Scomparsa di Stefano e Alessandro: ipotesi psicosetta

Due ragazzi, Stefano Barilli di Piacenza e Alessandro Venturelli di Sassuolo, appena ventenni, scomparsi nel nulla in due momenti diversi: il primo l’8 febbraio il secondo il 5 dicembre. Due storie diverse che ormai nelle cronache vengono considerate un caso unico, complice anche una foto, in circolazione nei giorni scorsi, che ritraeva due ragazzi (si è scoperto in seguito che non erano loro) in attesa alla stazione centrale di Milano. E si fa strada l’ipotesi che siano stati adescati da una psicosetta. “Troppi elementi che porterebbero a pensarlo” – afferma la dottoressa Lorita Tinelli, presidente del Cesap e consulente della famiglia Barilli.


Dai dati forniti dalle famiglie si è venuto a sapere che i due ragazzi hanno un’inclinazione verso i personaggi “di successo”, hanno interesse per argomenti di interesse finanziario, hanno acquistato libri che trattano del potenziale umano, alcuni di questi con riferimenti ad alcuni gruppi con idee controverse.


“Da ciò la preoccupazione delle famiglie e il dubbio che siano coinvolti in qualche setta – spiega Tinelli –. E non è una pista da escludere, sapendo che le due sparizioni hanno degli elementi comuni a molte altre storie di ragazzi trascinati in esperienze di questo genere. La famiglia di Stefano mi ha messo a disposizione molto altro materiale, tra cui la lettera d’addio indirizzata alla mamma e l’elenco dei libri letti. Ho parlato a lungo con la madre, con l’avvocato, circa le caratteristiche, la personalità e gli interessi. Si è aperta un’indagine, ci sono tantissime cose da verificare, però la pista del coinvolgimento di alcune società multilivello non è affatto da escludere”.

Fa pensare la partecipazione di Stefano a dei corsi realizzati da alcuni gruppi, condannati dall’antitrust per il sistema Ponzi, in particolar modo uno che ha sede sia a Milano che in Svizzera e Germania. E soprattutto le parole usate nella lettera d’addio. “Il contenuto è esattamente identico ad altri testi di lettere o di riflessioni che i ragazzi fanno quando tagliano i ponti con la famiglia, quando stanno facendo dei percorsi di affiliazioni – continua la dottoressa -. Ci sono delle tappe comuni nell’ingresso nelle sette e da come si sono svolti i fatti è chiaro che Stefano abbia pianificato il suo viaggio. Ci pensava da tempo: sapeva la destinazione, ha portato via con sé solo la biancheria intima, un dizionario di tedesco, ha cancellato tutti i suoi account, si è portato via l’hard disk del pc e la sim card del cellulare, come se volesse nascondere qualcosa”.


La speranza è che dalle indagini possa emergere qualche elemento utile per riuscire a risolvere il caso.

“La lettera non fa intendere che ci sia la volontà di ammazzarsi – racconta Tinelli -. Stefano era un ragazzo molto libero e con molti interessi, viaggiava spesso e non ha mai avuto contrasti con la famiglia, non aveva motivo di scappare”.


Intanto, per una valutazione completa del caso, il Cesap ha chiesto aiuto anche alle altre associazioni federate Fecris in Svizzera e Germania.

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