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Quando il 'mostro' è in casa

Dalla trasmissione radiofonica del 9 maggio 2006 su radio rai 1, La radio ne parla, un programma a cura di Margherita Di Mauro e condotto da Ilaria Sotis.

Il pericolo spesso si nasconde proprio in famiglia, fra le mura domestiche o tra parenti e conoscenti. Questi gli ambienti dove più di frequente, stando alle statistiche, vengono perpetrati gli abusi sessuali sui minori. Un fenomeno in aumento secondo la Polizia di Stato, e che dilaga trasversalmente, senza distinzioni di condizioni sociali o culturali. Alcuni esperti ci spiegano i segnali da riconoscere nel bambino abusato e perché un adulto può trasformarsi in un aguzzino.

 

Al telefono:

Giuseppe
Ascoltatore da Perugia


Sono stato stimolato a scrivervi, perché vivo un caso di pedofilia da vicino: ospito in casa mia una ragazza 18enne, amica di mia figlia, violentata per anni dal padre, la ospito perché doveva essere allontanata dalla famiglia, mentre sono in corso le indagini. E' stata abusata a partire dai 7, 8 anni. La madre, che non sapeva degli abusi, quando ne è venuta a conoscenza ha denunciato il marito. Ritengo che le istituzioni debbano intervenire per far fronte al fenomeno della pedofilia, con soluzioni molto più efficaci di quelle attuali.

D.ssa Francesca Ceroni
Giudice del Tribunale per i minori di Firenze


Io mi occupo di abusi di tutti i tipi perpetrati all'interno della famiglia, soprattutto quelli dei genitori sui propri figli: maltrattamenti psicologici, fisici, sessuali. A noi è dato il compito di limitare la potestà del genitore lì dove l'abuso sia accertato. Il nostro, dunque, è un procedimento civile, non penale che è invece di competenza del tribunale ordinario. Una costante è quella del genitore che abusa che si scopre essere stato abusato lui stesso da bambino. E questo, purtroppo, è l'elemento più grave e doloroso da affrontare, perché ci si torva difronte ad una spirale infinita, dalla quale sembra impossibile uscire. L'abuso, inoltre, non conosce età: ho visto abusi su una bambina di sette mesi, ed un altro abuso, di sodomia, su un piccolo di un mese e mezzo. Fortunatamente questi sono i casi più rari. Più frequenti invece quelli dai 3 - 4 in su. In genere, quando iniziano a questa età, durano per anni, spesso fino all'adolescenza, fino a quando qualcuno non si accorge dell'accaduto. La scuola ha, o dovrebbe avere, un ruolo importantissimo nel riconoscimento dei segnali dell'abuso. Mi viene in mente il caso di un maschietto di 10 anni, abusato per anni da padre, che a in classe non riusciva mai a stare seduto, sembrava iperattivo. L'insegnante, molto attenta, ha invece capito che il bambino non stava seduto per il gran dolore che aveva dietro, dovuto agli abusi del padre. Spesso le madri sanno, sono conniventi. Posso fare l'esempio di una madre che vedeva il marito andare a letto con la figlia di sette anni e che chiudeva la porta di quella stanza, facendo finta di non vedere e di non riconoscere i segnali che la bimba dava il giorno dopo. Devo dire che, chiacchierando con le madri, mi sono accorta che sono donne distrutte, che non di rado sono loro stesse soggette ad abusi da parte dei mariti.
Altro elemento da non sottovalutare, è che i casi denunciati e che emergono solo la punta dell'iceberg, sono i casi che coinvolgo le famiglie a disagio, quelle che più sono a contatto con i servizi sociali. I casi che non emergono, e si stima che siano molti, sono quelli che avvengono nelle famiglie abbienti.
La procedura
il caso arriva davanti al giudice minorile per segnalazione del servizio sociale, della scuola, dei singoli cittadini. Approfondiamo il caso per capire e verificare, sentiamo i genitori ma anche tutte le persone che riteniamo utili, abbiamo, in questa fase, molta libertà di azione. Il bambino o la bambina si ascolta quando ha un'età superiore ai 12 anni. Sotto questa fascia di età occorre verificare, con l'aiuto di insegnanti o specialisti, che il bimbo abbia una minima capacità di discernimento, insomma che non rischi di essere devastato da una testimonianza di questo tipo. Nei colloqui con i genitori, ma anche con i bambini, siamo spesso affiancati da giudici onorari che abbiano anche competenze diverse ad esempio in ambito psicologico. La fase successiva è qu ella relativa al parere espresso sulla vicenda dal pubblico ministero presso il nostro tribunale. Dopo c'è la camera di consiglio composta da due giudici togati e due onorari. Nella maggior parte dei casi il bambino viene allontanato dalla famiglia, dunque anche dal genitore innocente per così dire, che spesso viene allontano a sua volta dal coniuge colpevole.
Riferimenti normativi: art. 330 e seguenti del Codice Civile

 

Dott. ssa Lorita Tinelli
Psicologa, Consulente tecnico del Tribunale per i minori di Bari e presidentessa del Centro studi sugli abusi psicologici


Ci sono diversi sintomi rilevabili nel bambino abusato sessualmente che non necessariamente, però, sono identificabili come immediatamente legati all'abuso sessuale in sé. Sono, per così dire, aspecifici. Segnali questi, di cui è più facile si accorga un insegnante, perché l'abuso spesso accade in famiglia e fra conoscenti, persone di cui il bambino si fida, e che difficilmente sente di poter "tradire". Perché l'abuso viene proposto e vissuto come gioco, come particolarità della relazione amicale o affettiva. Il bambino, dunque, si trova a vivere un'ambivalenza emotiva: sicuramente avverte un disagio nella relazione, ma sente anche che quella relazione affettiva si è consolidata nel tempo. Il pedofilo sa bene come irretire il piccolo: propone una simulazione di gioco, c'è il regalino compensatorio, c'è un contorno rassicurante e di affetto. Per questo il bambino cade nella rete, perché non riesce a comprendere la natura di quello che gli sta accadendo.
I segnali d'allarme
- Il bambino non parla più, oppure parla molto di sessualità o la disegna..
- Depressione. I bambini abusati tendono ad isolarsi, non riescono a comunicare, diventano passivi, iniziano a non fidarsi degli adulti in generale e hanno scarsa relazione con i coetanei. Evidenziano anche atteggiamenti aggressivi nei confronti dei loro compagni e spesso, con loro simulano quello che hanno vissuto con l'abusatore. Non partecipano ai giochi.
- Non vogliono essere toccati
- Possono avere atteggiamenti seduttivi nei confronti di adulti e coetanei. Comportamenti, questi, più frequenti nella pre-adoloscenza e più frequente fra le bambine.
- Calo del rendimento scolastico, insonnia, incubi, problemi dell'alimentazione.
- Rituali ossessivi, relativi alla pulizia personale.

Cosa fare
- Mettersi in ascolto del piccolo, fargli sentire che non è giudicato, né rifiutato.
- La persona che raccoglie i segnali deve denunciare ai servizi sociali. Questi provvedono a valutare il contesto familiare che non dovrebbe essere approcciato con aggressività e accuse.
- Accertato l'abuso il bambino viene allontanato temporaneamente dalla famiglia e affidato ad un'altra. Si lavora sull'una e sull'altra. Occorre far capire al bambino che l'affetto con una persona non deve passare attraverso questi comportamenti sessuali devianti. Poi occorre lavorare sul suo senso di colpa: se non elaborato può comportare, oltre ad atteggiamenti pedofili da adulto, anche a problematiche nella vita sessuale dell'individuo da adulto (impotenza, falsa omosessualità) o nella gestione di una relazione affettivo-amorosa.

E' importantissimo per i servizi sociali capire se l'abuso si è verificato davvero sul bambino, o se questo è stato, ad esempio, strumentalizzato da uno dei genitori per colpire l'altro coniuge, nei casi di conflittualità interna alla famiglia. Anche in questo caso occorre agire con molta attenzione, perché il bambino è comunque vittima di un abuso psicologico.

Le figure più di riferimento in ogni caso sono: psicologi, psicoterapeuti, comunità specifiche, famiglie affidatarie. Sono previsti incontri periodici con la famiglia d'origine. La nuova legge sull'affidamento prevede il rientro all'interno della famiglia d'origine dopo due anni. Se la situazione di quest'ultima è così grave da non essere recuperabile, il bambino dovrebbe essere affidato ad una famiglia diversa ogni due anni. Di fatto questo non accade se viene individuata una famigli all'interno della quale il bambino ha trovato un suo equilibrio.
Alcuni pedofili hanno scritto al nostro centro studi, per chiedere aiuto. Soprattutto individui giovani (25- 28 anni). Noi li abbiamo indirizzati verso psicoterapeuti. Ma questi sono casi rarissimi, di persone lucide, consapevoli, coscienziose. In questi casi la prevenzione può essere efficace, ma non certa al 100%. Dipende dalle personalità del paziente e dalla qualità della terapia.

 

Prof. Cosimo Schinaia
Psicoanalista


Il termine pedofilia è un termine molto ampio per descrivere un fenomeno sociale, che contiene in sé il turismo sessuale, la prostituzione minorile, gli abusi di parenti o estranei, con tutti gli effetti sociologici correlati, come la pubblicità che utilizza molto i bambini, mostrando spesso anche i loro corpi nudi. Accanto al fenomeno sociale c'è un aspetto più strettamente clinico, dove il termine "pedofilia" è un sintomo che può riguardare diverse situazioni cliniche: ci sono i cosiddetti pedofili "occasionali", quelli che per una qualche motivazione momentanea hanno delle attrazioni, degli impulsi, delle fantasie che poi non si realizzano praticamente. Poi abbiamo gli abusi veri e propri su minori all'interno della famiglia, un fenomeno questo che, però, ha caratteristiche molto diverse e più gravi. E poi c'è il quadro strettamente pedofilo che si colloca all'interno di due categorie: quella della perversione, caratterizzata da un desiderio incessante, ossessionante che ha in qualche modo a che vedere con una visione distorta del bambino, il pedofilo cioè è convinto che il bambino goda dell'attenzione dell'adulto e che la ricerchi e che non possa farne a meno. Una situazione questa motivata da una proiezione dall'adulto sul bambino, che molto spesso, quasi sempre, ha a che vedere con gli abusi che lo stesso pedofilo ha subito da piccolo, e per controllarli deve immaginare una reciprocità, una legittimità dell'atto, altrimenti gli risulterebbe inaccettabile. Poi esistono i casi più gravi, vicini alla psicosi, che sfociano in atti omicidi, con torture, che sono poi i casi più difficili da curare perché ci sono scarse possibilità di elaborazione da parte del colpevole. E' necessario intervenire prima possibile sia sull'abusato che sull'abusatore, perché comportamenti di questo tipo tendono alla "recidiva".
Dunque è necessaria la psicoterapia, ma anche interventi integrati. Tuttavia in Italia c'è una scarsa attenzione al recupero dell'individuo colpevole di pedofilia, soprattutto in carcere. Mi preme sottolineare, peraltro, che il problema non è nel "testicolo", ma nella testa della persona, dunque la castrazione chimica non può essere, a mio avviso, una soluzione reale. E' sempre giusto che la società consideri un atto violento un reato, chiunque lo commetta, anche un pazzo. Ed è a mio avviso sbagliato dividere l'individuo colpevole da quello malato. Il pedofilo è colpevole, ma anche malato. Dunque si deve intervenire di conseguenza. Più è giovane la persona più è facile intervenire, soprattutto quando si tratta di pedofilia occasionale. Ci sono possibilità d recupero quando interventi integrati vengano messi in atto prima possibile. Si è, ad esempio, constatato che nei casi di incesto l'abusatore difficilmente è recidivo. Dunque il recupero è possibile.
La pedofilia al femminile è molto meno frequente. E' decisamente un fenomeno al maschile, per diversi ordini di fattori: uno è che l'aggressività femminile si manifesta più attraverso le percosse, fino all'infanticidio, per delle ragioni anche di ordine genetico - ormonale; un'altra ragione è che la donna è per sua natura "pedofila", ma nel senso più nobile del termine, la mamma, per il suo ruolo, è sempre a contatto con il proprio figlio, sente l'esigenza di toccarlo, di avere un rapporto "intimo" con il suo piccolo. Nel turismo sessuale non ci sono donne, al limite lo procacciano le vittime o sono compartecipi nei casi di abuso o omicidio. Queste donne hanno un quadro psichico molto compromesso, che le porta a difendersi spostando l'attenzione dell'aguzzino da se stesse alla vittima più fragile. Questo avviene per diversi fattori, psicologico, culturale. Nei casi di omertà della donna nell'incesto, la donna nasconde più o meno consapevolmente perché proietta sulla figlia la sua possibilità di tener legato a lei il compagno. Ma quando il fatto viene scoperto vive sensi di colpa fortissimi. Dunque, deve esserci un apporto psicoterapeutico forte anche per lei.

 

Approfondimenti:

Comprati come merce
Intervista di Paola Simonetti ad alcune mamme di un quartiere di Roma al centro di un grave caso di pedofilia


Il quartiere Appio - Latino, profonda periferia sud di Roma, è stato al centro di un grave caso di pedofilia: una rete di aguzzini vi approdava per comprare bambini da abusare sessualmente all'interno di un campo nomadi presente in zona. Alcune mamme raccontano di come la loro denuncia del sospetto via vai di estranei ha avviato le indagini.

 

Operazione 'Fiori nel fango'
Sgominata una rete di pedofili che negli anni ha abusato di oltre 200 piccole vittime


Da diversi anni portavano avanti la peggiore infamia che l'uomo possa commettere, ma stamane la polizia di Roma li ha scoperti ed arrestati. Diciotto le persone facenti parte della rete di pedofili sgominata dalla polizia, 12 italiani e sei cittadini romeni. I minori rimasti vittime degli abusi sarebbero più di 200, tutti tra gli otto e i 16 anni. In gran parte identificati dagli uomini della quarta sezione della mobile di Roma, diretta da Dania Manti, e dalla scientifica nel corso di un'inchiesta durata più di un anno. Gravi le imputazioni per le 18 persone arrestate: dalla violenza sessuale su minori allo sfruttamento della prostituzione minorile, all'estorsione aggravata. L'attività degli investigatori ha preso le mosse da una segnalazione arrivata alla fine del 2004 dall'assessorato alle Politiche sociali del Campidoglio, che denunciava la presenza di adulti italiani che si intrattenevano con minori romeni nei pressi dell'accampamento rom di Tor Fiscale. Le indagini, coordinate dal pm Maria Gloria Attanasio della procura della capitale, hanno consentito di ricostruire in tutte le sue articolazioni la rete di collegamento dei diversi indagati tra di loro e con pedofili di altre città italiane. Nell'operazione 'Fiori nel fango' sono stati impegnati oltre cento agenti della squadra mobile di Roma, insieme agli equipaggi del reparto prevenzione crimine. Decine di perquisizioni sono state eseguite a Roma e in altre città italiane. Molti dei dodici italiani e dei sei romeni destinatari delle ordinanze di custodia cautelare avrebbero precedenti specifici: nelle loro abitazioni gli investigatori avrebbero trovato e sequestrato numerosi pc, centinaia di cd-rom e vhs e altro materiale pedopornografico. Le perquisizioni, oltre Roma, riguardano Napoli, Pescara, Milano, Aosta e la Sicilia. I 18 arrestati individuavano, contattavano e riuscivano a irretire i bambini, chiamati in codice 'fiori', in un campo nomadi sulla via Appia, in una scuola calcio dell'Eur, in strade e piazze dove la prostituzione minorile è più diffusa. 'Soprattutto per quel che riguarda i minori rom - spiega Alberto Intini, dirigente della mobile - in diversi casi abbiamo accertato che i genitori non solo erano a conoscenza delle violenze, ma le coprivano'.(Guidasicilia. it - 19/04/06).

 

Pedofilia: abusa di due ragazzi 12enni, arrestato 70enne
Storia di pedofilia alle Case Minime, a Firenze. Un uomo di 70 anni aveva adescato due dodicenni del suo quartiere con la promessa di mostrare loro filmati pornografici.


Quando i due ragazzini erano entrati nella sua abitazione erano stati costretti a compiere atti sessuali, in alcuni casi ripresi anche con una telecamera. L'uomo, Mauro Cecchi, è stato arrestato per violenza sessuale e corruzione di minori, con l'aggravante che l'età delle vittime è inferiore a 14 anni. Gli abusi, ripetuti più volte, risalgono al 2004, poi i due si erano rifiutati di proseguire quegli incontri a luci rosse. Ma le violenze sono emerse solo lo scorso dicembre, quando uno dei due dodicenni, passeggiando per strada con un assistente sociale che gli era stato affiancato in un momento difficile legato alla separazione dei genitori, si è lasciato sfuggire un'offesa rivolta all'anziano, che lo aveva salutato. Una frase che l'educatore ha poi deciso di approfondire, riuscendo a far emergere gli abusi di cui era stato vittima. Il caso è poi passato agli investigatori della sezione minori della squadra mobile fiorentina che sono riusciti a ricostruire l'intera la vicenda. Nel corso di una perquisizione nell'abitazione dell'uomo, che vive con i figli ormai adulti, gli inquirenti hanno trovato alcune videocassette: nella parte finale di una di queste, i due minori erano stati ripresi mentre compivano atti sessuali tra loro. Ma dai colloqui è emerso che l'uomo aveva preteso anche prestazioni sessuali.
(Toscanatv.com - 24/04/2006).

 

Pedofilia, in arresto allenatore di volley
Avrebbe abusato di due bambine


Avrebbe abusato di due allieve fra gli 8 e i 10 anni durante gli allenamenti in palestra. E' questa l'accusa che ha portato all'arresto di un allenatore di pallavolo di 38 anni. L'inchiesta è nata dopo che le due bambine hanno raccontato ai genitori gli abusi avvenuti durante gli allenamenti. L'allenatore avrebbe detto alle bambine che quanto accadeva sarebbe stato un loro segreto e che non avrebbero dovuto svelarlo a nessuno. L'allenatore è indagato anche per pedopornografia dopo una perquisizione della polizia postale nel 2003.
(La Repubblica - 29/04/06).

 

Abusi sessuali sui minori
I dati della Polizia di Stato


Hanno un'età compresa tra 0 e 14 anni, sono di nazionalità italiana e, nella maggior parte dei casi, conoscono la persona che li molesta, spesso appartenente al nucleo familiare o ad esso vicina. Questa la fotografia dei minori vittime di abusi sessuali emersa dai dati della Direzione Centrale della polizia criminale. Le informazioni, provenienti dalle segnalazioni giunte agli uffici o ai Comandi delle Forze di Polizia, fanno parte di un database nel quale vengono inserite tutte le notizie riguardanti la vittima del reato. Questo ha permesso di tracciare un quadro ben definito del fenomeno secondo alcuni criteri specifici: nazionalità delle vittime e dei loro aggressori, fascia di età dei bambini abusati e distribuzione territoriale.
I dati dimostrano un costante aumento del fenomeno e, per quanto riguarda la nazionalità delle vittime, rilevano che nella maggior parte dei casi gli abusi sono stati fatti su bambini italiani: 453 su 598 nel 2002, 677 su un totale di 749 nel 2003, 717 su 845 nel 2004. Appartengono sempre di più al nostro Paese anche le persone che commettono il reato: nel 2002 le segnalazioni nei confronti di italiani sono state 502 su un totale di 587; nel 2003 590 su 666 e nel 2004 gli italiani autori di abusi su minori sono stati 716 su un totale di 813. I restanti episodi hanno coinvolto cittadini stranieri. Nella lettura delle informazioni, un dato che emerge riguarda la fascia di età delle piccole vittime. Nel 2002 la categoria maggiormente coinvolta è risultata quella tra gli 11 e i 14 anni con 233 vittime seguita dalla fascia 0-10 anni con 215 bambini abusati, nel 2003 si assiste ad un inquietante avvicinamento delle fasce: 295 vittime comprese tra gli 11 e 14 anni e 294 quelle comprese tra 0 e 10 anni. Nel 2004 invece si le vittime più piccole sono state 294 contro le 345 di età compresa tra 11 e 14 anni.
Nella distribuzione territoriale del fenomeno negli ultimi 3 anni considerati spicca il Nord che nel 2004 ha fatto registrare 386 casi contro 356 del Sud e isole e i 103 del Centro. Tra le regioni in testa la Lombardia per maggior numero di casi (168 nel 2004), seguita dalla Campania con 111 casi e Sicilia con 96 casi. Molise e la Valle d'Aosta sono le due regioni dove il fenomeno è meno sviluppato e nel 2004 non hanno fatto registrare nessuna denuncia.
(Dal sito della Polizia di Stato).

 

 consigli ai genitori dalla Polizia di Stato

- Dite ai vostri figli di non fornire dati personali (nome, cognome, età, indirizzo, numero di telefono, nome e orari della scuola, nome degli amici), potrebbero essere utilizzati da potenziali pedofili.

- Controllate quello che fanno i vostri figli quando sono collegati e quali sono i loro interessi.
- Collocate il computer in una stanza di accesso comune piuttosto che nella camera dei ragazzi e cercate di usarlo qualche volta insieme ai vostri figli.
- Non permettetegli di usare la vostra carta di credito senza il vostro permesso.
- Controllate periodicamente il contenuto dell'hard disk del computer usato dai vostri figli, verificando la "cronologia" dei siti web visitati.
- Cercate di stare vicino ai vostri figli quando creano profili legati ad un nickname per usare programmi di chat.
- Insegnategli a non accettare mai di incontrarsi personalmente con chi hanno conosciuto in rete, spiegando loro che gli sconosciuti così incontrati possono essere pericolosi tanto quanto quelli in cui ci si imbatte per strada.
- Leggete le e-mail con i vostri figli, controllando ogni allegato al messaggio.
- Dite loro di non rispondere quando ricevono messaggi di posta elettronica di tipo volgare, offensivo o pericoloso e, allo stesso tempo, invitateli a non usare un linguaggio scurrile o inappropriato e a comportarsi correttamente.
- Spiegate ai vostri figli che può essere pericoloso compilare moduli on line e dite loro di farlo solo dopo avervi consultato.
- Stabilite quanto tempo i vostri figli possono passare navigando su Internet e, soprattutto, non considerate il computer un surrogato della baby-sitter.

Esistono particolari software, facilmente reperibili su internet, che impediscono l'accesso a siti non desiderati (violenti o pornografici per esempio). I "filtri" possono essere attivati introducendo parole-chiave o un elenco predefinito di siti da evitare. E' opportuno però verificare periodicamente che funzionino in modo corretto e tenere segreta la parola chiave.

 

Pedofilia, si può curare?

La pedofilia è una malattia: l'OMS la include nell'elenco dei disturbi del comportamento sessuale. E' una patologia psichiatrica che si inserisce tra le parafilie, disturbi che comportano un'attrazione per qualcosa di anomalo, come oggetti inanimati o, in questo caso, bambini.

Più precisamente, in accordo al Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American Psychiatric Association, si intende per pedofilia l'attività sessuale con bambini in età prima della pubertà da parte di individui che abbiano più di 16 anni ed almeno 5 anni in più di età e che avvertano questo desiderio in maniera intensa e ripetitiva per almeno sei mesi.
Per quel che riguarda la possibilità di cura di questa malattia, non ci sono elementi o studi che permettano di identificare le cause del disturbo, né certezze scientifiche. Si tratta di una patologia di natura psichiatrica e non si sono trovate a livello cromosomico, ormonale o genetico alterazioni che identifichino il soggetto pedofilo.

Cure possibili
Sono stati presi in considerazione due percorsi terapeutici: il primo orientato a correggere il profilo ormonale, definito con un'infelice terminologia "castrazione chimica", il secondo orientato a curare il disturbo psichiatrico.

Correzione del profilo ormonale
L'idea è quella di ridurre il testosterone (ormone maschile) o quanto meno i suoi effetti. I farmaci considerati, (soprattutto il ciproterone), sono analoghi dell'ormone. Vengono usati anche nella cura di alcuni tumori; si legano ai recettori (si trovano anche nel cervello) dove dovrebbe andare il testosterone, togliendo così gli effetti di quest'ultimo, come fosse una castrazione. Ma per avere un effetto duraturo l'individuo deve essere costretto a prendere queste sostanze per lungo tempo e ciò può portare a lesioni fisiche irreversibili.

Cura del disturbo psichiatrico
Dal punto di vista psichiatrico la pedofilia si manifesta come ossessione e come disturbo delle affettività. Il pedofilo è un ossessivo perchè ha un'ideazione ossessiva e ripetitiva di trovare un bambino e di usarlo affettivamente e sessualmente, un'ideazione che non riesce a controllare. Ci sono dei farmaci capaci di allentare questa meccanica ideativa ripetitiva, ma non si ritiene che una terapia di questo tipo sia risolutiva. Per curare invece il disturbo dell'affettività, in molti casi causato da un trauma infantile, si ricorre alla psicoterapia. In questo modo il soggetto dovrebbe "vedere" la propria vita infantile e uscirne nella maturità. Si tratta di una terapia lunga e difficilmente realizzabile in carcere. (....) Il dibattito sulla cura farmacologica per correggere il profilo ormonale (la cosìddetta "castrazione chimica") sulle terapie psichiatriche è acceso, ma non sembra possa portare soluzioni a breve termine. Anche il "pool" antipedofilia istituito dal Consiglio dei Ministri il 25 agosto 2000 sull'onda emotiva non potrà che prendere atto di questa situazione e suggerire gli unici mezzi di contenimento del fenomeno oggi disponibili: la prevenzione e la repressione.


Prevenzione
Bisogna aumentare la sensibilizzazione ed il controllo.
Telefono Arcobaleno, l'associazione fondata da Don Fortunato di Nato propone:
- Insegniamo ai bimbi a dire sempre dove vanno e con chi.
- Spieghiamo loro che non devono parlare con gli estranei e non si devono far convincere a seguire persone non conosciute dai genitori.
- Diciamo ai nostri figli che devono dire no a chiunque li tocchi in modo che a loro non piace.
- Se qualcuno prova a toccarli o a portarli via i bambini devono imparare ad opporsi, scappando e gridando.
- I bimbi devono sapere di poter confidare ai genitori se qualcuno ha provato a toccarli in un modo che a loro non piace.
- Incoraggiamo i piccoli a non avere segreti.
- I figli devono sentire di poter contare sempre sui genitori. (...)
(Benessere.com).

http://www.radio.rai.it/

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