Porsche, e Flora Manzo, in arte «maga Dafne». I magistrati riconoscono al tg satirico di Canale 5 di avere «interrotto un’attività criminale» caratterizzata da «perfidia, cattiveria e assoluta amoralità». Uno «sfruttamento organizzato della credulità popolare» che proseguiva dal ’96, nonostante denunce fiscali, un arresto e tre condanne di Vanna per bancarotta. Quando i militari del nucleo provinciale si sono presentati alle tre di notte nella sua villa di Castel Del Rio, vicino a Imola, la Marchi è scoppiata a piangere. Poi, senza protestare, ha commentato: «E’ tutta pubblicità per Striscia la notizia».

IL SISTEMA -
L’ordine d’arresto elenca 35 testimonianze di persone di mezza Italia (da Milano a Treviso, da Lucca a Teramo) che raccontano lo stesso copione. Il cliente, agganciato dalle trasmissioni di Vanna su reti locali, chiama la ditta Asciè (fino al ’99 Anidene), per chiedere cosmetici «scioglipancia», amuleti, numeri per il lotto o riti magici al «maestro di vita» Do Nascimento. Dagli uffici milanesi risponde una delle 40-45 telefoniste che, sotto minaccia di licenziamento o in cambio di premi, chiedono da 200 a 300 mila lire per le «spese postali». I portafortuna gestiti da 5 magazzinieri (sale da cucina, candele, tronchetti d’edera) naturalmente non bastano a guarire tumori, salvare figli tossicodipendenti o mariti malati né a vincere al lotto. Quando la cliente reclama, si sente rispondere che allora c’è un problema di «malocchio», che solo il mago può cacciare, a tariffe che salgono da 2 a 10 milioni. Soldi, a questo punto, ritirati in contanti da una ventina di corrieri. Secondo una ventina di testimoni d’accusa, al rifiuto di pagare seguono insulti di una Vanna «inviperita» e minacce delle «telefoniste esperte»: la morte del figlio, la rovina familiare, una malattia incurabile. E qui il prezzo della magia sale, fino a tre casi limite di 318, 450 e 600 milioni. Una signora veneta ha ammesso di essersi prostituita per pagare i debiti.

SAN MARINO - La Finanza ha calcolato i profitti (in mancanza di due anni di bilanci) decodificando il programma «Baby 36» del computer, truccato dal convivente Campana per nascondere i contanti divisi ogni sera tra Vanna, figlia e mago. Moltiplicando i 305.964 clienti registrati per la tariffa minima degli «ordini postali» (200 mila lire) si arriva a un incasso quinquennale di 61.192 milioni, da sommare ai 2.750 recapitati alla segretaria dai due corrieri che hanno già confessato. Un ex socio denunciò che il convivente di Vanna, oltre a intestarsi case e terreni, avrebbe spostato miliardi a San Marino. Su quei conti, la Finanza attende risposte da due anni.

FUGA E NUOVI REATI -
Per motivare l’arresto, il pm Luca Villa trascrive un’intercettazione di Alessandro Marchi: «Tra due settimane andiamo a Madrid - rivela il nipote di Vanna il 16 gennaio -, han già trovato l’ufficio... e poi stiam là». Dietro le note di colore (Striscia che apre l’inchiesta, i finanzieri che la battezzano «operazione Tapiro salato» , il giudice Panasiti che scrive con i caratteri dei fumetti) si intravedono questioni poco comiche: le prime denunce del ’97 provocarono solo un processo minore, quasi azzerato dalla riforma fiscale; e la commissione tributaria, dove lavorava il contabile di Vanna, annullò anche la multa per l’evasione. Varie associazioni di consumatori ora rivendicano precedenti denunce «in 20 Procure». Ma i magistrati ammettono che, contro i truffatori, una trasmissione tv può fare «ben più dell’intervento giudiziario», che deve «ovviamente» rispettare tempi, forme e garanzie di legge.

Paolo Biondani


Quello che hanno raccontato le vittime
L’ordine d’arresto elenca 35 testimonianze di persone di mezza Italia (da Milano a Treviso, da Lucca a Teramo) che raccontano lo stesso copione e svelano meccanismi e minacce. Eccone alcune

G.
«Le parole delle operatrici sono state: "Signora le deve succedere una cosa brutta". Ripetevano che nella mia vita c'era una forte negatività e che avevo vicino una donna molto negativa. Mi spaventarono moltissimo così anche se cinque milioni erano tanti accettai per paura. Ancora adesso quella previsione influenza la mia vita: temo di uscire di casa».

R. «Ho spiegato al telefono che mio figlio aveva un tumore. Mi dissero che per un milione avrebbero fatto un consulto. Ho accettato. Più avanti mi dissero che la situazione era così grave che ci sarebbero voluti altri quatto milioni e se non avessi pagato la situazione si sarebbe aggravata. Ho rifiutato e loro mi hanno detto che sembrava che io non volessi bene a mio figlio».

R. «Mi dicevano: stai attenta che ti succede qualcosa. Stai attenta a uscire in macchina. Stai attenta che le cose torneranno peggio di prima».

L. «Io ho un'azienda agricola. Avevo problemi e chiamai gli operatori. Mi dissero che mio marito era in pericolo. Dissero che potevano accadergli brutte cose. Anche morire. Le negatività avrebbero potuto uccidere tutte le mie bestie e aggiunsero che poteva accadere qualcosa anche ai miei figli».

F. «Il mio interlocutore mi disse ch c'erano malefici terribili, in particolare sui miei figli. Io non accettai. Mi insultarono dandomi della stupida, della cretina e della deficiente».

M. «Il maestro facendomi le carte ha "visto" che mia figlia ha una fattura a morte. Io gli credo, spaventata, e un collaboratore mi dice che mi possono mandare delle cose per togliere questa fattura se pago dieci milioni. Io dico che non posso. Mi dicono che vanno bene 2.100.000».

I. «Io ho acquistato numeri del lotto ed enalotto con i quali non ho mai vinto nulla, articoli esoterici che non hanno dato i risultati promessi. Allora telefono disperata. "In via eccezionale vista la mia tragica situazione - mi rispondono - vanno bene tre milioni anziché sei". Risposi che non li avevo, che avevo debiti per la mia salute. Mi fu detto che mi sarei accorta di quanto mi sarebbe successo».

R. «Fui contattata da un'assistente di Vanna Marchi la quale mi disse che il cosiddetto maestro mi aveva letto le carte e aveva riscontrato un'influenza negativa su di me e sui miei tre figli. Io accettai di sottopormi al rito per evitare catastrofi. Mi inviarono oggetti per i quali ho pagato quasi 15 milioni di lire sempre in contanti. In più di una circostanza mi fu richiesto di non confidare a nessuno i rapporti intrattenuti con il maestro e i suoi assitenti: avrebbe provocato ulteriori e più gravi malefici».

B. «Dopo che mio marito si ammalò, ho contattato un numero di telefono per avere un consulto dal Maestro Do Nascimento. Secondo loro eseguendo questi riti, si sarebbero risolti i miei problemi. Loro mi consegnavano il plico e io consegnavo la somma di denaro, dai 20 ai 30 milioni di lire. L'ultimo l'ho pagato 60 milioni»

R. «Vanna Marchi e il maestro attribuivano diversi significati alle mutazioni del colore dell'acqua o del sale. Spesso un colore piuttosto che un altro significava "negatività" e per sconfiggerla era necessario versare somme di denaro».










28 gennaio 2002

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2002/01_Gennaio/25/vanna.shtml

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