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I guru, gli adepti e le relazioni all’interno dei gruppi abusanti

Aggiornamento: 8 gen

Una disamina dei profili di guru e adepti all’interno dei gruppi settari e delle relazioni tra loro, il rapporto tra gruppi e mondo esterno e le tutele legali per le vittime. L’incontro online “Vite in ostaggio – la dinamica dei gruppi settari” organizzato da “Libera Parola, centro clinico di medicina e psicoterapia” è stato un importante momento di riflessione in cui si è illustrato come sia possibile entrare in un gruppo e venirne coinvolti a tal punto da accettare qualsiasi abuso.


“Forme di abuso psicologico possono essere esercitate nei vari contesti, in ambito domestico come nei gruppi sociali o religiosi – ha introdotto l’argomento la moderatrice, Ludovica Eugenio, giornalista e responsabile Adista –. Il contrasto e la prevenzione presuppongono la possibilità di riconoscere e di dare un nome alle cause sistemiche e strutturali, ai modelli di comportamento e alle dinamiche relazionali e alle strategie di manipolazione”.

Tecniche subdole che non vengono riconosciute, o sottovalutate, dai familiari, che spesso si trovano ad intervenire troppo tardi per salvare il proprio congiunto. E la storia di Roberta Repetto, raccontata dalla sorella Rita, ne è un esempio lampante.

“Quei personaggi sono stati bravi ad infilarsi nelle sue fragilità” – spiega Rita, che adesso ha lanciato il progetto “La pulce nell'orecchio” per informare sulle dinamiche settarie. Roberta Repetto, affetta da melanoma metastatico, è stata curata all’interno del Centro olistico Anidra con metodi privi di fondamento scientifico e solo dopo la sua morte, il 9 ottobre 2020, i familiari hanno scoperto della sua malattia e delle dinamiche all’interno del centro.

“Mia sorella è stata plagiata. I rimedi ai suoi dolori sono stati tisane e bagni nel fiume ghiacciato – spiega Rita Repetto -. Roberta non era una sprovveduta, ma in un momento particolare della sua vita ha deciso di intraprendere un percorso di crescita spirituale e si è affidata alla comunità. Nella comunità ci facevano vedere solo quello che volevano loro. A lei hanno fatto credere che quel dolore serviva ad espiare colpe, a raggiungere l’illuminazione”.


Le tecniche per adescare nuovi adepti sono codificate, c’è la fase dell’avvicinamento, il love bombing e poi una volta dentro il guru lentamente conduce la vittima alla spersonalizzazione. Proprio sugli elementi costanti che ricorrono in un gruppo settario è intervenuto il dott. Luigi Corvaglia, psicologo-psicoterapeuta, esperto di persuasione indebita, aggiungendo nuovi elementi per comprendere il fenomeno e spostando l’attenzione sulle relazioni che intercorrono tra i guru e gli adepti.

“Tutte le servitù sono sempre volontarie – afferma Corvaglia – e un gruppo abusante prevede la meditata costruzione di un sistema atto a selezionare e ad accogliere la fuga dalla libertà, il desiderio di affidamento ad altri, attraverso un sistema che gioca con la colpa e la vergogna dell’individuo. Questa non è il "lavaggio del cervello" alla quale chi difende le sette ci accusa di credere, ma è manipolazione e persuasione indebita, mirata allo sfruttamento della vittima". Anche la vittima, quindi, ha un ruolo attivo all’interno della dinamica settaria, ma questo non toglie responsabilità ai guru, che anzi, lavorano proprio sulle fragilità degli individui, per portarli lentamente verso un punto di non ritorno, quando uscirne avrebbe costi altissimi.


Sulle differenze tra comunità terapeutiche e di vita è intervenuto Paolo Severi, autore di “231 giorni” e collaboratore con Netflix per la produzione del documentario “SanPa. Luci e tenebre di San Patrignano”. “La comunità di vita è guidata da una persona, un guru, un punto di riferimento molto forte – spiega – e si pone di gestire la vita intera di un individuo, demolire il passato per ricostruire un nuovo uomo. In alcune comunità nate per aiutare nella tossicodipendenza non c’è solo la volontà di aiutare, ma la gestione dell’uomo – continua –. Queste spesso non sono riconosciute dalle Als, non prendono fondi, e sono autopoietiche e autoreferenziali. Il loro obiettivo è la sopravvivenza della stessa comunità. Al contrario, le comunità più serie hanno maggiore apertura con il mondo esterno e propongono dei programmi di recupero con tempi minori”.


Anche qui il senso di colpa delle vittime gioca un ruolo importante e la violenza nei loro confronti viene giustificata proprio come mezzo per l’espiazione.

Le regole interne delle comunità rispecchiano la personalità e la perversione del guru. È questo l’argomento dell’intervento dello psicoanalista Maurizio Montanari: “I guru spesso sono elementi estraniati dal contesto sociale al quale non si sono adattati – spiega – e cercano di creare nuovi mondi a loro immagine e somiglianza. E all’interno del loro mondo cancellano tutti gli elementi identificativi dell’esterno, e quindi scienza, religione o costumi. Le verità ufficiali non possono esistere e se qualcuno mette in dubbio la parola del leader viene subito ostracizzato, estromesso dal gruppo”. Sono gli stessi adepti a difendere il guru.


Ma se in Italia non c’è il reato di plagio, non significa che non ci si può difendere. Emanuela Provera, giornalista e autrice dei libri “Dentro l’Opus Dei” e “Giustizia divina” lo afferma chiaramente: “L’abolizione del reato di plagio non ha portato alla negazione del plagio sul piano fenomenico, ed esistono una serie di situazioni che precedono l’abuso e che possono essere giudicati”. Provera parla del gruppo di lavoro “Prometeo, una giustizia per le vittime” con il quale si occupa di questi argomenti e annuncia la diffusione di un documento “Riflessioni giuridiche ed etiche sulle esperienze di adesione alle famiglie religiose e ai movimenti ecclesiali della Chiesa Cattolica”.



Ecco il link per rivedere l'intero incontro




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