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Wanna Marchi plagiava le sue vittime

Le motivazioni della condanna a dieci anni

Wanna Marchi e Stefania Nobile sono condannate a 10 anni di reclusione per “la particolare gravità della condotta posta in essere che, sotto la parvenza di una regolare attività commerciale, si traduceva in un’attività di natura puramente criminale finalizzata esclusivamente ad estorcere con l’inganno denaro ai clienti”.

Questo scrivono i giudici del tribunale di Milano che il 10 maggio scorso hanno condannato la teleimbonitrice televisiva e sua figlia a 10 anni di reclusione con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e Francesco Campana a 4 anni di carcere. Nelle circa 300 pagine di motivazioni depositate ieri, i giudici del tribunale sottolineano poi come la condotta contestata agli imputati si sia sviluppata per “un lungo arco temporale”. Ad essere sottolineati sono poi “la notevolissima consistenza degli illeciti profitti ricavati, la gravità dei danni materiali e morali ragionati alle persone offese e il notevole numero di danneggiati nonchè la personalità negativa sotto il profilo della capacità a delinquere delle imputate”. La teleimbonitrice e la figlia vengono descritte come coloro che hanno assunto “un ruolo primario e decisamente di vertice nell’ambito del contesto associativo... e di promotrici del sodalizio criminoso”. Sono state loro due, scrivono i giudici, ad “ideare e poi realizzare concretamente la costituzione della società Axè, poi denominata Asciè, provvedendo a reperire i futuri soci ed amministratori”. Sono sempre loro, aggiungono, a mettere in moto “un’attività di adescamento dei potenziali clienti esercitata attraverso i mezzi di pubblicità televisiva”. Sono sempre le due imputate, poi, ad essere “quasi sempre presenti in ufficio, lavorando a stretto contatto con i centralinisti”. “Una volta esaurita la fase propedeutica di procacciamento dei clienti attraverso la pubblicizzazione dei numeri del Lotto fortunati - si legge ancora nella sentenza - dei quali si prometteva la distribuzione gratuita, previo pagamento di una modesta somma a titolo di spesa di spedizione, le imputate procedevano alla successiva fase operativa”.
Questa, secondo i giudici di Milano, consisteva “nel condizionamento psicologico del cliente al fine di indurlo al versamento di cospicue somme di denaro, fornendo in particolare dettagliate istruzioni agli operatori telefonici e partecipando in prima persona ai cosiddetti consulti, suggerendo agli stessi operatori di informarsi sulle condizioni personali e psicologiche delle persone e di far leva sulle loro debolezze psicologiche, che costituivano - scrivono i magistrati - il punto di partenza per richiedere somme di denaro direttamente proporzionali alla gravità dei problemi presentati, facendo credere che il loro problema si potesse risolvere”. E sono sempre le imputate, proseguono i giudici, “ad apostrofare con male parole, ricorrendo anche ad intimidazioni di tipo psicologico con argomenti di magia nera e malocchio quei clienti che rifiutavano le consegne o non volevano pagare”.

http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62985,1,1

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